mercoledì, 05 novembre 2008

L'uscita di scena dell'amico George.


Voglio ricordarlo così il presidente George W. Bush ,giovane e bello all'inizio della sua carriera politica. Voglio ricordarlo quando era sulla cresta dell'onda insieme alla  cricca (teo)neo-cons e alla pletora di leccaculi vicini (come Fox News) e lontani (come Ferrara, a  proposito che fine ha fatto? Chiuso in monastero?) . Credo non ci sia stata una sola decisione di una qualche rilevanza presa da quest'uomo e da chi gli stava intorno che io non abbia avversato. Non c'è nessun  altro politico che io ricordi, evitando di scomodare la seconda guerra mondiale, cui io non riesca ad associare almeno una decisione difendibile. 

Quindi no signor Presidente del Consiglio, al contrario di cio' che lei ha detto appena due settimane fa nell'ultimo tentativo di sembrare amico di tutti, perfino di due come Putin e Bush che si fanno ormai la guerra per interposta persona (o staterello caucasico per la precisione), io non penso affatto che George W. Bush verrà ricordato come un grande Presidente. Perfino lei, ahimé, meriterà un giorno di avere miglior memoria, anzi non ho dubbi che l'avrà se in questo strano paese un giorno sì e l'altro pure non si perde ancora l'occasione per tentare pelose riabilitazioni di Mussolini. Certo il Duce aveva un altro stile, ma ché ché ne dica Flores D'Arcais lei non potrebbe fare altrettanti danni neppure se le venisse rinnovato il mandato altre cinque volte. Un po' per le condizioni storiche, un po' perché le mancano le capacità  di incidere al di fuori dei suoi confini e un po' perché, e questo taglia la testa al toro di ogni improprio parallelo tra lei e Mussolini,  il Duce voleva essere soprattutto temuto mentre lei, questo l'ho capito, vuole essere soprattutto amato. Lei non vuole conquistare l'Etiopia, lei vuole il suo volto  sorridente immortalato su una statua in ogni città italiana, vuole essere ricordato come un padre fondatore benevolo e geniale. Non ho dubbi che ci riuscirà, le intitoleranno strade e viali bellissimi dove, mi spiace per lei, non si potrà impedire comunque ai cani di pisciare.

Monumenti per il suo amico George W. pero' non ce ne saranno, di questo ne sono quasi certo, verrà ricordato per quell'ottuso guerrafondaio  suprematista che era. Verrà ricordato come un passo falso della democrazia americana come fu, peraltro immeritatamente, per il povero Nixon.

Gasparri ha appena detto che Al-Quaeda sarà contenta dell'elezione di Barak Obama. Lo capisce Gasparri che Al-Quaeda prima della presidenza Bush era del tutto ignota (per ammissione di Clinton) e oggi è una temutissima e per molti versi comoda  Spectre nota ovunque  come  nemico N.1 dell'Occidente a cui si rifanno piu' o meno indebitamente centinaia di gruppuscoli terroristici in decine di Stati mussulmani nel mondo? Voleva essere una domanda retorica e invece ne è uscita una domanda stupida: no che non lo capisce Gasparri, non lo capisce come non capisce che che Karzai è a malapena il sindaco di Kabul., non lo capisce come non capisce tutto il resto.  Signor Presidente avverta i suoi gerarchi che l'amicizia acritica verso il presidente americano non  è una questione ideologica   e che il prossimo culo da leccare, piaccia o meno l'abbinamento cromatico, sarà nero. Lo ha capito bene Frattini che, fiutando l'aria e interpretando per tempo il Wind of Change, ha passato la scorsa settimana tentando di tracciare improbabili parallelismi tra la sua figura politica Signor Presidente e quella di Barak Obama (si è messo a ridere perfino Casini).

Questo è quindi  un gran giorno innanzitutto per la scomparsa politica del vecchio WASP, tanto che sarebbe stato un bene (molto relativo) addirittura la vittoria di Mc Cain e della sua  aggressiva vicepresidentessa artica. Poi, per carità, Obama ha i suoi meriti e tra questi non c'è quello di essere nero, se non per il mal di fegato quatriennale che la sua elezione provocherà alla minoranza razzista d'America, gente delle cui coliti bisogna sempre rallegrarsi. Tra i suoi presupposti meriti ci sono invece l'impegno ambientalista e verso le energie rinnovabili, la volontà di una politica estera incentrata piu' sulla diplomazia che sui carri armati e il suo background distante, o perlomeno non sovrapponibile, al neoliberismo Friedmaniano. Ce ne sarebbero anche altri (sanità, istruzione, redistribuzione etc...) di cui mi fregherebbe qualcosa se vivessi in California o nell'Oregon, cosa che purtroppo non è. In generale ha vinto qualcuno che a partire dal look, fino alla dialettica e al programma politico ha fatto della discontinuità rispetto alla presidenza Bush un mandato assoluto.

E ha stravinto.


Poi lo so (ma  pare non lo sappia Veltroni, che è un fesso) Obama non è il Messia, avrà le sue Lobby, i suoi gruppi di interesse, le sue continuità storiche da mantenere, i suoi interessi strategico-imperiali e tutto il resto, ma mi pare buona norma concedere tempo a chi è appena arrivato e giudicare i risultati a posteriori, soprattutto se le premesse sono buone. Tanto per dire tra i consiglieri spicca Brietzinsky che è sì un guerrafondaio, ma rispetto a Rumsfield è uomo di tutt'altro spessore: anche la guerra ahimé, bisogna saperla fare. Quindi auguri a Barak Obama, al suo cambiamento se davvero arriverà e alla sua sfida nel raccogliere una nazione che rischia di andare in pezzi, ricordandogli che se alla prima visita diplomatica in Italia troverà un esercito di politicanti di colore che gli scodinzola vicino non avrà sbagliato aereo prendendone uno per l'Etiopia: sara' soltanto lucido da scarpe spalmato sulle  solite facce. Siamo sempre noi i simpatici italiani che nessuno prende sul serio, quelli che mentre lei cerca per ora a parole di cambiare il mondo stanno qui a discutere del coccolone di Andreotti (col cazzo che  il vecchio vi muore in diretta! C'avete sperato lo so...), le esternazioni senili di Cossiga (lunga vita a lei Presidente Emerito! se campa altri dieci ci dirà anche chi ha ammazzato Kennedy!) e del sempre verde Licio Gelli che dopo la militanza fascista, il collaborazionismo coi nazisti  e le logge massoniche eversive si ritrova a novantanni a condurre un programma televisivo. E poi dicono che è l'America il paese dove puo' succedere di tutto...

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giovedì, 19 giugno 2008

Dick Vs Cage:  Free Radio Albemuth e Ubik in pellicola.

L'immaginario dei romanzi di Philip Kindred Dick è quello di riferimento di questo blog. Lo stesso nome "Aramcheck"  compare  nel romanzo  Radio Libera Albemuth (uscito postumo e precursone della "Trilogia di Valis") come associazione sovversiva immaginaria, inventata dal potere (Ferris freemont aka Richard Nixon) per diffondere paura e insicurezza nella popolazione ottenendo mano libera nella repressione e nel controllo. Pare che Hollywood ne abbia appena fatto un film per ora in uscita soltanto negli Stati Uniti del quale, almeno da noi, si è parlato poco o per niente. A dire la verità perfino il sito della pellicola lascia parecchio a desiderare con delle sezioni under construction ancora oggi che il film dovrebbe quasi essere nelle sale, e sì che nel cast c'è gente come Alanis Morrisette che, piaccia o no, ha il suo folto seguito. Se "Radio Libera Albemuth" è un romanzo bipolare  e paranoico che, come quasi tutta l'ultimissima produzione di Dick, puo' anche non piacere (come si intuisce dal contesto grafico da queste parti eccome), Ubik è invece un capolavoro assoluto  sul quale in questa sede non sono ammesse discussioni se non nella forma apologetica della lode sperticata. Ubik è uno sguardo panoramico su un universo che crolla e si disfa  tra le mani dei protagonisti. All'interno della visione gnostica di Dick, Ubik è il romanzo in cui forse più di ogni altro l'autore veste i panni del maldestro demiurgo che osserva il disfacimento della propria stessa creazione.  Anche i diritti di Ubik sono stati recentemente acquistati per farne un film e mentre resta facile immaginare come la macchina Holliwoodiana potrebbe spettacolarizzare i poteri psionici del gruppo di protagonisti neoumani,  incarnare efficacemente il personaggio scazzato e disilluso di Joe Chip (questo nome vi ricorda qualcuno lo so) o quello enigmatico di Runciter, e  ingannare abilmente lo spettatore conducendolo nella dimensione ambigua "morte apparente"/"vita apparente" fino a non permettergli piu' di distinguere tra la realtà vissuta e la realtà sognata, sono invece davvero curioso di capire come lo faranno crollare pezzo per pezzo questo dannato universo. Voglio vedere, cio' che ho letto e quindi solo immaginato. Peccato che si dovrà attendere forse il 2010 per la realizzazione del film e, ahimé, si corrono  sempre mille rischi che  potrebbero far saltar fuori una cagata colossale: basta ad esempio, tanto per  citare l'insidia piu' oscura e letale,  dare la parte di protagonista a Nicolas Cage. Quando le forze del male volgono il loro sguardo rovinoso sulla settima arte e  decidono di distruggere qualcosa che aveva le carte in regola  per aggiungere bellezza al mondo, di solito, ingaggiano Cage.

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mercoledì, 16 gennaio 2008

Il Papa tace: una bella giornata per la libertà di espressione.

Il Papa è probabilmente l'uomo com maggiore visibilità mediatica al mondo, di certo in Italia.  Il Vaticano  possiede case editrici e giornali, ogni giorno TG compiacenti di Stato e non, ci propinano  le sue prediche su qualunque argomento, inoltre fanno riferimento al Vaticano una miriade di Università in tutto il mondo dove il Sommo Pontefice può dire il cazzo che vuole.

Invitando il Papa all'apertura ufficiale dell'anno accademico, il magnifico rettore della Sapienza invita il rappresentante di un sistema di idee che stride, osteggia e in passato ha perseguitato la laicità scientifica dell' università.

Una serie di componenti dell'Università contestano in varie forme, dalla lettera dei docenti agli striscioni degli studenti, sia le idee proprie del dogmatismo cattolico sia l'ospite che le rappresenta.

Le obiezioni sono fondate e cruciali in quanto, ad esempio, un medico o un ricercatore che  spendono la propria vita cercando metodi di prevenzione efficaci contro le malattie a trasmissione sessuale o rincorrendo un vaccino contro l'AIDS, non possono non vedere in chi combatte una battaglia contro la contraccezione un avversario del loro lavoro, della loro causa e di quelle vite che loro hanno l'obbligo di tentare di salvare. Questo è soltanto un esempio tra molti, ma mi pare tra i migliori.

Demenziali e identiche le dichiarazioni dei politici, trovo da I&I il link ad un elenco di esternazioni composto da Lennynero e lo linko qui. Dall'omogeneita e dal tono delle affermazioni si evince chiaramente quale sia il pensiero dominante fatto proprio, alla solita maniera puramente esteriore e opportunistica, dal potere politico.  In un post di qualche tempo fa sui nuovi inquisitori mi domandavo quando per far tacere i critici del Vaticano si sarebbe cominciato a brandire il termine anticristiano(*), bene il termine adesso serpeggia nella propaganda cattolica e ieri sera Buttiglione  lo sventolava al TG2.

 
Il pontefice declina l'invito ufficialmente per ragioni di immagine, i quanto evidentemente questi non deve essere soggetto a pubbliche contestazioni. La sua immagine va dunque divinizzata, spiritualizzta, deve trascendere le mondane forme di dissenso, il dibattito e la critica aperta e diretta. Bene, evidentemente l'università laica non è posto per lui, fintanto che almeno non ne accetterà le consuetudini e la libertà di espressione vigenti. Scelta sua.

La libertà di espressione è del critico, non del criticato.

Il TG1, 
facendo pensare un incidente aereo o qualcosa di peggio, ha aperto dicendo a questo proposito: <<Oggi è stata una brutta giornata per l'Italia>>. E perché mai mi domando?

A me infatti, è parso tutto molto bello e democratico.


Ipazia                        Galileo Galilei               Giordano Bruno


(*)Poi mi spiegheranno le posizioni del Cristo in materia di ricerca scientifica. Vangelo alla mano, please.

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giovedì, 13 settembre 2007

Beppe Grillo e gli isterismi della politica.
Premessa: ho letto e sentito  opinioni di tutti i generi sul V-Day, su Grillo e sulle 300000 firme. Le piu' acute, come sempre piu' spesso capita, le ho lette su altri blog in parte già linkati di fianco, quindi rischiero' di ripetere. La verità è che io un'opinione non me la sono fatta, credo sia presto, è qualcosa che sta succedendo adesso e per molti aspetti non si era mai vista prima.Verso Grillo non ho particolari pregiudizi negativi: spesso mi ha fatto ridere e mi ha informato correttamente, altre volte ha contribuito alla cagnara mediatica, sempre più indecifrabile  che ci circonda tutti.
Il V-Day c'è stato però (io non c'ero anche perchè non condivido due delle tre leggi proposte) e, mentre mi stappo la solita birra cercando di capire come va a finire, dico due cose sulle tesi che di certo non condivido.



Tesi diffusa tra gli scettici e gli increduli.
“GRILLO E' SOLTANTO UN COMICO!”

Grillo non è un comico. Chiamatelo ciarlatano, opinion leader, intellettuale, Masaniello, capopopolo, agitatore, opinionista, politico, attivista, comunicatore, ma non chiamatelo comico, non lo è più da un pezzo. Grillo usa la propria naturale ironia e 20 anni di mestiere di comico, di uomo di spettacolo, la propria presenza scenica a vantaggio delle proprie tesi e delle proprie arringhe, rendendole di certo più appetibili di un comizio politico, ma non è un comico. Il primo ad accorgersi di questo fu Luttazzi, che invece è un comico.


Tesi diffusa tra i partiti e gli intellettuali di partito.
“GRILLO E'POPULISTA!“

Sì tecnicamente lo è. I populisti erano un movimento nato in Russia precedentemente alla rivoluzione e all’affermarsi delle teorie marxiste, che teorizzava la scesa nelle campagne per mettersi al servizio del "virtuoso contadino russo". La debolezza ideologica del populismo fu quella di idealizzare le masse popolari riconoscendo ad esse un innato istinto rivoluzionario ed un taumaturgico potere “buono” nelle loro mani callose. In questo senso sì, Grillo ha la tendenza a blandire la propria platea, a vedere nel cittadino italiano sempre e comunque una brava persona e dentro IL PALAZZO per lo più una selva di canaglie. Se sbaglia sulla prima ipotesi non implica che sbagli sulla seconda.

Nell’uso corrente invece non lo è. Se paragonato ai partiti italiani (per i quali vale appunto l’uso corrente) non lo è. Populista nell’uso corrente si intende qualcuno che raccoglie i (mal)umori popolari, non li ragiona, non li analizza, ma li sbandiera a gran voce in cerca di consenso. Borghezio è populista (via i negri!), Berlusconi è populista (meno tasse per tutti!), Mastella è populista (facciamo valere le ragioni del mio feudo!) mentre in questo senso Grillo non è populista o almeno non lo è del tutto o lo è meno della media politica italiana. Non c’era un diffuso e irrazionale malumore contro Calisto Tanzi e la Parlamalat che Grillo ha cavalcato, Grillo ha detto agli italiani che Calisto Tanzi stava loro mettendo le mani in tasca mentre i partiti raccoglievano i suoi lauti finanziamenti. Idem per Telecom e per le altre battaglie di una qualche rilevanza. Purtroppo le proposte cha ha portato in piazza al V-Day sono le più populiste del suo mazzo (ne terrei forse una su tre), ma proprio per questo le più idonee a raccogliere un consenso generalizzato. Non tutti avevamo Bond Parmalat, ma tutti abbiamo una classe dirigente di merda. Ergo, Grillo è furbo.

Tesi di Oliviero Diliberto.
“GRILLO E' FASCISTA”

Diliberto in vita sua ha visto migliaia di manifestazioni sotto la bandiera rossa e qualche teppaglia raggruppata, tipo Reggio Calabria, sotto una bandiera nera. Siccome a Bologna non c’era una bandiera rossa  (e soprattutto visto che nessuno ha invitato lui che è il piu’ comunista di tutti), egli ne deduce che ce ne sia una nera con teschi e fasci littori occultata da qualche parte. Se Diliberto ha il bus del cervello a 1 bit (rosso/nero invece che 0/1), io non posso farci niente.

Tesi di Pierferdinando Casini.
“GRILLO CE L'HA CON BIAGI! LA STATUETTA DI BIAGI CHE HO SUL COMODINO PIANGE! GRILLO E' AMICO DEI TERRORISTI!”

C’è bisogno di commentare?

Tesi di Bertinotti.
“GRILLO RIEMPIE I VUOTI LASCIATI DALLA POLITICA”

Grillo parla di ambiente. Grillo parla di democrazia partecipativa. Grillo parla di legalità a cominciare dalla classe dirigente economica e politica. Grillo parla di PRECARIATO.(*)

Chi ha lasciato che ci fosse un vuoto politico su questi temi? Berlusconi?
Questi non sono temi di destra, se ne è accorto Bertinotti?
E se si è accorto di averlo creato lui quel vuoto, perché non si toglie dai coglioni e si porta via pure Giordano?


Tesi dei politici in genere.
“GRILLO E' L'ANTI-POLITICA(**)”

Fin’ora, a parte la strategia comunicativa più efficace e pittoresca, le battaglie di Grillo somigliavano più che altro a quelle che ci si aspetta da un’associazione di consumatori o da un comitato cittadino: telefonia, prodotti finanziari, prodotti alimentari, principio di precauzione ambientale, urbanistica etc… Come mai nessuno lo aveva accusato di antipolitica? I comitati dei consumatori sono l’antipolitica? Non erano parte di quella “società civile” che i politici blandiscono e corteggiano in continuazione?
Perché adesso per i nostri esponenti politici Grillo è diventato di colpo l’anti-politica?

Sarà forse che ha fatto quello che loro non sanno più fare: portare in piazza 300mila persone(***). Non lo sa fare la sinistra radicale, non lo sa fare il PD, non lo sanno fare nemmeno i sindacati, non lo sa fare AN, la Lega, non lo sa fare Forza Italia che ha tre televisioni quando le va male.

Sarà che invece di prendersela con Tanzi e Tronchetti se l’è presa con ul'altra metà  dell’incrostazione che dirige questo paese: loro.

O sarà forse che le persone in piazza a firmare le ha portate usando un mezzo, la rete, che loro non conoscono, non capiscono, non controllano e adesso, visti i risultati, farebbe loro parecchio comodo? Pensate a quanto si è discusso di televisione negli ultimi vent’anni: quanto queste sono state difese, attaccate, demonizzate, perse e riconquistate. Hanno agognato tutti per anni uno spazietto in TV, un lembo di parcondicio, un'intervista da Ferrara, una dichiarazione al TG, un invito a Porta a Porta o uno spot elettorale a prezzi ragionevoli. Tutti. Pur di esserci. Adesso si accorgono che a costo quasi zero, quello di un blog, si possono ottenere consensi insperati su una proposta politica. Predicavano in una Agorà che si stava svuotando e le cose accadevano altrove, un luogo che loro non sanno neppure dov’è. E adesso? Elemosineranno uno spazietto? Tenteranno di chiudere Internet? Si ingobbiranno davanti a un PC? Faranno i ggiovani e i moderni? Cominceranno a parlare di WiMax e Web 2.0?

Dai, siete ancora sicuri che sia Grillo il comico?


Il vero problema è il signor Giuseppe Grillo?

Grillo per ora guida un movimento di cittadini delusi che non potranno fare grossi danni né, probabilmente, ottenere grandi risultati. Il problema è la gerontocrazia, usurata negli uomini e nei simboli, che guida questo paese e che non ha intenzione di autoriformarsi.
Il  "fenomeno Grillo" punta i riflettori su questa evidenza e le reazioni isteriche che suscita sono il segnale, l'ennesimo, che il sistema è pieno di crepe.

Piu' che la variabile in sé, della quale si potrà sposare qualche singola iniziativa e rigettarne altre, trovo interessante osservare gli effetti che può avere sul sistema nel quale sta tentando di agire.


(*) Lasciamo stare se ne parla con cognizione di causa o meno, non voglio entrare ora nel merito.

(**) Vorrei capire bene cosa significa anti-politico, com’è un gesto anti-politico? Grillo ne fa? 

(***) Lo sa fare soltanto la Chiesa che come apparato, a tirarla su da zero intendo, costa un po’ più di un Blog e ci vuole più tempo.

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martedì, 15 maggio 2007

Dinamiche Darwiniane e Ludoteche virtuali.

Incontro Max Plank, aka Prion, circa una volta l'anno a causa dei settemila kilometri che separano le due sponde dell'Atlantico. In quelle occasioni si fa tira tardi fumando, bevendo e infliggendoci elugubrazioni  reciproche  sulla vita, la morte, l'universo e altre cose che non si sa bene da che verso prendere. Visto che Internet azzera le distanze e adesso ha un blog anche lui, forse le conversazioni si faranno piu' frequenti anche se dubito verremo mai a fondo di qualcosa. Il blog si chiama Darwinian Dynamics, è appena nato e comincia con un bel post.

Le distanze geografiche tra me e  Uthertepes restano invece, almeno formalmente, di pochi metri. Anche Uther ha aperto il suo ennesimo blog che parlerà di giochi di ruolo, da tavolo, videogames e altre simili passatempi che trova sempre il tempo per coltivare. Si chiama Ludica Mente probabilmente non ci scriverà da solo, sono anzi invitati a scriverci  anche The Prez e la cerchia di competenti ludomani della quale si circonda, linko anche questo aspettando il primo il post.

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giovedì, 10 maggio 2007

Libri da ringraziare.

Su invito di Lilian raccolgo la catena per blogger nella quale si citano gli incipit dei cinque libri che "hanno cambiato la tua vita". Non elenchero' i libri più belli, non saprei da che parte cominciare, ma quelli che ho letto al "momento giusto" ed hanno contribuito a cambiare qualcosa che andava cambiato. Un ringraziamento a essi e a coloro che li scrissero.


Lo Hobbit- J.R.R. Tolkien
Letto a quattordici anni e col quale ho scoperto che leggere poteva essere divertente.

"In una caverna sotto terra viveva uno hobbit. Non era u"na caverna brutta, sporca, umida piena di resti di vermi e di trasudo fetido, e neanche una caverna arida, spoglia, sabbiosa con dentro niente per sedersi o da mangiare: era una caverna hobbit, cioè comodissima."


Il lupo della steppa- H.Hesse
Letto a diciassette anni e grazie al quale ho capito che con la parola scritta puo' instaurarsi un rapporto personale.

"Questo libro contiene le memorie lasciate da quell'uomo che, con un'espressione usata sovente da lui stesso, chiamavamo il "lupo della steppa."

 

Così parlò Zarathustra- F.Nietzsche
Letto a diciotto anni senza il quale non saprei che da quel rapporto personale con la parola scritta le tue convinzioni possono uscirne con le ossa rotte. E spesso è un bene.

"Quando Zarathustra ebbe trent'anni, lasciò il suo paese e il lago del suo paese e andò sui monti. Qui gustò il suo spirito e la sua solitudine, per dieci anni, senza stancarsene. Ma alla fine il suo cuore si trasformò - e un mattino egli si alzò con l'aurora, andò dinnanzi al sole e gli parlò."

 

L'esistenzialismo è umanesimo.- J.P. Sartre
Letto a ventiquattro anni con le cui tesi mi sentivo, e mi sento ancora, sostanzialmente d'accordo. 

"Vorrei qui difendere l'esistenzialismo da un certo numero di critiche che gli sono state mosse. Innanzi tutto lo si è accusato di indurre gli uomini ad un quietismo di disperazione, poichè, precluse tutte le soluzioni, si dovrebbe considerare in questo mondo l'azione del tutto impossibile a sfociare, come conclusione una filosofia contemplativa; il che , essendo la contemplazione un lusso , ci riconduce ad una filosofia borghese. Tali soprattutto le critiche dei comunisti."


Radio Libera Albelmuth - P.K. Dick
Letto a vent'otto anni e che, chissà perchè, scelsi come  spunto per aprire questo blog.

"Nell'aprile del 1932 un bambino aspettava insieme al padre e alla madre il traghetto per San Francisco su un molo di Oakland, California. Il bambino, che aveva quasi quattro anni, noto' un vecchio mendicante cieco, grosso, bianco di barba e capelli, che se ne stava in piedi con un piattino in mano."


A questo punto dovrei a mia volta passare la palla ad altre persone che siano bloggomunite e che non vi abbiano, almeno a quel che ne so', già partecipato: lilith979P.K.Dick , JoeCHIP  e naturalmente chiunque altro ne avesse voglia.

 

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venerdì, 03 novembre 2006

Ozia.

A me e a Joe Chip dopo aver letto un libro capita di scambiarci delle mail in cui ne parliamo, a volte poche righe a volte cose che somigliano ad una recensione con tanto di voto. Probabilmente lo facciamo perchè aprire un libro e cercare di non lasciarlo a metà influirà sul prosieguo della settimana: farà da colonna sonora e da scenografia ai pensieri arruffati che ti vengono guardando fuori dal finestrino della metro mentre vai al lavoro o fissando il soffitto quando l'insonnia ti tormenta. Scegli la colonna sonora sbagliata, paghi una cacofonia di parole banali e ruffiane 15 euri e la tua settimana sarà un po' piu' insopportabile del solito. Così il consiglio di un compare puo' tornarti utile e salvarti da centinaia di pagine noiose e qualche volta farti leggere un libro che diventa a sua volta un compare fidato che te ne presenta altri. Così questa corrispondenza adesso forse passa su un blog che si chiama ozia*, non ci troverete critiche letterarie ma soltanto impressioni sulla roba che finiamo per leggere. Finchè dura, finchè ci va.

(*) Il nome del blog è scelto aprendo a caso la Bibbia.Ozia era un re  giudeo che combatte' con valore, innalzo' torri a Gerusalemme e fu saggio e giusto. Un giorno pero' pesto' i piedi alla casta dei sacerdoti e Dio lo punì con la lebbra. E questo ci insegna che puoi comportanti bene quanto vuoi ma se fai un post contro il Papa rischi di passare l'eternità con le piaghe sulla    faccia e sul culo, schifato dalla società e da Domineiddio. Ma ozia ricorda anche l'ozio, la condizione ideale in cui si ha il tempo per leggere. Alla fine magari è pure un buon nome.

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mercoledì, 09 agosto 2006

La Maddalena, il Billionaire e la sinistra.

Dalle righe di questo blog sulla classe politica italiana piove in genere meritatissima merda, tuttavia mi sento di elogiare finalmente un amministratore pubblico: Renato Soru. E' di oggi la notizia finalmente ufficiale dello smantellamento della base militare nucleare USA della Maddalena entro il 2008. La base venne costruita a partire da un accordo segreto del 1972 tra Andreotti e il Pentagono, un accordo che non passo' mai dal parlamento e i cui dettagli sono a tutt'oggi tenuti segreti al popolo italiano in generale e a quello sardo in particolare. Se proprio non si è potuto mandare in pensione Andreotti (il cui voto nell'anno del signore 2006 è ancora determinante al Senato), è un buon segno che si cominci a smantellare alcune delle sue opere. La Maddalena fa parte degli strascichi di quell'atlantismo servile e per nulla trasparente di cui il senatore a vita fu protagonista: l'atlantismo fatto dell'esautorazione sistematica del parlamento (ma non aveva scritto anche lui quella costituzione che lo  consacrava sovrano?), dei segreti(di Stato) sulle stragi (di Stato?), degli insabbiamenti e dei diktat silenziosi da Washington. Un secondo aspetto positivo dello smantellamento è quello ecologico che parte dal rifiuto  italiano  del nucleare il quale (giusto o sbagliato che fu) ebbe la piu' alta legittimazione democratica attraverso il referendum del 1987. Nel 2004 uno studio francese rivelo' nelle acque della Maddalena (un parco naturale protetto...) un livello di radioattività 400 volte superiore al normale imputabile alla attività dei sottomarini nucleari americani compresi i incidenti di cui si sa poco (sottomarino Hartford, 2003) o nulla. La responsabilità oltre dalla logica è provata dal fatto che l'elemento radioattivo trovato era il Torio 234, lo stesso usato come combustibile per i sottomarini nucleari presenti nella zona. Secondo Edward Lutwack le richieste di Soru sono state accettate soltanto perchè il valore strategico della base e della gloriosa sesta flotta della U.S. NAVY li di stanza, si era ridotto negli anni fino a diventare un costo senza benefici. Premesso che da Lutwack non mi aspettavo certo una risposta diversa, poco male, se pure Soru è stato fortunato non gli si puo' non riconoscere la volonta politica di ridare la Maddalena ai sardi. Del progetto di recupero e tutela del paesaggio sardo e della linea politica voltà alla decolonizzazione economica della Sardegna (acquistata in blocco prima dall'aristocrazia piemontese e poi dalla borghesia lombarda) fanno parte le cosiddette "tasse sul lusso" su yacht, barche, ville , aerei privati ed elicotteri dei non residenti.  Contro questo pacchetto di tasse regionali, dopo una serrata campagna informativa a mezzo stampa, domani al Billionaire Flavio Briatore organizzerà una "festa di protesta" alla quale pero' non potrà partecipare (un vero caporivolta...). Mi domando come mai gente come Briatore e l'osceno strascico di leccaculi, telesaltimbanchi e troie di cui si circonda invece di ringraziare in religioso e imbarazzato silenzio il loro Dio per l'assenza di una guerriglia maoista in questo paese, si prendano la briga di protestare perchè qualcuno finalmente gli tassa a morte l'aereo privato.
Dunque Soru uomo di sinistra non per l'etichetta di partito o  le blatere da sessantottino (che per fortuna gli sono estranee) ma perchè fa cose di sinistra. Una volta tanto l'essere di sinistra di un politico non si esprime nel leccare il culo a sindacati che difendono se stessi invece che i lavoratori, negli agganci con le coop purchè rosse o nella retorica ideologica intatta nella forma e svuotata nei principi che la ispirarono: si esprime invece nel mettere in cima alla propria agenda politica la difesa dell'ambiente a scapito ad esempio delle logiche militari, partendo dal semplice presupposto che chi ha sensibilmente  di piu' contribuisca sensibilmente di piu'.
Mentre Dalema   e i dalemiani che vengono dal PCI e tiravano le molotov, distruggono quel poco di buono che era rimasto della sinistra italiana, questo cocciuto imprenditore sardo laureato alla Bocconi (ma figlio di un bidello) si assume la responsabilità di portare avanti un cazzo di programma all'insegna della tutela ambientale e del riequilibrio economico. Avanti Soru, tanto dubito che Briatore e il suo circo stanchi delle terribili vessazioni decidano di darsi alla lotta clandestina nella  barbagia, piuttosto trasferirà il transatlantico a Gallipoli.


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giovedì, 06 gennaio 2005

Blogs, cartelloni pubblicitari e le dieci differenze.

Dieci differenze tra un blog e un cartellone pubblicitario:

1) Un blog è accessibile a molti, un cartellone pubblicitario soltanto  a chi puo' permettersi di pagarlo

2) Un blog puoi decidere di non leggerlo, un cartellone pubblicitario no.

3) I cartelloni pubblicitari sono fatti in serie, i blog no.

4) I blog non modificano il paesaggio.

5) Un blog lo puoi commentare, su un cartellone pubblicitario non c'è feedback.

6) I cartelloni pubblicitari vogliono venderti un prodotto, i blog no.

7) Su un blog puoi approfondire un concetto, un cartellone pubblicitario si guarda bene dal farlo.

8) Un blog rappresenta un modello di comunicazione a rete potenzialmente simmetrico, la pubblicità è gerarchica e asimmetrica.

9) I cartelloni pubblicitari sono fatti per fottere chi li legge, un blog al piu' per la masturbazione di chi scrive

10) Su un blog puoi ostentare la personalità oppure le idee  decidendo di tralasciare le immagini, un cartellone pubblicitario ostenta soltanto quelle.

Se poi qualcuno decide che ostentare la propria personalità o semplicemente l'averne una sia un male in sè, per quanto mi riguarda puo' viaggiare in astrale fino in Tibet, liberarsi del proprio ego Rajanico e  ricongiungersi all'energia cosmica universale  trasmigrando altrove.

Come a dire: se sono soltanto cartelloni che pubblicizzano persone come fossero prodotti politici o commerciali, che li leggi a fà?

 

Trasmesso da Aramcheck alle ore 20:34 | Permalink | commenti (8) / commenti (8) (pop-up)
categoria: finestre, recinti

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The Corporation (Can, 2003) J.Abbot, M.Achbar

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Waking Life (USA, 2001) R.Linklater

Baraka (USA, 1992) R. Fricke

A scanner darkly (USA, 2006) R.Linklater

Terra e libertà (GB/E, 1995) K.Loach

An inconvenient truth (USA, 2007) A.Gore, D.Guggenheim

The Yes Men (USA, 2004) D.Ollmann, S.Price, C.Smith

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"Io credo che freemont abbia avuto una grossa idea denunciando un'organizzazione che non esiste nemmeno... se l'è inventata di sana pianta e dice che vuole impadronirsi dell'America. Ovviamente nessuno puo' distruggerla. e nessuno è al sicuro. Nessuno puo' sapere dove colpirà la prossima volta."

Phil K.Dick, "Radio Libera Albelmuth",1981

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