mercoledì, 18 febbraio 2009

I dolori del giovane Walter: Ricordiamone la statura politica.(II)
Quanto è venuta a mancare quel po' di fiducia accordata sulla parola a Walter Veltroni? Circa diciotto minuti dopo che aveva cominciato a comportarsi da leader. Vale la pena passare in rassegna credo, come doveroso epitaffio politico, i grandi successi della leadership veltroniana.
L'audace presa dell'opposizione al potere.
Lui che era stato il delfino di Prodi, da vice e da ulivista della prima ora, esordisce pugnalando il traballante governo del suo mentore fondando un partito che sfascia la maggioranza su cui si poggiava. Il progetto che lo portò a questa scelta dolorosa e apparentemente scellerata per tempistica e opportunità politica era tuttavia assai nobile: distruggere un partito fondato da Gramsci per fondarne uno che abbracciasse finalmente la Binetti. Grande risultato, affondare il governo di cui si fa parte.


Veltroni, il padre fondatore PD.
Il nuovo partito era formato per piu' di due terzi da una base del PD, gente che fino a quindici anni fa si definiva comunista e tutt'ora senz'altro di sinistra e Veltroni, sagace, si affretta a specificare che il PD è un partito americano che si riunisce al Loft e non è di sinistra (non sia mai), bensì riformista(*). Un partito laico ma moderno, in cui non deve destare sconcerto che alcuni dirigenti siano usi autoflagellarsi col cilicio. Un partito che vede tra le proprie figure storiche di riferimento Craxi, ma non Berlinguer. Gran risultato, spiazzare i propri già disillusi elettori.


Veltroni e il dialogo.
Il grande capolavoro politico del nostro arriva pero' tra il Novembre e il Dicembre del 2007, un mese da ricordare. In quei giorni Berlusconi fondava nuovi partiti da solo ad Arcore all'insaputa di Fini, il quale venutolo a sapere gli mandava a dire da Bondi (anche la lugubre scelta del messaggero è significativa) che "con lui Berlusconi ha chiuso, che la politica è la politica e che politicamente la frattura non è più sanabile" e ripeteva ovunque che "la CDL è morta e sepolta". Sempre in quei giorni anche Casini aveva mandato a pisciare Berlusconi, lui sì definitivamente, il quale lo definiva da piu' di un anno una palla al piede che aveva bloccato il precedente governo. Ecco, in questo contesto bisognava riformare la legge elettorale porcina, quella indecente fatta a colpi di maggioranza da Calderoli su commissione di Berlusconi. Quindi ricostruiamo la scena: il tuo avversario piu' pericoloso è stato abbandonato dai suoi alleati e tu devi cambiare una legge elettorale truffaldina e autoritaria varata i
n fretta e furia contro di te. Ti servono i voti dell'opposizione a chi chiedi aiuto? Un uomo cresciuto nei boschi senza interagire con anima viva risponderebbe risoluto che dovresti accordarti con gli ex-alleati del tuo nemico e concedere loro qualcosa, in modo da isolarlo maggiormente e impedirgli altri sgambetti (do you rememenber bicamerale, Walt?) e forzature (il nome porcellum è autoesplicativo...). Un gruppo di scimpanzè che schiaccia due tasti a caso giungerebbe alla scelta migliore nel cinquanta percento dei casi. Veltroni scelse invece la strada del dialogo col Caimano, il quale fece un po' di tira e molla, ricompatto' la coalizione e caduto il governo, sondaggi alla mano, volle andare ad elezioni con la vecchia legge. Grande statista Veltroni, troppo avanti per i suoi tempi.


Veltroni da solo al traguardo.
Demolito il suo governo, gettate le basi per l'ingovernabilità del proprio nuovo partito e rivitalizzato il proprio avversario, Veltroni decide di dedicarsi alacremente al killeraggio dei propri alleati. Grazie alla sua coraggiosa scelta di far correre il PD da solo con la vecchia legge elettorale SD, PRC, PDCI, Verdi e comunisti zerovirgola di tutta la penilosa vengono tagliati fuori dal parlamento, disperdendo voti e radendo al suolo un'area politica che nel complesso in pa
ssato aveva rappresentato piu' del 10% del bacino elettorale italiano. I comunisti, costretti dagli eventi ad una pratica contronatura quale la fusione tra loro medesimi, vanno chiaramente in frantumi. Sbaragliati i comunisti e tenuto alla larga lo SDI, Veltroni comincia una campagna elettorale in cui non nomina il suo avversario (sic!) e scopiazza lo slogan di Barak Obama (I'm sorry Walt, you can't), maltraducendolo, senza sospettare che entrambe le iniziative potrebbero suonare un po' forzate e ridicole. La verità è che qui Walter ha una delle sue ultime e grandiose intuizioni politiche: il vero avversario da battere non è Berlusconi no, è il subdolo antiberlusconismo  che si annida ancora tra le frange meno kennediane del PD (analisi questa che solo per caso coincide con quella di Cicchitto). Veltroni perderà le elezioni regalando al PDL una delle maggioranze piu' schiaccianti della storia della Repubblica, mentre Di Pietro che sull'antiberlusconismo ha puntato tutto triplica i propri voti.

Veltroni dopo la prima fallimentare esperienza, ritenta la via del dialogo.

Veltroni fa ombra.
A questo punto il nostro eroe sprofonda nello psicodramma, ma lo fà col piglio del vero leader. Conquistata con coraggio l'opposizione, decide di non farla. In piena estate, con l'urgenza tipica di chi è davvero indignato, proclama una protesta da tenersi a metà Autunno. Vara un governo ombra, con ministri ombra, che scrivono utilissime leggi ombra. Litiga con Di Pietro, il suo unico alleato, scansandolo come un appestato per il suo truculento antiberlusconismo, malattia  notoriamente portatrice di voti. Loda la capacità della Lega di stare sul territorio, poi guarda il Loft, eppure non gli viene in mente niente. Ritenta, non pago, la via del dialogo ottenendo in cambio da Berlusconi una lunga sequela di insulti e qualche goliardica pernacchia. Walter vorrebbe fare le grandi riforme insieme al governo, ma non lo lasciano votare nemmeno una leggina. A questo punto un dubbio lo coglie, non sarà mica che in Italia non si sia ancora abbastanza Americani? Mentr'egli si strugge davanti alle foto di Obama e sogna marce al fianco di Martin Luther King in nome dell'emancipazione degli afroamericani, all'uscio s'assiepano le fazioni sanguinarie de' suoi sodali, ch'ormai  han finito d'affilare i coltelli.


La caduta.
 
Dispiace un po' quando un fesso fa la fine che merita ma, ahimé, cio' rientra nell'ordine naturale delle cose. Il resto è storia recente.: mentre Veltroni prende la via dell'oblio (*), l'Italia guarda Mina a Sanremo.  I compagni democratici si guardano intorno  spauriti in cerca di un leniniano "Che fare"?
Non chiedetelo a me che non voto PD, l'idea quasi m'offende, e non sono nemmeno un buon indovino visto che il miglior successore mi pareva Soru, appena disintegrato.  Rallegratevi tuttavia compagni (o v'offendete voi se vi chianmo così?), il guaio piu' grosso ce l'ha Berlusconi che difficilmente riuscirà a trovare un avversario altrettanto incapace.
Emh, in effetti...cazzo... ci sarebbe sempre Fassino.

(*)Adesso che ha dato il suo prezioso contributo andrà in Africa, sì?
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categoria: terza repubblica, surrealismo politico italiano
martedì, 17 febbraio 2009

I dolori del giovane Walter: Il re senza corona.(I)
Mi piace ricordarlo così Walter Veltroni, mentre compie un gesto  ostentato e goffo da quel vero leader che non è mai stato e , in cuor suo, avrebbe tanto voluto essere.  Suo malgrado non è  mai diventato un grande presidente democratico americano come il suo mito  Jonny Kennedy: gli è  mancata l'America, la presidenza e pure la grandezza. Tra le maschere della politica a Veltroni è toccata   quella del re senza corona, il pretendente ad un trono che non poteva che sfuggirgli, l'avversario perfetto che tutti vorremmo trovarci di fronte,  politicamente parlando, il fesso di comodo che tiene unita la baracca mentre le fazioni sconfitte affilano i coltelli.  Ho scritto spesso che Veltroni è un fesso, destinato a perdere, ma la mia non era una posizione preconcetta. All'inizio anzi nutrivo in lui perfino qualche flebile speranza dovuta alla sua esperienza di sindaco che non era stata del tutto disastrosa (o meglio, i maggiori disastri si sarebbero visti verso fine mandato). Sì lo so, il modello Roma  era una mistificazione eppure Veltroni, anche contando la consegna della città nelle mani dei palazzinari, segnava  comunque la linea di un certo lentissimo miglioramento della città. Del resto qui dalle mie parti siamo diventati di bocca buona: quando hai Carraro perfino Rutelli ti sembra un'ancora di salvezza. Dopo otto anni otto di Rutelli, perfino Veltroni ti appare sotto l'improbabile veste di un dono del cielo. Dopo sette anni di Veltroni, mentre chiudono i negozi, il popolo viene cacciato dal centro e nella campagna romana sorgono ovunque mega-centri commerciali come osceni monumenti funebri alla società dei cittadini e fastosi tributi a quella nascente dei consumatori, perfino Rutelli... emh, no. Due volte lo stesso giochino non funziona.

Siamo diventati di bocca buona noi romani, ma non siamo ancora del tutto rincoglioniti.

D
a dove veniva ordunque quel mio flebile ottimismo? A pensarci bene da tutte sensazioni non politiche. Veltroni provenendo dal PCI, ma essendo un moderato nei toni piu' che nelle confuse e modaiole posizioni politiche, sembrava in grado di dialogare sia coi suoi ex colleghi di partito del PRC che con i popolari: sulla gente di sinistra sto' mito dell'unità esercita sempre un certo fascino, anche quando non ci crediamo piu' da un pezzo.  Veltroni aveva anche una vèrve dialettica maggiore di Prodi (sì ok, bastava anche un qualunque venditore di auto usate) e un background culturale, piu' che burocratico, che lasciava sperare in una sensibilità superiore al mero economicismo amministrativo. Quest'altra sciocchezza del re-mecenate o, peggio ancora, del re-filosofo è un'altra cosa che a noi di sinistra ci ha sempre suggestionato, anche se non ci abbiamo mai creduto nemmeno un po'.

In realtà nemmeno questo è sufficiente... il motivo è piu' banale e riguarda sempre la questione della bocca buona.

A dirla tutta la flebile speranza in Veltroni nasceva dal fatto che dopo aver visto all'opera D'Alema (quello intelligente), dopo aver visto candidare Rutelli (quello laico e ambientalista), erano rimasti soltanto lui e Fassino.  Adesso ricordo come germoglio' quella fatua speranza: è che davanti a Fassino, perfino Veltroni...
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categoria: terza repubblica
martedì, 10 febbraio 2009

Il dolore degli altri.
Eluana è morta tre volte. La prima volta è morta 17 anni fa quando, a causa di un disgraziato incidente, a morire è stata la sua mente impedendole di continuare a sperimentare il mondo sensibile. La seconda volta Eluana è morta quando la sua tragica vicenda e il suo corpo ormai inabile,  sono diventati il triste teatro dove si è svolta la danza macabra degli avvoltoi della politica, della religione e della morale. La bruttezza umana, la miseria culturale e la totale assenza di pudore e di contegno degli sciacalli sono ricaduti tutti sulla famiglia Englaro anch'essa condannata per tre volte.
La terza volta, infine, Eluana è morta ieri. Riposi in pace.

I politici.
Oscena, mille volte oscena, l'epifania della passione politica ritrovata dagli inamovibili burocrati di palazzo che si macchiano di ogni doppiezza e di ogni sotterfugio quando in gioco sono il loro potere e il loro portafoglio, spietati aguzzini che ragionano sempre per convenienza di fazione e poi s'indignano di colpo, all'ultimo minuto,  sul dolore e sulla pelle degli altri. Gridano all'assassinio loro che tacciono ogni giorno mille altri assassinii di vite spezzate per logiche a loro fin troppo familiari. L'enfasi posticcia, la dignità delle idee che ritrova vigore sul dolore lontano, finito forse vent'anni fa, del corpo di una ragazza e porta alla gogna il dolore attuale, lacerante ed estenuante di chi quella ragazza l'ha amata in vita e le ha dato la vita.
Dall'accenno alle mestruazioni e alla possibilità di avere figli,  al forzato scontro istituzionale, di chi ha avuto anni per intervenire su impianto normativo che oggi non gli sta piu' bene perchè il padre di una ragazza ha scelto la via della battaglia civile e legale invece che accettare una condanna per sua figlia che lei non avrebbe voluto. Perché in condizioni simili a Eluana ce ne sono e ce ne sono stati molti e voi siete stati fermi, avete blaterato invece che scrivere le leggi come è vostro dovere e oggi ogni vostra indignazione è falsa, strumentale e colpevole. Siete tanto lesti a piegare la legge  ogni volta che tocca i vostri meschini interessi, che fanno pena le vostre lacrime ipocrite per la teocrazia che non c'avete imposto o per lo stato finalmente laico che non avete avuto il coraggio di costruire.
Il governo dell' emergenza è un governo che ha fallito.
Quando il vuoto della legge deve essere colmato dalle sentenze del magistrato è il legislatore ad aver fallito in precedenza.

Con la sentenza dell'ultima corte la legge si è espressa, taccia dunque chi non ha agito per tempo potendolo fare, quale che fosse l'orientamento ipotetico del suo legiferare.

Volontà, libertà e rispetto.
Se un cattolico vuole essere tenuto in vita ad oltranza, quale che siano le sue condizioni, questa sua volontà deve essere rispettata. Curato, sostentato, idratato e alimentato dallo stato laico, ma non si imponga ad altri un Dio che non è il loro, una morale che non è la loro e non si vìoli la sovranità della volontà della persona. La nostra volontà imperfetta e traballante è cio' che ci fa uomini ed è l'ultimo baluardo della nostra libertà quando ogni altra libertà ci viene sottratta. Se fossi privato della possibilità di decidere vorrei che ogni decisione fosse posta nelle mani di chi mi ha conosciuto e amato in vita, non ad altri. Io non ho nulla contro coloro che assecondando la loro idea di pietà hanno mostrato pareri diversi, ma certe bieche espressioni della autodefinitasi cultura della vita mostrano la peggiore spietatezza nelle parole di monsignor Betori, il quale dichiara:
 
"[Le suore] Non hanno scritto libri né si son messe a frequentare le televisioni per dire le loro ragioni, traducendo un fatto umano in un volano di azione politica; ma nessuno può negare che, se la ragione sta dalla parte dell'amore, il loro amore è stato il più alto e il più concreto fra tutti."
 
Sono parole scelte con cura. In modo sconcertante si maschera da elogio per delle infermiere religiose il vile attacco al padre di Eluana, paragonando (con l'intento preciso di sminuirlo) l'amore di un padre che ha perso la figlia dopo averla vista crescere e sorridere a quello di chi ha (con umanità indiscutibile) accudito un corpo quasi esanime. Monsignore, il riferimento obliquo ai libri e alle televisioni è di un'indecenza che scade nell'infamia, è l'attacco deliberato ad altre vittime di questa vicen

da lanciato da uno scranno distante che mostra tutto il valore della sua idea di pietas. Lei monsignore punta l'indice, quando il suo Signore le ingiunse di non giudicare, contro un dolore a lei sconosciuto e insondabile, un dramma estenuante che puo' non soverchiare soltanto una falsa coscienza. Questa non è la cultura della vita ma la cultura del dolore,  il dolore altrui  usato per espiare i propri peccati e per legittimare il proprio magistero. 
 
Ad alcuni il Cristo fa comodo eternamente sulla croce dalla quale non  vorrebbero mai vederlo scendere, a costo di usare le parole come la lancia di Longino contro chi lo piange dopo averne condiviso il calvario e averlo amato in vita.
Si rimetta la scelta alla volontà del singolo e la si rispetti, indipendentemente che questa sia guidata dalle sacre scritture o dall'aspirazione laica a una morte dignitosa. Soprattutto si rispetti il dolore altrui, perché contro di esso ogni essere umano combatte la propria battaglia da solo e con piena responsabilità.   
Trasmesso da Aramcheck alle ore 20:57 | Permalink | commenti (13) / commenti (13) (pop-up)
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martedì, 03 febbraio 2009

Comunicazione di servizio: Blog restyling e qualche test.

Come vedete ho cambiato il template del Blog lasciando inalterati i colori tradizionali e modificando soltanto la posizione della colonna e l'immagine dell'intestazione (questa nel post dell'"Ubik office" era  l'altra candidata).  Il vecchio template era pressocché illeggibile (bisognava scrollare a lungo per trovare il  primo post) per tutti i browser della famiglia IE nella versione 5.x, 6.x o 7.x che fosse. Nella  mia pigrizia colossale e nella convinzione che Firefox avrebbe nel giro di breve tempo ridotto gli utenti Explorer ad un sparuto manipolo di anacronistici autolesionisti, avevo rimandato il lavoretto per anni. Le statistiche mi hanno dato pero' impietosamente torto e gli utenti Explorer restano, inspiegabilmente, la stragrande maggioranza. Passi per la versione 7 di IE che ha finalmente almeno le tab (o schede), non riesco a capire che senso abbia usare le versione precedenti invece di passare a Firefox, Safari o qualche altro browser decente. Non avendo trovato un template come lo volevo io (elemnti di  dickiana, una vecchia radio a transistor in un contesto cromatico ingiallito dal tempo) ne ho rimodellato uno del tutto diverso fino a farlo diventare simile al vecchio. Detto questo, ho testato il nuovo template (ancora da finire) coi seguenti browser:
- Safari, IE7, Chrome (OK)
- Firefox (i font della colonna fanno cagare, per il resto è OK)

Avrei bisogno di alcuni vostri feedback:

- Potreste dirmi come si vede il nuovo template con Explorer 5.x, Explorer 6.x, Opera o con qualche eventuale diavoleria di nicchia che conosce soltanto JoeCHIP?
- A parte l'illeggibilità (momentanea) dei minuscoli caratteri della colonna di destra, vedete altri problemi che mi sono sfuggiti?
- Preferivate questo o il precedente template? Sia chiaro che  non cambia nulla, vi tenete questo fino a data da destinarsi, ma è tanto per sapere...
- Considerazioni varie ed eventuali.

Grazie per la gentile collaborazione.

Trasmesso da Aramcheck alle ore 16:38 | Permalink | commenti (9) / commenti (9) (pop-up)
categoria: comunicazioni di servizio

Pastafarian website

ALTRIFILM

The Take (Can, 2004)A.Lewis, N.Klein

The Corporation (Can, 2003) J.Abbot, M.Achbar

Dogville (2003) L.Von Trier

Manderlay (2005) L.Von Trier

Waking Life (USA, 2001) R.Linklater

Baraka (USA, 1992) R. Fricke

A scanner darkly (USA, 2006) R.Linklater

Terra e libertà (GB/E, 1995) K.Loach

An inconvenient truth (USA, 2007) A.Gore, D.Guggenheim

The Yes Men (USA, 2004) D.Ollmann, S.Price, C.Smith

ALTRIROMANZI

La vita agra L. Bianciardi

La freccia gialla V. Pelevin

Il mignolo di Buddha V. Pelevin

Un oscuro scrutare P.K. Dick

Invisible Monsters C. Palahniuck

Acido Solforico A. Nothomb

Walden H.D. Thoreau

Radio Libera Albelmuth P.K. Dick

Q Luther Blisset

Omaggio alla Catalogna G.Orwell

Il Ponte, un crollo V. Trevisan

ALTRISAGGI

In defense of Anarchism R.P. Wolff

Psicologia di massa del fascismo W. Reich

Piano B. 3.0 Lester Brown

Il gene egoista R. Dawkins

Lettere Luterane P.Pasolini

Scritti Corsari P.Pasolini

Se vi pare che questo mondo sia brutto P.K. Dick

Capire il potere N.Chomsky

Sudditi Massimo Fini

Link. La scienza delle reti. Albert-László Barabási

Blog di Aramcheck & joeCHIP


Ozia, le cose che finiamo per leggere.

A R A M C H E C K ?

"Io credo che freemont abbia avuto una grossa idea denunciando un'organizzazione che non esiste nemmeno... se l'è inventata di sana pianta e dice che vuole impadronirsi dell'America. Ovviamente nessuno puo' distruggerla. e nessuno è al sicuro. Nessuno puo' sapere dove colpirà la prossima volta."

Phil K.Dick, "Radio Libera Albelmuth",1981

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