Le uniformi le trovate sul sito della GNI, basta cliccare per farsi un'idea, anche se la foto pubblicata sulla Stampa ci concede già un quadro vagamente evocativo.
Definitivamente l'Italia è monarchica, dopo poco più di 60 non sempre gloriosi anni, salutiamo con un pizzico di malinconia la Repubblica. L'Italia torna monarchica, culturalmente monarchica più di quanto non lo fosse stata dopo il Risorgimento. Né costituzionale né statutaria, il modello è autenticamente medioevale. Il corpo fisico del sovrano occupa ormai lo spazio pubblico, la politica esce dal polveroso e inefficiente parlamento e torna finalmente a corte.
La politica al contrario si svolge all'ambito privato, decisa nelle segrete stanze, poiché vige l'Arcana Imperi e la decisione del sovrano non è sindacabile, né deve essere spiegata al volgo, non esiste l'Opinione Pubblica sulle vicende politiche. Ci sono ministri utili ma scomodi che, pur da sudditi e da consiglieri, osano manifestare critiche alla regia volontà, mostrano una propria linea politica e si ritagliano un proprio spazio sempre al fianco del Re, ma non alla sua ombra. Gianfranco Fini si è calato splendidamente nella parte, roba da Oscar: fa l'aristocratico fedele alla corona ma un poco indipendente, con la sicurezza dell'attore navigato.
raticamente completo. Di Pietro è un perfetto tribuno della plebe, incazzoso e casareccio, accolto a corte per urlare qualche lamentela prima di essere redarguito, deriso e cacciato a pedate. Coi modi da reuccio anche lui, seppur con le pezze al culo, burbero e amato dalla plebaglia. Pittori raffigurano l'essenza conoscibile del sovrano, cioè la sua effige esteriore, per donare l'immortalità alle sue glorie e ai suoi vizietti. Di Araldi e adulatori ne sono piene le redazioni, valletti (e soprattutto vallette) scorrazzano ovunque per la penisola. Buffoni e Giullari a bizzeffe, c'è perfino un menestrello napoletano che canta le canzoni scritte dal Re.
(*)Non è vero, non sono così orignale, ma conosco gente che lo è. Una di loro, Ofelia, ha appena aperto un Blog. Se leggerla sarà interessante come discuterci davanti a un bicchiere di vino, il suo blog d'ora in poi sarà per me un appuntamento fisso .
L'audace presa dell'opposizione al potere.
Veltroni dopo la prima fallimentare esperienza, ritenta la via del dialogo.
Mi piace ricordarlo così Walter Veltroni, mentre compie un gesto ostentato e goffo da quel vero leader che non è mai stato e , in cuor suo, avrebbe tanto voluto essere. Suo malgrado non è mai diventato un grande presidente democratico americano come il suo mito Jonny Kennedy: gli è mancata l'America, la presidenza e pure la grandezza. Tra le maschere della politica a Veltroni è toccata quella del re senza corona, il pretendente ad un trono che non poteva che sfuggirgli, l'avversario perfetto che tutti vorremmo trovarci di fronte, politicamente parlando, il fesso di comodo che tiene unita la baracca mentre le fazioni sconfitte affilano i coltelli. Ho scritto spesso che Veltroni è un fesso, destinato a perdere, ma la mia non era una posizione preconcetta. All'inizio anzi nutrivo in lui perfino qualche flebile speranza dovuta alla sua esperienza di sindaco che non era stata del tutto disastrosa (o meglio, i maggiori disastri si sarebbero visti verso fine mandato). Sì lo so, il modello Roma era una mistificazione eppure Veltroni, anche contando la consegna della città nelle mani dei palazzinari, segnava comunque la linea di un certo lentissimo miglioramento della città. Del resto qui dalle mie parti siamo diventati di bocca buona: quando hai Carraro perfino Rutelli ti sembra un'ancora di salvezza. Dopo otto anni otto di Rutelli, perfino Veltroni ti appare sotto l'improbabile veste di un dono del cielo. Dopo sette anni di Veltroni, mentre chiudono i negozi, il popolo viene cacciato dal centro e nella campagna romana sorgono ovunque mega-centri commerciali come osceni monumenti funebri alla società dei cittadini e fastosi tributi a quella nascente dei consumatori, perfino Rutelli... emh, no. Due volte lo stesso giochino non funziona. 

Come vedete ho cambiato il template del Blog lasciando inalterati i colori tradizionali e modificando soltanto la posizione della colonna e l'immagine dell'intestazione (questa nel post dell'"Ubik office" era l'altra candidata). Il vecchio template era pressocché illeggibile (bisognava scrollare a lungo per trovare il primo post) per tutti i browser della famiglia IE nella versione 5.x, 6.x o 7.x che fosse. Nella mia pigrizia colossale e nella convinzione che Firefox avrebbe nel giro di breve tempo ridotto gli utenti Explorer ad un sparuto manipolo di anacronistici autolesionisti, avevo rimandato il lavoretto per anni. Le statistiche mi hanno dato pero' impietosamente torto e gli utenti Explorer restano, inspiegabilmente, la stragrande maggioranza. Passi per la versione 7 di IE che ha finalmente almeno le tab (o schede), non riesco a capire che senso abbia usare le versione precedenti invece di passare a Firefox, Safari o qualche altro browser decente. Non avendo trovato un template come lo volevo io (elemnti di dickiana, una vecchia radio a transistor in un contesto cromatico ingiallito dal tempo) ne ho rimodellato uno del tutto diverso fino a farlo diventare simile al vecchio. Detto questo, ho testato il nuovo template (ancora da finire) coi seguenti browser:
- Safari, IE7, Chrome (OK)
- Firefox (i font della colonna fanno cagare, per il resto è OK)
Avrei bisogno di alcuni vostri feedback:
- Potreste dirmi come si vede il nuovo template con Explorer 5.x, Explorer 6.x, Opera o con qualche eventuale diavoleria di nicchia che conosce soltanto JoeCHIP?
- A parte l'illeggibilità (momentanea) dei minuscoli caratteri della colonna di destra, vedete altri problemi che mi sono sfuggiti?
- Preferivate questo o il precedente template? Sia chiaro che non cambia nulla, vi tenete questo fino a data da destinarsi, ma è tanto per sapere...
- Considerazioni varie ed eventuali.
Grazie per la gentile collaborazione.
Finché saltano le banche e vengono salvate con iniezioni di denaro
pubblico e presumibile aumento del debito, messi in sicurezza i depositi, i danni economici vengono spalmati sull'interezza della popolazione e l'impatto sociale avviene in modo relativamente poco traumatico. Fanno eccezione coloro che avevano denaro investito in borsa, sottolineando che avevano denaro e hanno scelto di investirlo in borsa. Come detto piu' volte l'impatto sociale si valuterà sulla ricaduta nella sfera dell'economia reale in particolare sulla produzione industriale, di conseguenza sulla disoccupazione e di nuovo sui consumi, in un circolo vizioso che si dovrà trovar modo di arrestare. Il parametro centrale nella vita delle persone sarà il dato sulla disoccupazione, su cui cominciano ad uscire previsioni e proiezioni, spesso discordanti ed in generale crescenti.
Vi racconto qualche numero, per fare mente locale.
Ad ottobre internamente alla CGIL (la fonte è il sindacalista petrolchimico), si proiettavano per il 2009 400mila nuovi disoccupati di cui la metà già vittima delle varie e bizzarre forme di precariato che l'intelligenza sopraffina del legislatore ha saputo concepire da Treu in poi. Una stima del genere nell' annus horribilis della finanza mondiale in un paese già alla corda del debito come Italia a me sembrava ottimistica. Mi si intenda bene: so perfettamente che 400mila posti di lavoro in meno comportano una difficoltà economica grave ed in certi casi perfino tragica (famiglie monoreddito) su almeno un milione di persone , se si tiene conto dell'impatto su tutto il nucleo familiare. Guardando ai numeri pero' vediamo che la forza lavoro italiana è circa di 25 milioni di persone (occupati + in cerca di lavoro, ISTAT) e che i 400 mila disoccupati in piu' andrebbero ad incidere circa per l'1,6%, cioè dall'attuale 6,7% all'8,3%. In paratica di poco sotto ai livelli del 2005 (indexmundi).
Andrebbero poi considerati, ai fini dell'impatto sociale, i licenziati di chi lavora in nero (esplusi in modo ancor piu' sbrigativo) e il dramma diello sradicamento sociale di decine di migliaia di immigrati regolari che vedono la loro possibilità di permanenza e di reddito legale, legato proprio al posto di lavoro (Bossi-Fini docet) spesso già poco qualificato e malpagato. Costoro soffriranno piu' di tutti.
Eppure i livelli del 2005, a fronte del peggioramento descritto, proiettano comunque il quadro di un paese di sicuro in crisi profonda e con alcune fasce sociali allo stremo, ma ancora in grado di reggere a livello sociale e di sentirsi complessivamente nord del mondo, con un modello di consumo (ed è il consumo la monodimensione totalizzante dell' italiano contemporaneo) rallentato, ma non messo radicalmente in discussione.
In dicembre Epifani, per lanciare l'allarme e facendo in fin dei conti il suo mestiere, cominciava a parlare di valanga di licenziamenti alle porte, senza pronunciare le stime ma utilizzando stavolta toni ben piu' enfatici. Sempre in dicembre le stime OCSE parlavano di picchi di disoccupazione in Italia nel 2009 vicini all'8,9%, quindi superiori ai livelli del 2004-2005, peggiori di quelli che giravano in CGIL ma tutto sommato dello stesso ordine di grandezza.
Veniamo a gennaio e arriviamo alle stime di Confindustria che hanno previsto pochi giorni fa (concordando al percentile con l'OCSE) di disoccupazione all'8,9% per la fine del 2009.
L'8,9% è dunque il dato piu' autorevole e che trova piu' conferme e fa riferimento a circa 500-550mila disoccupati in piu', un'enormità certo che marca perfettamente il segno di una crisi profonda per un paese che non ne aveva certo bisogno. Il dato peggiore pero' è che la fine crisi e la conseguente decrescita infelice del PIL è stimata non prima del 2011... il sistema puo' reggere a due anni del genere senza ripensare se stesso e senza raggiungere livelli di conflitto sociale che pensavamo dimenticati da tempo? Inoltre va considerato che ancora, ché ché se ne dica, non si conoscono i confini reali della crisi e nulla vieta che tali stime possano essere rivedute al rialzo: negli ultimi 7 anni le stime del PIL italiano, ad esempio, sono sempre state riviste in senso peggiorativo dopo i primi mesi dell'anno e stavolta partiamo da un incoraggiante -2%.
Ci sono poi le recenti stime mondiali dell'FMI che parlano di 20-30 milioni di disoccupati certi in piu' nel mondo per il 2009 e possibile incremento fino a 50 milioni. Posto che questa è una mia assunzione arbitraria che si limita suonare ragionevole, se l'Italia dovesse assorbirne una parte proporzionale al proprio PIL (contribuiamo al PIL mondiale per circa il 3%) potremmo pensare ad un caso peggiore in cui i posti di lavoro persi sarebbero nell'ordine del milione e mezzo, cioè una catastrofe sociale un paese che torna indietro di dieci anni, ma con un tessuto sociale e un debito anche privato probabilmente non piu' in grado di reggere l'urto.
C'è poi l'ultima cassandra per sua natura sopra le righe, a cui stavolta io non credo. Mi riferisco al dato strillato in piazza da Grillo che continua a ripetere una stima (presa da dove?) di due milioni di disoccupati in piu' entro il solo 2009, non so se rendendosi conto di quello che dice e che le sue parole comporterebbero. Ammortizzatori sociali inesistenti per una tale massa di ex-lavoratori, tensione sociale alle stelle, guerra tra poveri, file per il pane, intere economie locali che spariscono nel nulla, boom dell'economia informale e del crimine. Parliamo in questo caso della disoccupazione al 15%, quattro milioni di famiglie nella merda, parliamo se ancora non aveste capito della media nazionale pari ai livelli attuali della Calabria (con tutto il rispetto: ce l'avete presente la Calabria?) e con le regioni del Sud che scivolano verso gli standard di vita della Tunisia.
Si rende conto Grillo che sta parlando della vecchia cara Italia con le valigie di cartone che sbarca (ma dove stavolta?), invece di evitare gli sbarchi? Ripeto, io non ci credo e resto con le stime già drammatiche di CGIL, Confindustria e OCSE, ma se il non-piu'-comico genovese avesse ragione stavolta (con tutta la teoria paracomplottistica annessa, sulla militarizzazione preventiva delle città), beh in quel caso, fate esattamente quel che consiglia , non so quanto scherzando, nei suoi spettacoli: compratevi un fucile e dei sacchi di sabbia.
Il presidente della Camera Gianfranco Fini ha di recente proposto di rendere obbligatoria la predicazione in lingua italiana per gli imam, presenti nel nostro paese al fine di scovare quelli che predicano in favore dell'odio antioccidentale e incitano al terrorismo. Gabriella Carlucci si e' subito affrettata a sposare la proposta, spiegando che chi unque si opponesse all'idea avrebbe necessariamente qualcosa da nascondere. E' nato un discreto tam-tam che ha diviso tra quelli che approverebbero una tale norma e quelli che la riterrebbero discriminatoria o inefficace. Il PD ha commentato, i maggioranza ha commentato, i giornali hanno commentato, i
blogger hanno commentato e via di seguito percorrendo il circo mediatico. Vorrei far notare come, secondo consuetudine, non si stia un realta' parlando di nulla(*), e per diverse ragioni. Una legge del genere sarebbe di una incostituzionalita' talmente macrospica (articolo 15, ma anche 19 e 21) da non avere alcuna possibilita' di essere approvata definitivamente e questo gia' chiude rebbe il discorso. Come fa notare anche Kelebek la norma, per non essere discriminatoria verso i musulmani e la lingua araba, dovrebbe proibire un'infinita' di altre espressioni di culto non immediatamente comprensibili: dalla messa in latino, alle chiese per anglofoni presenti sul territorio, ai mantra religiosi buddhisti. Inoltre se pure si volesse accomunare qualunque gruppetto di musulmani raccolti in preghiera a un capannello sedizioso, cosa che non e' possibile per quanto detto sopra, o si avessero reali sospetti su questo o quell'imam la proposta cozzerebbe col principio giuridico (nonche' logico) che l'onere della prova e' a carico dell'accusa e che sono dunque gli inquirenti a dover dare evidenza che una data comunicazione abbia eventualmente finalita' criminose. E' un po' come se si volesse imporre ai siciliani di parlare in italiano intellegibile e di non scrivere su foglietti di carta, per dar modo alla procura di scovare a posteriori ordini mafiosi senza dover imparare a leggere Camilleri o perder tempo a decodificare malscritti pizzini.
Al solito, siamo al surreale.
Surreale che dilaga nella comunicazione politica con precise finalita': si fa cioe' strategia comunicativa.
Parto dall'assunto, del quale sono fortemente convinto, che Fini non sia un cretino(**) e che conosca fin troppo bene, visto il ruolo e il lungo trascorso politico, la Costituzione Italiana (non sono del tutto convinto che ne condivida i valori, ma questo e' un altro problema). Perche' allora fa una proposta che non ha alcuna possibilita' di essere trasformata in legge e, ma non e' stata interpretata cosi' dai comentatori ne' Fini ha precisato alcunche', al piu' potrebbe trattarsi di un accorato appello agli imam e ai credenti musulmani (chiaramente inefficace), ottenendo soltanto di alzare una cagnara? Forse perche' la finalita' e' la cagnara stessa...
Quello descritto e' soltanto uno dei molti esempi e nemmeno il peggiore. Qualche giorno fa leggevo un titolo sulla versione online di Repubblica o del Corriere sul fatto che i politologi stiano registrando la tendenza da parte dei politici a fare proposte, su cui si discute per settimane, e che finiscono in nulla. Non ho potuto leggere l'articolo e adesso sembra sparito dal web, spero che qualcuno gentilmente possa segnalarmelo.
Politologi o no, la tendenza e' fin troppo evidente ed e' quella che io avevo chiamato in un post vecchiotto a riempire l'agenda politico-mediatica di argomenti-moda.
"Nella rincorsa all'apparizione televisiva, l'unica reale arena politica rimasta, e nella necessita' dei media di saturare il palinsesto informativo, vediamo intervallare problemi veri, che in genere nascono da esigenze della società o da allarmi delle comunità reali, ad argomenti moda che tengono occupati giornali e TG in un ciclo infinito di finte polemiche e ridicoli dibattiti. Gli argomenti moda in genere nascono nelle segreterie di partito, nelle redazioni dei giornali e nei board aziendali." (***)
Anche se gli argomenti-moda di ordine politico sono soltanto un sottoinsieme dell'universo mediatico della fuffa (****), ultimamente il fenomeno relativo a quest'ultimi e' giunto a livelli tali per cui le proposte di aria fritta dominano letteralmente la scena, determinando il clima politico indipendentemente da cosa si approva di fatto in parlamento e da cosa sia stato concepito per restare invece relegato alla centrifuga mediatica. Si pensi alle sparate di Berlusconi su cui si ciancia per giorni, si pensi a quando Brunetta dice che i fannulloni stanno a sinistra (evocando epurazioni su base politica), si pensi alle piu' turpi proposte della Lega rimaste, e meno male, sul tavolo: impronte dei piedi per gli immigrati, impronte ai bambini rom, leggi improbabili contro le prostitute, i diecimila fucili di Bossi e via delirando.
Questa tattica comunicativa ha diverse finalita'.
La prima, come detto, e' quella di guadagnare visibilita' mediatica.
La seconda e' quella di avere un abile strumento di propaganda elettorale fuori dal periodo preposto. La lega urla per mesi che vuole Malpensa come super HUB mondiale in partnership con Lufthansa e poi Berlusconi vende ad AirFrance che conferma Fiumicino? E Maroni alza un bel polverone sul divieto di manifestare davanti ai sagrati (qui a Roma ogni angolo della citta' e' davanti a un sagrato). Cosi' l'elettore leghista si convince che, nel complesso, la Lega continua ad avercelo duro e a difendere i suoi interessi.
La terza e' quella si sondare il terreno. Si annuncia un provvedimento aberrante per vedere come la prende l'opinione pubblica: se la cosa non desta poi tanto scandalo si mette in un disegno di legge la versione soft, magari soltanto indegna, ben sicuri che l'opposizione sara' tutta contenta per aver fatto abbassare il tiro al governo (vedi la legge Alfano negoziata per non sospendere 10mila processi).
La quarta, come direbbe Prion, e' quella di distogliere l'attenzione dalla mano che nasconde la monetina. La monetina in questo caso e' l'argomento serio, come l'arrivo di una decrescita infelice del PIL del -2% , un numero di disoccupati ancora tutto da stimare entro la fine del 2009 e la epocale crisi dell'auto.
![]()
Auto invendute a milioni, uno dei tanti depositi sparsi per il globo.
Questa strategia comunicativa e' particolarmente diffusa nel centrodestra, non perche' il PD sia superiore a questi mezzucci, ma semplicemente perche' il PD non e' in grado di applicare una qualsiasi strategia di comunicazione, per becera che sia. Con la sagacia tipica della trota d'allevamento gli esponenti del PD si limitano ad abboccare ad ogni amo che la destra lancia contribuendo all'inutile cacofonia e per di piu' inseguendo l'agenda dettata dall'avversario.
Sogno un film sulla furbizia di Veltroni interpretato da Peter Sellers... un vero peccato che sia morto nel 1980. Ci sarebbe sempre Gene Wilder... e' ancora vivo?
(*) Forse per questo la Carlucci si e' proposta subito come esperta
(**) Sulla Carlucci invece mi limito a dire, per educazione, che ho un'opinione piu' articolata.
(***) Mi si perdoni se di tanto in tanto cado nella deplorevole pratica dell'autocitazione :)
(****)Che va dalle sparate sulla clonazione umana di Antinori a quelle di qualche partecipante ad un reality, attraversando tutto lo spettro delle possibili cazzate.
Qualche mese fa, causa pornoSPAM automatico su Viagra e affini che imperversava nei commenti del blog, avevo disabilitato i commenti anonimi. Di recente Splinder ha attivato un filtro che tiene l
ontani bot (nel senso di script automatici) autori della suddetta spazzatura, quindi ho riattivato i commenti anonimi qui e su Ozia. Questa decisione democratica e pluralista mi ha per ora permesso di fare la conoscenza del simpatico "ultras viking 1984 CN69" che, a seguito di un mio post piuttosto lungo e articolato sulle realtà neofasciste italiane, ha mostrato il suo apprezzamento dandomi del "COMUNISTA PEZZO DI MERDA", tuttomaiuscolo. Le interessanti, seppur imprecise, considerazioni di ultras viking sul mio presunto orientamento politico e sulla natura, questa sì, biodegradabile del mio fardello fisico non possono tuttavia gareggiare con la vera e propria orda (anche se l'alacre opererosità di un'unica entità dalle personalità multiple sembra la pista piu' probabile) di integralisti cristiani che letteralmente sciamano su Ozia. Approfitto per ringraziare costoro per le lezioni di metafisica ("dal nulla non nasce nulla"), le accurate sintesi storiche ("l'11 settembre l'ha voluto Dio") e le sterilissime polemiche per interposta persona con ogni autore ateo di cui io, JoeCHIP o Uther abbiamo mai recensito almeno un libro. Tutti ospiti anonimi d'eccellenza come vedete tuttavia se il tenore dovesse mantenersi questo, prima banno di nuovo gli anonimi e poi , come metodo infallibile antiTroll, chiamo i Ghurka:



che poi ci pensano loro ad effettuare la bonifica, correggendo chirurgicamente i difetti insiti in tutte decisioni plurali e democratiche.
Karl Marx Platz è invece un aggregatore (la definizione meta-blog mi piace meno) in cui i post presenti su Aramcheck dovrebbero apparire in automatico d'ora in poi. E' la prima volta che ho a che fare con un aggregatore e non conosco il giocattolo. Non so' se in genere si apre una dialettica interna, non so se cio' sia considerato desiderabile e non so quanto a lungo questo blog aderirà. L'unico aggregatore di cui ho avuto qualcosa piu' che vago sentore era Kilombo (anch'esso di sinistra) che, a quanto ricordo di aver letto, si è presto diviso in gruppetti, acrimonie e piccole faide personali (inusuale per l
a sinistra italiana, vero?). Se questo non accadrà a KMP, se mi darà l'occasione di leggere opinioni interessanti e se continueranno, come fanno ora, a linkare e dare notizia anche di altri punti di vista che "di sinistra " non sono, ci rimarro' con piacere. Nel frattempo ringrazion Jean Lafitte che mi ha gentilmente accolto, linko il sito e inserisco il banner (per ora nel post).
Infine, dopo due mesi di lotte burocratiche preso in mezzo tra le squallide ripicche dei Service Provider italiani e la loro proverbiale inefficienza, sono finalmente tornato a veder luce fuori dal tunnel del Digital Divide. Cio' che le burocrazie e le amministrazioni avevano inutilmente complicato, è stato rapidamente semplificato da due risoluti operai armati di piccozza e rude attitudine al problem solving, che hanno fatto passare un filo laddove qualche imbecille aveva seppellito un vecchio (ma ancora essenziale) pozzetto della SIP.
Poi dicono chi è che manda avanti il paese...
Questo del Digital Divide era uno motivi per cui di recente ho postato così poco, l'altro riguarda la quantità di impegni di cui sono sommerso e che continuerà ad asfissiarmi almeno fino ad aprile. Ho, come al solito, la fessa ambizione di fare parecchie cose in parallelo mentre pigrizia e incapacità me ne consentono, con risultati decenti, al massimo una per volta. La voglia di scrivere in realtà non mancherebbe, tanto che soffro di attacchi di grafomania notturna (tutt'altro che lucida) che mi costringono al mattino a cercare il filo , talvolta inesistente o di chiara matrice etilica, di astruse considerazioni lasciate su quaderni, spigoli di giornale e perfino tovaglioli (non sono ancora alla carta igienica, grazie a Dio). Sono mancati il tempo e la voglia di raccoglierli, formattarli e "postarli".
Adesso vivo fuori dal clangore metropolitano, sono di nuovo collegato alla rete e finalmente in una casa di fronte al mare. Quando avro' tempo e modo per assaporarla non escludo che la nuova sistemazione possa infine compiacermi.
Qualche tempo fa, prima delle ultime elezioni, scrivevo del fatto che davanti alla pietrificazione della crisi sociale e politica italiana (lo spettro violento di quella economica non si era ancora manifestato chiaramente) non vedevo emergere un'arte della crisi, in grado di trasfigurarla. Nel mio semianalfabetismo musicale, nel trascurato interesse di vecchia data per le arti figurative, in quello recente per certe forme di teatro e nella mia passione per i libri sto cercando di aguzzare la vista. D'ora in poi, se mi capitera' di incontrare qualche pezzo di questo momento artistico e letterario tutto presunto, magari ne parlero' qui cercando di ricomporne il puzzle, ammesso che un puzzle ci sia. Io credo che Italia De profundis, con l' "arte della crisi" abbia a che fare. Un estratto da Ozia:
E’ la prima volta che leggo qualcosa di Giuseppe Genna e aver cominciato da Italia De Profundis, che non e’ un testo dalle finalita’ e dalla struttu
ra convenzionale, credo mi fara' leggere gli altri in maniera diversa. Questo romanzo/non romanzo ,dice lui stesso, poteva e forse doveva chiamarsi Giuseppe Genna De Profundis, in quanto la finalita’ e’ proprio mettere a nudo l’autore. Le derive di uomo in un paese alla deriva. Uno scorcio autobiografico disarticolato lungo circa tre anni, o meglio, articolato secondo un percorso umano piu’ che secondo una linea cronologica convenzionale in cui, il racconto e la narrazione che lo prelude (la distinzione e’ dell’autore), cambiano spesso ritmo e registro. Diversamente dal solito il momento tragico precede quello comico e satirico, si compiono salti tra diversi segmenti e ci si ferma spesso sulla filosofia, sulla critica e sulla spiritualita’. Si fa riferimento ad altri testi e alla citazione di altri saperi come in un saggio pur mantenendo il pathos del romanzo, si passa, bruscamente, dal piano analitico a quello allegorico, da autoflagellazioni a orizzonti di boria.
Lo scrittore/protagonista entra spesso nel testo in modo didascalico e lo fa in quanto scrittore. Non leggete le prossime venti pagine perche’ sono incredibilmente noiose(*), vi dice. Se volete sapere con chi ho appena scopato, se e’ questo che vi interessa, andate al prossimo segmento, dice. Vi avverte che deve trovare il finale, mentre lo trova. Mentre scrive il racconto lo interrompe, distaccandosene (distaccandovi) in corso d’opera, per paragonarlo a scritti dello stesso tenore di altri scrittori. Quel racconto che a me ricordava l’opera caustica, divertentissima e terribilmente snob, della satira sulla societa’ di massa del miglior Michele Serra lui lo riconduce a Ballard, Houllebecq e soprattutto David Foster Wallace(**). L’autore entra continuamente nel romanzo per parlare del romanzo, o per per inserirne comunque le vicende in una prospettiva letteraria, quindi meta-letteraria. L’esercizio non e’ ozioso anzi, non e’ un esercizio.
E’ una necessita’.
Se l’obbiettivo e’ davvero mettersi a nudo, non si puo’ mettere a nudo soltanto l’uomo, ignorando lo scrittore. L’esercizio ozioso, la falsificazione letteraria piu’ evidente, starebbero proprio nel pretendere di mettere a nudo l’uno distinguendolo dall’altro, come se non ci si riferisse ad un unico ente. Lo scrittore si puo’ denudare soltanto mentre scrive, denudando di conseguenza il testo. Ci sara’ pure malizia e la nudita’ vera in fin dei conti puo’ essere soltanto quella del testo, perche’ ogni contatto con l’autore e’ sempre mediato dall’opera e la letterarieta’ altera per definizione: ma la coerenza interna di Italia de Profundis resta intatta, addirittura se ne giova.
Per un segmento a mio gusto irritante(***), ce ne sono almeno quattro magistrali, bellissimi, quasi perfetti nella tensione e nel realismo degli estremi. Per chi e’ interessato alla vita degli autori ci sono alcuni capitoli che, in quanto raccontati in un contesto autobiografico e danzando sul precipizio della morale corrente, potrebbero scatenare curiosita’ morbose sulla loro veridicita’. A me che quei fatti siano accaduti o meno non interessa minimamente (mi interessa molto piu’ l’opera che non la biografia storica e personale di chi scrive): sono verosimili e coraggiosi e l’incanto della letteratura si realizza prerfettamente. Un paio di domande su aspetti marginali e per niente scabrosi, pero’ vorrei porle a Genna se una volta per caso passasse di qui: la prima retorica la seconda sincera e sgomenta. Riguardo all’effetto sui lettori e il livello degli stessi, di Dies Irae e Gomorra: ma a chi pensava che andassero in mano i loro libri una volta che incontrato un grande successo? A milioni di intellettuali e spiriti liberi? Si chiede sempre al lettore di non mitizzare l’autore e poi si compie l’errore, piu' grossolano, di idealizzare il lettore? La seconda domanda riguarda invece la discussione sulla poesia avuta dal “gruppone” al villaggio vacanze, in cui un gruppo di personaggi neoitaliani, destrorsi e caricaturali, decreta la morte della poesia per precoce obsolescenza come se questa non godesse piu’ di libera cittadinanza nel vivere moderno, dominato dalla fica, dalla grana e dagli status symbol. Se quei personaggi sono delle rappresentazioni grottesche e stereotipate di tratti generalmente individuabili in molti italiani, coerentemente col racconto, siamo ancora alla satira, magari un po' forzata, dell’Italia agonizzante. Se quella conversazione invece e’ accaduta davvero, se quella conversazione e’ statisticamente possibile, cioe’ se la probabilita’ che quelle persone si riuniscano casualmente in un luogo come un altro e pronuncino quelle parole e’ diversa da zero nell’universo fenomenologico, questo perche’ Giuseppe Genna li ha realmente incontrati quel dato giorno a Cefalu’, allora vorrei saperlo. In quel caso probabilmente il millenarismo del “tragico esito italiano” figlio dell’impotenza davanti all’affondare sordo di questo paese esausto di se stesso e dalla cui suggestione anch’io sono tra mille dubbi rapito, sembra un’eventualita’ anch’essa piu’ concreta. Saremmo infatti al delirio anticulturale che si fa convinzione popolare generalizzata, peggio che nei piu' cupi incubi di Bradbury: il folle rogo della parola scritta di Fahrenheit 451, che germoglia dal basso.
(*) Un grande affresco allegorico che viene voglia di dipingere, e noioso non e’.
(**) Qui il destino e’ sardonico con Genna come soltanto il destino, una volta riconosciutolo a posteriori come tale, sa e puo’ essere. Wallace muore poco prima che il libro vada in stampa e le ultime parole scritte da Genna su uno scrittore per cui nutre, e’ evidente, una stima enorme suonano come un’offesa e un’accusa, guarda un po’, proprio di snobismo. La lunga nota in merito aggiunta a posteriori rientra poi perfettamente, come per magia, nella dialettica interna del libro. Potere della letteratura “aperta”.
(***) Quello in cui l’autore ci racconta di come David Lynch gli abbia fatto capire che Genna e’ l’unico in Italia ad aver capito David Lynch. Il che sancisce l’eventuale affinita’ estetico-spirituale tra i due, piu’ che l’acume dell’uno o la grandezza dell’altro.
(****) Qui c’e’ il rischio di cambiare il modo in cui la gente ti guarda e di risultare atrocemente antipatico. Cosa che accadrebbe a chiunque tentasse, credibilmente, di mettersi a nudo.
L'uscita di scena dell'amico George.

Voglio ricordarlo così il presidente George W. Bush ,giovane e bello all'inizio della sua carriera politica. Voglio ricordarlo quando era sulla cresta dell'onda insieme alla cricca (teo)neo-cons e alla pletora di leccaculi vicini (come Fox News) e lontani (come Ferrara, a proposito che fine ha fatto? Chiuso in monastero?) . Credo non ci sia stata una sola decisione di una qualche rilevanza presa da quest'uomo e da chi gli stava intorno che io non abbia avversato. Non c'è nessun altro politico che io ricordi, evitando di scomodare la seconda guerra mondiale, cui io non riesca ad associare almeno una decisione difendibile.
Quindi no signor Presidente del Consiglio, al contrario di cio' che lei ha detto appena due settimane fa nell'ultimo tentativo di sembrare amico di tutti, perfino di due come Putin e Bush che si fanno ormai la guerra per interposta persona (o staterello caucasico per la precisione), io non penso affatto che George W. Bush verrà ricordato come un grande Presidente. Perfino lei, ahimé, meriterà un giorno di avere miglior memoria, anzi non ho dubbi che l'avrà se in questo strano paese un giorno sì e l'altro pure non si perde ancora l'occasione per tentare pelose riabilitazioni di Mussolini. Certo il Duce aveva un altro stile, ma ché ché ne dica Flores D'Arcais lei non potrebbe fare altrettanti danni neppure se le venisse rinnovato il mandato altre cinque volte. Un po' per le condizioni storiche, un po' perché le mancano le capacità di incidere al di fuori dei suoi confini e un po' perché, e questo taglia la testa al toro di ogni improprio parallelo tra lei e Mussolini, il Duce voleva essere soprattutto temuto mentre lei, questo l'ho capito, vuole essere soprattutto amato. Lei non vuole conquistare l'Etiopia, lei vuole il suo volto sorridente immortalato su una statua in ogni città italiana, vuole essere ricordato come un padre fondatore benevolo e geniale. Non ho dubbi che ci riuscirà, le intitoleranno strade e viali bellissimi dove, mi spiace per lei, non si potrà impedire comunque ai cani di pisciare.
Monumenti per il suo amico George W. pero' non ce ne saranno, di questo ne sono quasi certo, verrà ricordato per quell'ottuso guerrafondaio suprematista che era. Verrà ricordato come un passo falso della democrazia americana come fu, peraltro immeritatamente, per il povero Nixon.
Gasparri ha appena detto che Al-Quaeda sarà contenta dell'elezione di Barak Obama. Lo capisce Gasparri che Al-Quaeda prima della presidenza Bush era del tutto ignota (per ammissione di Clinton) e oggi è una temutissima e per molti versi comoda Spectre nota ovunque come nemico N.1 dell'Occidente a cui si rifanno piu' o meno indebitamente centinaia di gruppuscoli terroristici in decine di Stati mussulmani nel mondo? Voleva essere una domanda retorica e invece ne è uscita una domanda stupida: no che non lo capisce Gasparri, non lo capisce come non capisce che che Karzai è a malapena il sindaco di Kabul., non lo capisce come non capisce tutto il resto. Signor Presidente avverta i suoi gerarchi che l'amicizia acritica verso il presidente americano non è una questione ideologica e che il prossimo culo da leccare, piaccia o meno l'abbinamento cromatico, sarà nero. Lo ha capito bene Frattini che, fiutando l'aria e interpretando per tempo il Wind of Change, ha passato la scorsa settimana tentando di tracciare improbabili parallelismi tra la sua figura politica Signor Presidente e quella di Barak Obama (si è messo a ridere perfino Casini).
Questo è quindi un gran giorno innanzitutto per la scomparsa politica del vecchio WASP, tanto che sarebbe stato un
bene (molto relativo) addirittura la vittoria di Mc Cain e della sua aggressiva vicepresidentessa artica. Poi, per carità, Obama ha i suoi meriti e tra questi non c'è quello di essere nero, se non per il mal di fegato quatriennale che la sua elezione provocherà alla minoranza razzista d'America, gente delle cui coliti bisogna sempre rallegrarsi. Tra i suoi presupposti meriti ci sono invece l'impegno ambientalista e verso le energie rinnovabili, la volontà di una politica estera incentrata piu' sulla diplomazia che sui carri armati e il suo background distante, o perlomeno non sovrapponibile, al neoliberismo Friedmaniano. Ce ne sarebbero anche altri (sanità, istruzione, redistribuzione etc...) di cui mi fregherebbe qualcosa se vivessi in California o nell'Oregon, cosa che purtroppo non è. In generale ha vinto qualcuno che a partire dal look, fino alla dialettica e al programma politico ha fatto della discontinuità rispetto alla presidenza Bush un mandato assoluto.
E ha stravinto.

Poi lo so (ma pare non lo sappia Veltroni, che è un fesso) Obama non è il Messia, avrà le sue Lobby, i suoi gruppi di interesse, le sue continuità storiche da mantenere, i suoi interessi strategico-imperiali e tutto il resto, ma mi pare buona norma concedere tempo a chi è appena arrivato e giudicare i risultati a posteriori, soprattutto se le premesse sono buone. Tanto per dire tra i consiglieri spicca Brietzinsky che è sì un guerrafondaio, ma rispetto a Rumsfield è uomo di tutt'altro spessore: anche la guerra ahimé, bisogna saperla fare. Quindi auguri a Barak Obama, al suo cambiamento se davvero arriverà e alla sua sfida nel raccogliere una nazione che rischia di andare in pezzi, ricordandogli che se alla prima visita diplomatica in Italia troverà un esercito di politicanti di colore che gli scodinzola vicino non avrà sbagliato aereo prendendone uno per l'Etiopia: sara' soltanto lucido da scarpe spalmato sulle solite facce. Siamo sempre noi i simpatici italiani che nessuno prende sul serio, quelli che mentre lei cerca per ora a parole di cambiare il mondo stanno qui a discutere del coccolone di Andreotti (col cazzo che il vecchio vi muore in diretta! C'avete sperato lo so...), le esternazioni senili di Cossiga (lunga vita a lei Presidente Emerito! se campa altri dieci ci dirà anche chi ha ammazzato Kennedy!) e del sempre verde Licio Gelli che dopo la militanza fascista, il collaborazionismo coi nazisti e le logge massoniche eversive si ritrova a novantanni a condurre un programma televisivo. E poi dicono che è l'America il paese dove puo' succedere di tutto...
Tirando le somme (I). Dialogo tra un Islandese e la finanza mondiale.
L'Islanda fino a pochi mesi fa vantava un benessere invidiabile e non pochi primati. L'Islanda era il paese con il reddito pro capite piu' alto d'Europa e il tasso di corruzione piu' basso. In Islanda era difficile andare in vacanza perche' la Corona Islandese era una moneta estremamente forte e gli abitanti avevano un tenore di vita molto alto. Il governo Islandese ha potuto permettersi di avviare un programma di rinnovamento industriale ed energetico che avrebbe dovuto portare alla totale indipendenza dal petrolio entro il 2020.

Non il 20% in meno (niente pezze calde in Islanda) ma la totale indipendenza. In Islanda il primo Ministro girava senza scorta e nelle banche non c'erano guardie giurate: ne' l'amministrazione pubblica ne' i banchieri erano disposte a pagare un servizio di sicurezza che non serve in un paese dove semplicemente la sicurezza non era mai sotto minaccia. In Islanda il tasso di disoccupazione era arrivato all'1% e la speranza di vita alla nascita a 80 anni. Beati loro che hanno potuto godersi a lungo un paese cosi'(*), ben lontani evidentemente dall'islandese che nelle operette morali chiedeva conto a madre natura di averlo fatto nascere in una terra tanto sciagurata.
In Islanda pero' nell'ultimo mese sono cambiate un sacco di cose.
Adesso in Islanda l'unico banchiere e' lo Stato e il primo ministro gira sotto scorta, mentre le guardie giurate osservano da dietro i vetri antiproiettile folle di correntisti increduli e imbestialiti che non possono accedere ai loro soldi. Ci sono stati migliaia di licenziamenti in pochi giorni, che su in paese di 300000 persone hanno rilevanza statistica enorme. Oggi un islandese che dovesse recarsi in Danimarca a prendere un caffe' pare che lo pagherebbe l'equivalente di 18 dei nostri euro. L'Islanda si e' risvegliata povera, ha dovuto nazionalizzare tutte le banche e chiedere 4 miliardi di Euro alla Russia per non andare in bancarotta, tanto che c'e' chi dice che Putin si e' praticamente comprato l'isola, mentre gli Islandesi sono sotto shock.
L'Islanda era esposta con l'attuale crisi finanziaria, aveva un debito molto alto e le banche intrecciate con la finanza anglosassone sono andate in crisi come birilli una dopo l'altra. Le e' successo piu' o meno quanto e' accaduto in UK, negli Stati Uniti e in molti paesi europei con la differenza che mentre nessuno puo' svuotare le proprie riserve di Euro, Dollari e Sterline e disinvestire in un colpo solo da tutto il nord del mondo, l'isola dei ghiacci e dei Geyser ha visto crollare la propria moneta del 20% il primo giorno e del 35% il giorno dopo rendendola immediatamente insolvente verso qualunque debito contratto verso l'estero. Una moneta debole e isolata che all'arrivare della tempesta diventa carta straccia.
A parte la triste favola dell'isola felice che cade nell'incubo, adesso dovrebbe essere chiaro quale prezzo puo' pagare un paese coinvolto in una crisi come questa dopo aver deciso di non entrare nell'euro. Adesso pare che anche Svezia e Danimarca ci stiano ripensando, strano e'?
Adesso dovrebbe anche essere chiaro che razza di idioti erano quelli che dicevano che dovevamo tenerci la Lira, gli stessi che proponevano poi di tornarci per poterla svalutare, come facevamo ai bei tempi, e fare concorrenza ai cinesi soltanto sui prezzi. Bella strategia considerando che l'Italia non e' esattamente un'isola felice del nord atlantico, posto semmai piu' appropriato per vagheggiare l'idillio isolazionista.
Adesso infine sarebbe ora di ricordare le facce dei venditori di fumo se non per smascherarli in pubblico, per evitare almeno che vengano ascoltati in futuro. Perche' e' raro, ma ogni tanto i nodi vengono al pettine, bisogna soltanto avere pazienza e un po' di memoria. L'impressione e' che prima che questa crisi abbia termine, per chi vorra' vederli, di nodi al pettine ne saranno venuti tanti.
E se volete, almeno questa e' una buona notizia.
Mentre il mondo si interroga sugli effetti della della crisi e sul modo di
venirne fuori alla svelta senza dover smantellare le proprie care certezze, Blossom Goodchild si e' occupata di recente di questioni assai piu' importanti per i destini di noi tutti. La signora australiana e' la medium che e' stata in grado di canalizzare il messaggio cosmico da parte degli alieni della Federazione della Luce i quali, stando al messaggio, dovrebbero comparire con le loro enormi astronavi martedi' prossimo nei cieli dell'emisfero australe e quivi sostare, ben visibili, per circa 72 ore. La notizia e' riportata qui , conferma un'altra predizione del famoso Dannon Binkley (il quale pare avesse previsto Chernobyl) ed esiste addirittura un video sull'argomento su Youtube (me lo ha segnalato Uther) con il messaggio integrale tradotto in italiano. Non va inoltre dimenticato che ad affini conclusioni era giunto di recente anche l'eminente Marco Columbro. Vi sconsiglio pero' di ascoltare il messaggio in quanto i dolciastri alieni si dilungano in un noiosissimo sproloquio sulla fratellanza universale, simile a una paternale in stile Partito Comunista Cinese del tipo: e' buono e giusto stare dalla mia parte poiche' io sono benevolo e armonioso, ma e' anche saggio in quanto se tu provassi a contrastarmi scopriresti che sono altresi' grosso e invincibile e quindi ti spaccherei il culo. Vabe'...sta cosa sta spopolando su Internet e se uno ha del tempo da perdere (letteralmente) trovera' un sacco di gente sui forum piu' strampalati intenta a discutere seriamente su questa eventualita' e sui suoi risvolti: dalle opportunita' che potranno presentarsi al genere umano agli eventuali problemi di integrazione (ma lo sanno i Fratelli della Luce che qui ancora pestiamo i negri?). Problemi seri insomma, altro che recessione globale: qui arrivano gli ospiti e io non ho niente da mettermi. Spero i fratelli luminosi non si offenderanno se durante l'atterraggio mi stappero' una birra decidendo sul da farsi (gessato grigio o tenuta techno-anni'80 tipo R&R Robots?).

Vasta e' Internet e bizzarri i suoi abitanti. Curioso come su questo e altri temi ben piu' seri, stavolta pare che il millenarismo sia esploso soprattutto dopo la fine del millennio e non prima come era accaduto ai tempi di Rodolfo il Glabro.

Quella che stiamo vedendo adesso è la crisi finanziaria poi, e soltanto poi, arriverà la crisi economica. Io ho paura della crisi economica, una paura fottuta. Anche se certo non mi farebbe piacere quello che mi spaventa della crisi non è il dover abbassare il mio tenore di vita. Riguardo alle condizioni economiche sono piuttosto fatalista, immaginando di vivere 75 anni è da cretini non aspettarsi di incontrare momenti davvero difficili, in tre quarti di secolo cambiano un sacco di cose. Un uomo preso a caso nato nel 1905 e morto 80 anni dopo avrà visto distruzioni, ricostruzioni, guerre civili, svariate recessioni, crisi iperinflattive, una grande depressione e due guerre mondiali. Se pensi di campare a lungo come minimo devi essere un po' fatalista e quel tanto intelligente da non contrarre mutui trentennali a tasso variabile.
Non mi spaventa l'abbassamento del tenore di vita anche perché pur non avendo motivi stringenti per fare a meno del superfluo, lo so ancora riconoscere come tale.
Quello che mi spaventa, e molto, di un'eventuale crisi economica è la reazione della gente: quando ci sono due persone e quattro pagnotte di pane, la situazione è sotto controllo. Almeno fino al prossimo pasto.
Quando pero' la pagnotta è una soltanto ci si trova davanti ad un Aut Aut: o la si divide in due parti uguali e ci si rimbocca le maniche per piantare il grano oppure il primo che afferra il coltello mangia e l'altro finisce sgozzato al campo santo.
Io li vedo gli italiani, li guardo in faccia tutti i giorni.
Li vedo già uno davanti all'altro, con l'ultima pagnotta nel mezzo a dover prendere una decisione. Lo sguardo sorridente, il volto rassicurante ma teso, le mascelle appena un poco serrate e la mano, svelta, che scivola verso il coltello.
Io li vedo perchè li ho già visti, mille volte nella Storia in altri posti e sotto altre bandiere.
Io li vedo, ma non li riconosco, perché sono un figlio delle quattro pagnotte.
Disilluso come elettore, apatico come cittadino, precarizzato e individualizzato come lavoratore, lontano da qualunque idealità morale, religiosa o politica egli chiede ancora insistentemente di essere appagato ma nell'unica veste con cui la società lo riconosce e nella quale egli stesso si percepisce, cioè come consumatore.
La gente non si è civilizzata è soltanto sazia e quando avrà fame, se il piatto sarà vuoto cercherà un nemico.
Il consumo definisce l'essere umano contemporaneo e non importa cosa accada attorno a lui, finchè la sua dimensione di consumatore è salvaguardata egli ha un'identità e un obbiettivo. Questa monodimensione totalizzante che si è sbarazzata o ha cooptato tutte le altre, è anche l'unico argine rimasto alla convivenza civile, poiché crollato questo l'uomo contemporaneo si disintegra, sprofonda in vuoto assoluto. Non c'è rete sociale, non c'è rivoluzione, non c'è spinta culturale che possa aiutarlo a ridefinirsi.
Nella società dei consumi una crisi economica vera, di portata storica intendo, si porta dietro milioni di crisi esistenziali individuali. Enormi masse confuse fatte di individui altrettanto confusi.
Il malumore della bestia per il momento è soltanto strisciante, la sua natura non è cambiata, semplicemente, in tempo di abbondanza si è fatta negoziale e mercantile, sempre piu' spesso truffaldina. Vuole anche la pagnotta altrui ma avendone già altre, non è disposta a spargere sangue per procurarsela, si accontenta del raggiro.
A volte mentre si reca al lavoro, educa i figli, discute dell'amministrazione pubblica e magari si lamenta di come negli ultimi anni il numero delle pagnotte sembri diminuire gradualemnte, se la osservate con attenzione, tra sorrisi cordiali e gesti inoffensivi la vedrete accarezzare distrattamente il coltello.
Quando il cibo scarseggia dovrà tornare a scegliere e, per quello che posso vedere, non ho dubbi su cosa sceglierà.
Purtroppo, sommo limite di ogni idea di progresso sociale collettivo, per cooperare serve un gruppo affiatato di gentiluomini, per competere invece basta un branco di iene affamate.
Un breve post riassuntivo giusto per fare il punto e riallacciarmi al post precedente visto che non si fa in tempo ad evocare l'effetto domino che gia' questi pare spostarsi, prima da merchant bank a banche commerciali e ora anche geograficamente attraversando l'Atlantico. Mentre Wachovia come previsto veniva salvata in extremis da Citigroup si sono succedute le crisi di banche Europee a cominciare da Fortis (noto gia' da venerdi) gruppo belga prontamente nazionalizzato, la britannica Bradford&Bingley e la Hypo Re tedesca. JoeCHIP mi raccontava poco fa che ascoltando oggi Radio24 sembrava di trovarsi di fronte ad un bollettino di guerra, con tanti morti e nessun esercito di liberazione in arrivo. Pare che adesso ad essere in sofferenza siano Ing Direct (si' quella di Conto Arancio) e Dexia, mentre Unicredit ha perso in un solo giorno piu' del 10%. Il tracollo di Unicredit e' il primo campanello d'allarme sul futuro della crisi in Italia dove fin'ora tutti , a cominciare da Draghi, si sono affrettati a dire che non esistono rischi di crack e che la liquidita' e' ottima, tanto che Intesa-San Paolo era data fino a ieri come una delle banche piu' sicure del mondo. In un certo senso questo dovrebbe essere vero, almeno se pensiamo ad un coinvolgimento diretto nella crisi, in quanto in Italia non si sono mai rilasciati mutui a lavoratori precari o saltuari, quelli che appunto negli USA venivano chiamati mutui subprime. E' anche vero che e' un intero settore interconnesso a tremare e che non e' affatto chiaro dove e a chi, in giro per il mondo, il rischio dei subprime sia stato ridistribuito. Si sta come d'autunno sull'alberi le banche.
Come accadde nel 1929(*) quando a tremare sono le banche quello che si teme e' l'effetto domino. Nella crisi dei subprime, che e' soltanto l'ultima e la peggiore delle grandi crisi degli ultimi quindici anni, a crollare finora sono state le merchant bank o banche d'affari, quelle in sostanza che prestano denaro sottoscrivendo e piazzando i titoli di nuova emissione a grandi societa', tra cui altre banche e governi. Il terremoto e' cominciato cioe' alla fonte del credito. Trovandosi a monte della catena creditizia le merchant bank sono anche le piu' distanti dall'economia reale: non hanno una base di correntisti, ne' depositi , sono meno controllate, hanno in genere pochi dipendenti, investono nei grandi fondi finanziari, in generale speculano su rischi elevati che ridistribuiscono, si muovono nel mercato interbancario, forniscono consulenze e a volte coincidono conle agenzie di rating. La crisi di liquidita' che ha fatto fuori Lemhan Brothers, sta trasformando Goldman Sachs e JP Morgan in banche commerciali (che gestiscono appunto i depositi) e ha gia' colpito i grandi fondi immobiliari e l'AIG, a leggere le notizie di ieri sembra quasi si stia spostando a valle. Ieri e' fallita Washinghton Mutual, la sesta banca americana nata come una vera e propria cassa di risparmio, il colosso inglese HBSC ha tagliato di colpo 1100 dipendenti e dopo il crollo in borsa del 27% si teme per Wachovia, la quarta banca statunitense. Wachovia in particolare era considerata fino a poche settimane fa, quindi con la crisi gia' aperta, tra le realta' piu' solide del panorama bancario statunitense. Se davvero l'uragano finanziario, che nessun analista ha ancora declassato a tempesta tropicale, viagga verso le banche commerciali vuol sdire che si avvicina ai correntisti, al grosso del credito alle imprese e, in buona sostanza, agli investimenti nell'economia reale, alla produzione e conseguentemente all'occupazione e al consumo.
Se Bush ha nazionalizzato a piu' non posso fino a farsi dare del comunista (come se si trattasse di una scelta ideologica... e che altro poteva fare!?) e la FED continua ad iniettare quantita' incalcolabili di denaro nel sistema e' proprio per arginare la crisi prima che questa distrugga l'economia reale, che subira' comunque cgravi onesguenze. E' ingiusto quanto vogliamo (ma lo si sapeva bene...)che sia il denaro pubblico a salvare coloro che hanno fatto danni in nome del profitto privato, ma si valuta evidentemente che in caso contrario le conseguenze potrebbero essere addirittura peggiori. A supporto di questa tesi sta il fatto che ai tempi di Enron, Worldcom, Global Crossing e della bolla della neteconomy nessuno a Washinghton si sogno' di prendere in considerazione nazionalizzazioni e salvataggi, anzi il messaggio che si volle comunicare fu semmai di tipo punitivo.
Nel suo ultimo discorso Bush chiedeva di evitare il panico per evitare una recessione, ma quello che probabilmente intendeva e' uno scenario molto piu' simile alla grande depressione.
Gli americani sono bravissmi a raccontare la crisi, chissa'... forse come unico effetto collaterale positivo, nasceranno nuovi Steimbeck.
Questa crisi, ovunque conduca, arriva in un momento in cui l'America ha un numero di poveri pari a quello degli anni 60 (ricordate il dato sui food stamp?), un debito pubblico enorme in mano in buona parte ai suoi avversari commerciali e politici, un sistema energetico che vede la produzione di petrolio interna in declino conclamato e i prezzi sul mercato internazionale piu' alti che mai, la moneta debole e un contesto geopolitico che ci ha portato con la guerra in Georgia di fatto in un mondo multipolare, in cui nuove potenze regionali difendono i propri interessi senza che Washinghton possa farci in fondo poi molto.
Anche se questa crisi dovesse essere tamponata a spese dei contribuenti il mercato finanziario mondiale e soprattutto anglosassone andra' comunque ripensato completamente, l'american way of life sara' rivisto se non addirittura negoziato, come nei peggiori incubi di George W., e degli spazi che si apriranno approfitteranno tutti quelli che non ne verranno travolti (Cina e Russia? Forse. Europa? Penso di no).
Qualunque sia lo scenario a brevissimo termine il nuovo presidente degli Stati Uniti si trovera' a dover gestire una stagione senza precedenti e molto potrebbe cambiare dal modo in cui verra' gestita. Se l'effetto tampone dovesse funzionare nel breve termine senza intervenire a livello strutturale, al piu' potranno tirare a campare accettando un rallentamento momentaneo dell'economia gettando gradualmente le basi per la prossima bolla (e' gia' successo nel 2001). Stavolta pero' avverrebbe in un contesto economico-finanziario screditato ed indebolito dove non sara' piu' facile come in passato attirare capitali stranieri. Forse chissa', si cogliera' l'occasione per rivedere la struttura stessa del sistema economico americano puntando su un nuovo New Deal che passi per l'indipendenza energetica e la terza rivoluzione industriale di cui, con un certo indefesso ottimismo, Rifkin va raccontando. Si potrebbe vedere un ritorno in auge di John Maynard Keynes con investimenti pubblici e la ricostruzione del welfare (ma come? accumulando altro debito?). In fondo, spesa pubblica per spesa pubblica , il contribuente potrebbe pretendere (**) servizi e sicurezze sociali in cambio di quei fiumi del proprio denaro che comunque finiscono per andare a riempire voragini finanziarie create da altri. Oppure, giunti di nuovo ad un punto di svolta, qualcuno tirera' fuori l'idea ricorrente: quella che passa per l'industria militare, gli eserciti e i bottini di guerra. Dall'individuazione del nemico allo sbandieramento della minaccia imminente, di quest'ultima opzione non sara' difficile cogliere i segni per tempo.

(*) Contesto comunque diverso quello del 1929, ma forse addirittura meno grave
(**) Ma il corpo elettorale, ammesso che lo voglia, e' ancora in grado di pretendere qualcosa dalla politica? Oppure e' soltanto in grado di scegliere tra due brodini dallo stesso sapore?
Divertente no?
Qualcuno dalle mie parti potrebbe commentare la barzelletta con un lapidario "Ridi su sto' cazzo". Qualcun'altro potrebbe invece indignarsi e ripensare a tutte le volte che in questo paese un carabiniere ha effettivamente sparato a un comunista o a tutte le volte che e' avvenuto il contrario, ricordando che in entrambi i casi non c'era nulla da ridere. Qualcuno potrebbe divertirsi in una complessa esegesi del pensiero dell'Unto, rendendosi conto che se vuoi trasformare una storiella che mette alla berlina la presunta cretinaggine dei carabinieri in una barzelletta sui comunisti, allora devi mettere il comunista al posto del carabiniere e non al posto del morto, se non capisci questo vuol dire che non hai capito nemmeno la prima di barzelletta. Se metti il comunista al posto del morto non puo' piu' far ridere, viene a mancare anche l'intenzione comica: diventa soltanto una storiella macabra e inquietante , soprattutto se raccontata dal capo del governo nazionale cui le forze dell'ordine fanno capo. Qualcuno infine potrebbe notare che lui si' ride, ma i giovani di AN applaudono divertiti dando implicitamente ragione a Iadicicco e torto a Fini.
Ma tutto questo sarebbe soltanto uno spreco di tempo e di parole perche' l'unica vera morale che emerge da questo siparietto e' che lui , come massimo esponente del surrealismno politico italiano , si e' guadagnato il diritto di dire il cazzo che gli pare.
Lui puo'. E non perche' e' potente, ma perche' e' dada.
Siete voi come al solito, gretti bifolchi razionalisti, a non capire l'arte.
« Prendete un giornale. Prendete le forbici. Scegliete nel giornale un articolo della lunghezza che desiderate per la vostra poesia. Ritagliate l'articolo. Ritagliate poi accuratamente ognuna delle parole che compongono l'articolo e mettetele in un sacco. Agitate delicatamente. Tirate poi fuori un ritaglio dopo l'altro dispondendoli nell'ordine in cui sono usciti dal sacco. Copiate scrupolosamente. La poesia vi somiglierà. Ed eccovi divenuto uno scrittore infinitamente originale e di squisita sensibilità, benché incompresa dal volgo. » (Tristan Tzara, Per fare una poesia dadaista)
« Dada non significa nulla. » (Manifesto Dada del 1918, di Tristan Tzara)
Ancora Panic Day. Imprecisioni e conferme.
L'articolo dell'Unita' di Nicoletta Napoleoni su cui mi sono basato nel post precedente sembra essere impreciso riguardo alle condanne e alle responsabilita'. Di sette imputati tre sarebbero stati effettivamente condannati per cospirazione finalizzata all'omicidio e alla costruzione di esplosivi, ma non risulta pianificassero di dirottare alcun aereo, di altri quattro e' stata riconosciuta la pericolosita' sociale ma si rimane sulla generica attivita' sovversiva senza che li si sia collegati in alcun modo alla pianificazione di attentati dinamitardi, dirottamenti o omicidi. L'ultimo infine e' stato assolto. Se ben ricordo, vado a memoria, altri erano stati arrestati quella mattina e furono scarcerati nelle settimane successive. La sostanza non cambia: gli aerei non dovevano restare a terra, e un secondo inesistente 11 Settembre e' stato mediaticamente montato a partire da una normale azione antiterrorismo.
Da "the register":
A British jury has decided that three men are guilty of conspiracy to murder and cause explosions, but refused to convict them of conspiring to blow up airliners in flight. A further four men have pled guilty to conspiring to cause a public nuisance, and the jury declined to convict them on murder or blowing-up-aircraft charges. These other four were never charged with conspiracy to cause explosions, never having been conclusively linked to bomb manufacture. A further defendant was found not guilty on all charges.
E ancora dalla BBC:
Prosecutors had told the court that the bombs were intended for planes - the bombs were ingeniously small and the ringleader had a record of scheduled flights to the US. But the bombs were never fully constructed - and tickets had neither been bought nor plans to travel made.
L'11 agosto del 2006 avrei dovuto prendere un aereo per San Diego ma giunto a Fiumicino trovai l'aereoporto militarizzato fino all'inverosimile, i voli tutti in clamoroso ritardo, le coincidenze perdute e le misure di sicurezza tali da non permetterti di portare nel bagaglio mano neppure un libro. Il giorno precedente, 10 di Agosto 2006, gli aerei di mezzo mondo erano rimasti a terra terra perchè una cellula terroristica era stata fermata a Londra un attimo prima di scatenare un secondo 11 Settembre utilizzando cellulari, bottiglie di Gatorade e... libri(?!).
Questo almeno è cio' che ci avevano raccontato.
In quell'occasione rinunciai al mio viaggio, al meeting di lavoro cui dovevo partecipare, all'appuntamento con Max Plank al Pier 39, al surf sulla spiaggia di La Jolla e a tutto il resto. Quello fu anche il giorno a partire dal quale divenne impossibile salire a bordo di un aereoplano con shampo, detersivi, biberon e qualunque altra tipologia di pericolosissimi liquidi detonanti.
Già a Settembre , dopo aver collezionato un po' di informazioni sparse nei trafiletti dei giornali, avevo scritto un post in cui tentavo di tirare le fila della questione per dimostrare che l'intera vicenda non stava in piedi. Un'operazione antiterrorismo come ce ne sono decine ogni anno in tutto l'occidente, cioè l'arresto di alcuni sospetti jihadisti non in procinto di attuare alcuna azione nel breve periodo, era stata montata ad arte per creare l'ennesima ondata di panico, con le conseguenti strette sulla sicurezza e il rilancio in grande stile del mantra sulla "guerra globale al terrorismo" salmodiato dai governi in affanno di Bush e Blair.
Nessun pericolo imminente, nessuna bottiglia esplosiva sui nostri aerei, nessun motivo per tenerli a terra proprio quel giorno, nessuna giustificata ragione per inasprire i controlli fino al ridicolo, nessun secondo 11 settembre. Nesssuna minaccia imminente quella mattina.
Dopo due anni di indagini e dibattimenti il tribunale inglese incaricato di processare i presunti Jihadisti ha confermato indirettamente che il Panic Day, era del tutto ingiustificato, dunque qualcuno ha creato quella notizia ad arte. Tutti gli imputati meno tre sono stati scarcerati perchè su di loro non ci sono prove. Per tre di questi l'imputazione che rimane in piedi è soltanto quella di "cospirazione", cioè quando è stata arrestata questa gente progettava , o aiutava altri a progettare, effettivamente delle azioni che pero' erano ben lontane dall'essere applicate. Dire che l'unica imputazione è questa significa che questa gente non possedeva esplosivi, poiché questo avrebbe costituito un secondo capo d'accusa che non compare.
Il resoconto complessivo lo trovate qui.
I grandi media liberi, degni di un ministero della propaganda qualsiasi, hanno saputo soltanto assecondare il comandante in capo scattando sull'attenti a richiesta. Nella stragrande maggioranza dei casi senza porsi un dubbio, senza un'inchiesta e senza una smentita.
Quindi sì signori, gli Stati e i Servizi Segreti per loro conto,talvolta creano complotti che non esistono, allo scopo di avvalorare le loro politiche. Sono quindi complottisti e per giunta in malafede.
Nel farlo non si preoccupano di far perdere denaro alle compagnie aeree, di far perdere tempo e denaro a noi e, cosa piu' grave, giocano con le nostre paure per farci sentire sotto assedio, minacciati, indifesi.
Lo Stato per definizione detiene il monopolio della forza ed è soltanto quando ci sentiamo in pericolo che diventiamo davvero disposti a lasciargli carta bianca.
Hanno ricreato lo shock dell'11 Settembre ad arte per tenere la gente sulla corda, come il richiamino di una vaccinazione da farsi ogni due o tre anni.
Ci fanno vivere peggio di come potremmo, ci fanno perdere gli aerei, ci fanno dar buca ai nostri amici e, cosa piu' grave, ci impediscono di fare il surf.(*)
Questo non lo dico né io, né qualche complottista ossessionato dai rettiliani: lo dice un tribunale di Sua Maestà la Regina.
E' la Common Law bellezza, mica David Icke.

(*) Pronunciat o come lo pronuncia il Colonnello Kilgore in Apocalipse Now, proprio con quella voce là ).
Renato Biagetti mori' colpito da dieci coltellate di fronte al pezzo di mare dove mi trovate da maggio a settembre a prendere il sole, a 100 metri da dove sempre piu' di rado e con risulati sempre peggiori , se c'e' mare di scaduta cerco ancora ogni tanto di cavalcare le flebili onde del Mediterraneo. Renato mori' sotto gli occhi di alcuni miei amici e fu una delle tante aggressioni fasciste avvenute a Roma negli ultimi anni.
Tante, tutte piu' o meno ricordate e segnalate su questo muro verde.
Non era, ne e', mia intenzione fare l'ennesimo blog antifa e, a dirla tutta, di para, pseudo, neo e protofascismi, non senza una certa ambiguita' nell'uso dei termini e dei toni, ne parlo anche troppo. Avrei voglia di evitare e mi sforzo di mantenere un po' di equilibrio cercando di tenermi lontano da letture superficiali o garibaldine.
Pero' le cose accadono e mi accadono intorno.
L'altra sera ero ancora dall'altra parte dell'Atlantico mentre, proprio vicino casa il Brigante, il Tassista e lo Zingaro (vecchio compagno di viaggi e neocoinquilino) andavano al concerto organizzato per ricordare la morte di Renato Biagetti a due anni dalla tragica notte di Focene. Al termine del concerto c'e' stata un'altra aggressione neofascista con le immancabili lame al grido di "zecche andatevene!".
Su questo blog non ci trovate ne' la propaganda di partito ne' tantomeno quella del Centro Sociale di zona, non ci trovate, spero si legga con chiarezza, nessuna nostalgia del '77. Anzi, se continuo a commentare e segnalare e' proprio perche' temo che in assenza di qualunque risposta a questi fatti prima o poi qualcuno, come gia' avvenne in passato, comincera' a dare le risposte sbagliate. Del resto nel clima di insicurezza e impunita' si crea quella zona d'ombra in cui chi non intende distinguere tra autodifesa e rappresaglia sguazza, abbracciando fors senza accorgersene le modalita' d'azione e di pensiero dei propri aggressori.
Segnaliamo anche questa, tanto per lasciare traccia e memoria in favore degli smemorati come Nicola Marrazzo e Riccardo Milana del PD che lasciano intendere, strumentalizzando, come da qualche mese aggressioni di questo tipo si stiano intensificando in un clima di impunita' e legittimazione:"da qualche mese", cioe' da quando c'e' Alemanno. Eh no... mi spiace, Renato e' morto due anni fa e da allora di aggressioni ce ne sono state in quantita', basta leggerlo sui muri di Internet, negli archivi dei giornali e basta chiedere alla gente.
Senza riporre alcuna fiducia in Alemanno e i suoi sodali, soprattutto su questi temi, va ricordato agli smemorati che se d'impunita' e legittimazione si tratta, e' cominciata con Veltroni, col PD e col loro Modello Roma, idillio supremo di una citta' aperta e tollerante, dove la societa' civile e i virtuosi amministratori sono stati maestri in sedici anni di governo di sinistra nel guardare dall'altra parte.
Non volevano rogne poverini, mentre adesso che governano gli altri lanciano strali e fingono di mettere perfettamente a fuoco il problema. Peccato che la propaganda di partito di problemi non ne abbia mai risolti forse proprio perche', orba e strabica per sua natura, e' abituata a mettere a fuoco con un occhio solo: quello che guarda alla convenienza politica e ignora, tutte le volte che le fa comodo, la realta' dei fatti.
Ringraziando JoeCHIP per il consueto spunto, vorrei proporre parte della sua ricostruzione di qualche fatto e qualche dichiarazione relativi alla vicenda Alitalia facendo il punto su due date una di Marzo e una di questi giorni.
26 marzo 2008
Il piano di Air-France: 540 esuberi per i piloti e 900 per gli assistenti di volo. Il personale "licenziato" si troverebbe con lo stipendio pagato *al 100%* (avete letto bene: i 2/3 dai francesi, 1/3 dallo stato italiano) fino a un massimo di sette anni come aiuto fino al nuovo impiego. Nel piano un aumento di capitale da un miliardo di euro e investimenti entro il 2015 per 6,5 miliardi con aumento della flotta aerea. Berlusconi: "Alitalia resti in mani italiane: presto la "cordata", i numeri di Air-France sono inaccettabili e impossibili da accogliere, offensivi".
30 luglio 2008
Il piano della cordata: Silvio Berlusconi ai senatori del Pdl riuniti a cena ieri sera ha illustrato il nuovo piano dell'Alitalia: 5mila esuberi e "i sindacati non devono mettere i bastoni fra le ruote". Secondo Repubblica di oggi considerando anche i tagli ad AirOne gli esuberi complessivi salirebbero a settemila. Gli investitori entrerebbero pare con settecento milioni.
Nel frattempo tra Marzo e Luglio c'è il ritiro di AirFrance, un milione al giorno di perdita netta per Alitalia, un prestito ponte di 300 milioni probabilmenete a fondo perduto e una valanga di dichiarazioni oscillanti tra la boutade demenziale e la turbativa d'asta il cui lungo elenco, tra rampolli e druidiche controcordate padane, vi risparmio per decenza.
Pero' vuoi mettere se ti licenzia un francese o ti licenzia Ligresti?
Vuoi mettere quando i soldi dello Stato permettono di far fare l'affare agli amici degl amici? Tutta un'altra cosa, no?
Adesso Berlusconi sostiene che per Alitalia c'è la fila. Pur volendo prendere l'affermazione con le molle (vista la fonte) la cosa tuttavia non dovrebbe stupire.
Quando infatti rispetto ad Airfrance che offriva 35 centesimi per azione questi dovessero rilevare un fallimento controllato a 0 euri, quando i soldi di fatto ce li mette lo Stato mentre il governo amico ci mette la faccia, le pressioni, i prestiti e gli appoggi politici, quando dei sindacati ingordi prima e suicidi poi si lasciano tagliare fuori, quando l'investimento che ti si richiede è minimo e garantito dalla presenza della presidente di Confindustria: dov'è il rischio d'impresa? Perché non dovresti metterti in fila?
Gli avvoltoi dell'imprenditoria italiana non possono certo farsi sfuggire l'ennesimo banchetto sul cadavere dello Stato, a maggior ragione se si considera che siamo agli sgoccioli e tra un po' resteranno da spolpare soltanto le pubbliche ossa.
Considerando infatti che in vent'anni dagli immobili alla telefonia, passando per treni e autostrade, quasi tutto il patrimonio pubblico è stato (s)venduto ai soliti quattro cialtroni, conoscendo il livello del "management" e soprattutto tenendo conto che l'indebitamento complessivo resta titanico e le casse vuote: quanti affari paraculi si potranno ancora fare in futuro a spese dell'impresa Italia?
E' l'ultimo giro gratis, i vampiri lo sanno, e vogliono esserci.
Sebbene per chiarezza nel capire a chi sto rispondendo io preferisca i commenti autografi, non ho nulla in particolare contro i commentatori anonimi. In fondo sono semi-anonimo anch'io. Ultimamente pero' non appena mi allontano dal Blog per qualche giorno trovo puntualmente una tempesta di pornoSPAM: decine di commenti che vi invitano alle piu' ardite pratiche erotiche. Siccome tali pratiche non attengono strettamente agli argomenti quivi trattati e visto che probabilmente siete già ampiamente edotti in merito, ho preferito bloccare i commenti anonimi.
Dovrebbe bastare.
Per i commentatori abituali troppo pigri per registrarsi su Splinder beh, siate meno pigri. La registrazione è gratis, vi ruba pochi secondi e vi permette di scegliere un simpatico nickname/avatar col quale identificarvi nel tempo libero, sviluppando così una personalità nuova di zecca che vi renderà meno tristi nelle giornate uggiose e melanconiche.
C'è gente cui un buon Avatar ha risolto un sacco di serate.
Io a quella manifestazione c'ero. Senza bandiere e senza gruppi di appartenenza ero accompagnato soltanto dalla mia bicicletta. Si e' trattato di una manifestazione plurale di opposizione a questo governo con interventi di tono, orientamento e spessore politico diversi. Ci sono stati (oltre alle pietre dello scandalo) interventi precisi sull'incostituzionalita' di certe norme e interventi accorati come quello qui sopra di Moni Ovadia, in difesa dei valori antifascisti e democratici.
Non ci sto bene in una piazza dove sventolano anche bandiere del PD, non ci sto bene affatto.
Non c'erano pero' soltanto quelle, la presenza piu' massiccia era quella dell'IDV, poi c'era di tutto dalla sinistra ex-parlamentare a quella extra-parlamentare per scelta, c'erano quelli di Grillo e quelli delle piu' disparate associazioni. C'era il PMLI e c'era il democristiano anti-berlusconiano. C'era perfino il tizio solitario in bicicletta.
Trovo non sia un caso che al di la' di Papi e Pompini il tavolo sia saltato sugli unici tre interventi che hanno accusato Veltroni di essere il primo alleato (nemmeno troppo involontario) di Berlusconi, attaccando l'opposizione parlamentare quasi quanto (Travaglio, Guzzanti) o tantoquanto (Grillo) il governo. L'Unita' della manifestazione sul palco salta sull'appoggio alla pseudo-opposizione parlamentare del PD, non sui pompini. Non a caso chi resta in mezzo e' Di Pietro.
In quella piazza c'era troppa roba diversa? Dipende dalla posta in palio.
Se si vuole formare un governo si', c'e troppa roba.
Se si vogliono affermare o difendere i valori della democrazia e della Costituzione Repubblicana e sensibilizzare l'opinione pubblica verso derive razziste e fascistoidi, allora no: avrei voluto vederci anche piu' roba in quella piazza.
La resistenza partigiana si estendeva dai comunisti rivoluizonari a Edgardo Sogno (monarchico).
Non si e' parlato di soli pompini e non vorrei che nel pieno di una deriva fascistoide qui si stesse perdendo troppo tempo a discutere su Claretta Petacci.
La bagarre sull'urgentissima legge per le intercettazioni, le pene draconiane contro i giornalisti e tutta l'emergenzaprivacy, come ampiamente spiegato ad esempio da Travaglio, erano in realta' legate alla recente desecretazione (sono atti pubblici) della seconda tranche delle intercettazioni Berlusconi-Sacca'. Le intercettazioni erano state consegnate agli avvocati e ad alcuni funzionari pubblici qualche settimana fa e bisognava dunque soltanto impedirne la pubblicazione da parte dei giornalisti. Questo fatto, di pubblico interesse, naturalmente richiedeva un provvedimento d'urgenza del governo che, ahime', pare arrivera' troppo tardi tanto che domani l'Espresso potra' pubblicarle integralmente, dopo averne fornito oggi una piccola anticipazione sui principali quotidiani online. E ora? Ora la maggioranza dira' che se a Berlusconi piace scopare la fica questi non sono affari dei magistrati (e non si puo' che concordare) e l'opposizione fara' ombra, che fa caldo, e poi magari promettera' di incazzarsi in autunno. Spiace un po' per Veronica
Lario lo sputtanamento su simili questioni e' sempre doloroso, suppongo pero' che la signora sia ormai ben conscia di chi ha sposato e in quanto a mediatizzazione del loro rapporto, va detto che entrambi i coniugi ci avevano gia' messo del loro al tempo delle letterine pubbliche. Per la storia in se' non ho nessun interesse non me ne frega un cazzo della vita privata di nessuno dei nostri VIP bellissimi e patinati, figuriamoci di quella di un vecchio di settant'anni. Interessante e' invece il rapporto tra politica e funzionari pubblici, cosi' come lo sono i rapporto tra il padrone di Mediaset e la dirigenza RAI quando quest'ultimo governa. Interessante e importante e' la liberta' della stampa e il diritto ad essere informati. Interessante e preoccupante e' un giornalista in carcere "per aver fatto il giornalista", indipendentemente da quanto questo mestiere possa piacerci o farci schifo.
Interessanti sono i servi, sempre.
Lo zelo e l'entusiasmo del servo sono l'architrave su cui si regge l'esistenza stessa del padrone.
Quindi interessante e' Sacca', non Berlusconi. Riporto l'intervista (cosi' come compare su Repubblica) opportunamente decurtata delle sue parti inutili, cioe' delle richieste di Berlusconi, per lasciare spazio al nocciolo della questione: l'incontinente cerimoniale denso di ossequiosi assensi del prode Direttore Generale di RAI Fiction.
B: [...]
S: Sì.
B: [...]
S: Sì.
B: [...]
S: Ma...
B: [...]
S: La chiamo...
B: [...]
S: Va bene, la chiamo, la convoco...
B: [...]
S: Va bene.
B: [...]
S: Sì.
B: [...]
S: Va bene...
E un lacche' del genere, detto tra noi, chi non lo vorrebbe al proprio servizio?
Per quanto riguarda B. temo che qui lo si stia colpendo, come ebbe a dire lui stesso, "nella cosa cui tiene di piu'", cioe' la "sua immagine". Lui pero' su questo ha un destino segnato. L'unica sentenza cui non puo' sfuggire riguarda la fine della sua parabola umana e politica che, se non e' dato sapere come e quando accadra', una cosa almeno e' certa fin d'ora: avverra' in diretta.
L'immaginario dei romanzi di Philip Kindred Dick è quello di riferimento di questo blog. Lo stesso nome "Aramcheck" compare nel romanzo Radio Libera Albemuth (uscito postumo e precursone della "Trilogia di Valis") come associazione sovversiva immaginaria, inventata dal potere (Ferris freemont aka Richard Nixon) per diffondere paura e insicurezza nella popolazione ottenendo mano libera nella repressione e nel controllo. Pare che Hollywood ne abbia appena fatto un film per ora in uscita soltanto negli Stati Uniti del quale, almeno da noi, si è parlato poco o per niente. A dire la verità perfino il sito della pellicola lascia parecchio a desiderare con delle sezioni under construction ancora oggi che il film dovrebbe quasi essere nelle sale, e sì che nel cast c'è gente come Alanis Morrisette che, piaccia o no, ha il suo folto seguito. Se "Radio Libera Albemuth" è un romanzo bipolare e paranoico che, come quasi tutta l'ultimissima produzione di Dick, puo' anche non piacere (come si intuisce dal contesto grafico da queste parti eccome), Ubik è invece un
capolavoro assoluto sul quale in questa sede non sono ammesse discussioni se non nella forma apologetica della lode sperticata. Ubik è uno sguardo panoramico su un universo che crolla e si disfa tra le mani dei protagonisti. All'interno della visione gnostica di Dick, Ubik è il romanzo in cui forse più di ogni altro l'autore veste i panni del maldestro demiurgo che osserva il disfacimento della propria stessa creazione. Anche i diritti di
Ubik sono stati recentemente acquistati per farne un film e mentre resta facile immaginare come la macchina Holliwoodiana potrebbe spettacolarizzare i poteri psionici del gruppo di protagonisti neoumani, incarnare efficacemente il personaggio scazzato e disilluso di Joe Chip (questo nome vi ricorda qualcuno lo so) o quello enigmatico di Runciter, e ingannare abilmente lo spettatore conducendolo nella dimensione ambigua "morte apparente"/"vita apparente" fino a non permettergli piu' di distinguere tra la realtà vissuta e la realtà sognata, sono invece davvero curioso di capire come lo faranno crollare pezzo per pezzo questo dannato universo. Voglio vedere, cio' che ho letto e quindi solo immaginato. Peccato che si dovrà attendere forse il 2010 per la realizzazione del film e, ahimé, si corrono sempre mille rischi che potrebbero far saltar fuori una cagata colossale: basta ad esempio, tanto per citare l'insidia piu' oscura e letale, dare la parte di protagonista a Nicolas Cage. Quando le forze del male volgono il loro sguardo rovinoso sulla settima arte e decidono di distruggere qualcosa che aveva le carte in regola per aggiungere bellezza al mondo, di solito, ingaggiano Cage.
"[...]Questa sospensione di un anno consentirà alla magistratura di occuparsi dei reati più urgenti e nel frattempo al governo e al Parlamento di porre in essere le riforme strutturali necessarie per imprimere una effettiva accelerazione dei processi penali, pur nel pieno rispetto delle garanzie costituzionali.
I miei legali mi hanno informato che tale previsione normativa sarebbe applicabile ad uno fra i molti fantasiosi processi che magistrati di estrema sinistra hanno intentato contro di me per fini di lotta politica. Ho quindi preso visione della situazione processuale ed ho potuto constatare che si tratta dell'ennesimo stupefacente tentativo di un sostituto procuratore milanese di utilizzare la giustizia a fini mediatici e politici, in ciò supportato da un Tribunale anch'esso politicizzato e supinamente adagiato sulla tesi accusatoria.
Proprio oggi, infatti, mi è stato reso noto, e ciò sarà oggetto di una mia immediata dichiarazione di ricusazione, che la presidente di tale collegio ha ripetutamente e pubblicamente assunto posizioni di netto e violento contrasto con il governo che ho avuto l'onore di guidare dal 2001 al 2006, accusandomi espressamente e per iscritto di aver determinato atti legislativi a me favorevoli, che fra l'altro oggi si troverebbe a poter disapplicare.[...]"
Fuori dallo stile formale, peraltro doveroso nelle comunicazioni tra la Presidenza del Consiglio e quella del Senato, si potrebbe così sintetizzare i contenuti della missiva:
1) Sto varando una legge che sospenderà per un anno i processi meno gravi e meno urgenti, dandomi il tempo di riformare il processo penale .
2) Tra questi processi ce ne è uno a mio carico giunto quasi a sentenza. Grazie a questo provvedimento avro' dunque il tempo di disinnescarlo ad esempio varando un Lodo Schifani 2 che faccia decadere i processi in corso alle piu' alte cariche dello Stato, tra cui io e lei caro Schifani(*). Trattasi dunque di una legge ad personam.
3) Questo processo per cui varo una legge ad personam è presieduto da un magistrato di estrema sinistra che intendo ricusare in quanto, cosa inaccettabile, mi ha accusato in passato di farmi le leggi ad personam.
Dai, adesso ditemi che non è un grande?
La sostanza la conosciamo tutti, è sempre la stessa, è tediosa e ripetitiva, ma la forma? Lo stile fintamente indignato? La terminologia massimalista, col magistrato assimilato ad un frequentatore del Leoncavallo? La perfetta circolarità del concetto?
In mezzo a tutte le cose ragionevoli che si possono dire contro il personaggio in questione e tutta la sacrosanta indignazione per il fatto in sé, non serpeggia silenziosa anche in voi un po' di ammirazione?
In un tale spericolato disprezzo per l'intelligenza altrui non vedete anche una certa grandezza artistica?
No? Vi sentite invece presi per il culo? Vi sentite preoccupati?
Signori, il problema è vostro.
Lasciate perdere le categorie dialettiche della politica, lasciate perdere la logica e lasciate perdere il diritto o non capirete mai il surrealismo.
Questa è arte cazzo, non va ragionata: è bella in sé.

(*) Lo Schifani Presidente del Senato cui è indirizzata la lettera è lo stesso Schifani del suddetto lodo, che era appunto una legge ad personam in favore del mittente.
Stavo raccontando su Ozia le impressioni ricavate dalla recente lettura de "La scimmia nuda" di Desmond Morris, consigliato dal collega-alpinista e attualmente prestato alllo "stilista dei mods e delle curve" che pare lo stia apprezzando: l'argomento mi pare adatto anche a questo blog, a maggior gloria del pastafarianesimo e delle discettazioni sulla natura umana. Sì lo so, "la scimmia nuda" è un testo datato e risale agli anni sessanta, quando il famoso etologo-antropologo (e pittore surrealista stando a Wiki...) decise di affrontare lo studio dell'essere umano per quel che è: l'ultimo modello di scimmione, tutto nuovo e migliorato, che madre natura si è arrischiata a selezionare. Forte della propria esperienza nello studio delle circa 250 specie di primati, Morris decide di osservare l'Homo Sapiens dal punro di vista zoologico e comportamentale, indagando con piglio e metodo rigorosamente darwinisti le possibili ragioni evolutive delle sue caratteristiche peculiari. Se ci si pensa, infatti, la pretesa di molta psicologia di voler spiegare le ragioni recondite del comportamente umano a partire dalle attuali complessità sociali, culturali e intellettive appare utile quanto l'idea di voler costruire una casa partendo dal tetto. Sorvolo poi su tutta la psicologia simbolica e archetipica, che non ho mai capito cosa intenda dimostrare... Jung era un uomo
simpatico e pieno di immaginazione, ma resto convinto che si sarebbe espresso meglio come poeta esoterico, magari continuando a fare il medico a tempo perso, piuttosto che come studioso teorico della psiche umana. Se delle origini dell'uomo qualcosa sappiamo per certo è proprio che esso è un animale, che come tutti gli animali si è evoluto per selezione naturale, lottando con l'ambiente e selezionando i caratteri genetici migliori a partire da un antenato comune con i primati che, in ultima analisi, ci apparirebbe oggi come un sottotipo di scimmia. Se un approccio di tal fatta, che parta appunto da questa realtà inoppugnabile ( no, il creazionismo NON E' UN OBIEZIONE SERIA ), di certo non esaurisce la complessità umana è anche evidente come esso sia l'unico in grado di indagarne correttamente le fondamenta. Quel sostrato che possiamo correttamente definire inconscio proprio perché precede la concienza di sé tipica dell' intelligenza umana, e proprio in virtu' di questo non siamo in grado di decodificare in modo immediato. Sessualità, socialità, caratteristiche fisiologiche, atteggiamenti mentali e comportamenti andrebbero studiati a partire da queste premesse sulle quali, in un secondo momento, si sono sviluppate le caratteristiche che ci contraddistinguono oggi dai nostri cugini rivestiti di pelo. Immagino che dagli anni '60 ad oggi, Morris avrà collezionato una discreta quantità di attacchi per la sua opera, non dubito alcuni dei quali fondati, ma "La scimmia nuda" resta un saggio interessante, ben scritto, ironico quanto basta e straordinariamente convincente malgrado, questo è inevitabile, in tali ambiti ci si debba muovere necessariamente nello spazio delle ipotesi.
Tutte le considerazioni espresse sopra valgono naturalmnete per il sottoscritto, per materialisti senza Dio come Prion e forse per qualche lettore di passaggio, non certo per la famiglia Alberoni (ah! che fini intellettuali espime talvolta il genio italico!), né per la redazione del TG2 (talmente all'avanguardia che me li immagino inseriti in un organigramma aziendale che preveda valvassori, paggi e servi della gleba) e naturalmente le schiere vaticane, da sempre custodi della Verità religiosa e di quella scientifica che, come è noto, si rafforzano a vicenda. Loro infatti non discendono da nessun ceppo di mammiferi antecedenti, come insinuerebbe quel nazista di Charles Darwin (...ma anche marxista come sentiremo nel video che segue). Loro sono stati creati quando Dio ha sputato su un pezzo di argilla. Poi visto che Francesco Alberoni(CDA RAI) si sentiva solo, da una costola di costui è nata Rosa, sua moglie. Amen.
PS: Sì, lo so che non è la prima volta che ripropongo in giro questo video, non posso farci niente: lo trovo IPNOTICO. E' in assoluto la cosa più grave che ho visto girare nella TV pubblica di recente. E' anche una marketta nepotistica alla moglie di un membro del CDA RAI. Una perla che va diffusa, proposta e riproposta.
PPS: Nella foto Aramcheck che batte a macchina questo pezzo prima di postarlo.