domenica, 27 settembre 2009

Videocracy: raccontando l'era di Re Silvio (II).

[[...segue]In oltre sessant'anni dalla sua morte il cinema italiano ha faticato a produrre una cinematografia matura su Mussolini e i titoli che si ricordano, da "Mussolini: Ultimo atto" (Lizzani, 1974) a Vincere (Bellocchio, 2009), non sembrano aver segnato una piena rielaborazione storica o si sono limitati a lambire il personaggio raccontando storie limitrofe alla vicenda umana e politica del Duce. L'Italia, anche in senso artistico, fa i conti lentamente col proprio passato e ancor più lentamente elabora il presente. Un lungometraggio come "La caduta", la splendida produzione tedesca sulle ultime ore di Hitler, manca al nostro cinema e un'operazione a caldo come quella fatta da Oliver Stone con "W" sembra impossibile se si pensa al rapporto che il nostro cinema ha con Berlusconi e con la narrazione di questi anni.

Come del resto la stampa e la saggistica, i documentari sul Cavaliere sono invece numerosi, spesso ben fatti e hanno riscosso un certo successo. Viva Zapatero (Guzzanti, 2005), Citizen Berlusconi (Cairola, Gray, 2003), l'esilarante Quando c'era Silvio (Cremagnani, Deaglio, Oliva, 2006) sono alcuni esempi accompagnati da una serie corposa di produzioni minori sul premier o sulla sua area politica (Uccidete la Democrazia!, Lilli e il Cavaliere, Camice verdi).

Era necessario davvero un nuovo docufilm come Videocracy?
Sì, anzi questi rappresenta probabilmente un tassello mancante della nostra narrazione collettiva.

Tutti i lavori citati sopra si concentrano prevalentemente sulla vicenda giudiziaria e politica di Berlusconi, sul monopolio del sistema televisivo e le numerose derive censorie, sul suo nuovo populismo e sul carattere  del premier nei suoi aspetti grotteschi, volgari e votati ad una straripante megalomania. Si è ricostruita la sua scalata imprenditoriale e politica cercando di far luce sugli innumerevoli aspetti oscuri e si è criticato l'esercizio autoritaristico e accentratore del potere politico, mediatico, legislativo ed economico.

Videocracy muove per la prima volta in modo davvero efficace la cinepresa sugli aspetti culturali veicolati dalla televisione commerciale e sulla metamorfosi dell'immaginario collettivo avvenuta prima e durante l'epoca Berlusconiana.

In Videocracy Berlusconi compare poco o pochissimo, ma trionfa ovunque il suo immaginario personale diffuso ad antenne unificate dalle sue televisioni. Non si parla di telegiornali, spot elettorali o programmi di approfondimento politico accondiscendenti, ma finalmente dell' intrattenimento e della generazione di attuali ventenni cresciuta all'ombra di esso.
Non perché le generazioni successive ne siano  immuni o perchè i ventenni ne siano tutti culturalmente figli, ma essi più che altri sono cresciuti in assenza di una cultura alternativa forte e rappresentano quindi lo strato di popolazione più interessante da comprendere in questo senso.


E' la battaglia culturale vinta da Berlusconi nel proporre un nuovo immaginario agli italiani ad aver schiantato la sinistra, non la battaglia politica che egli ha dimostrato di poter perdere diverse volte malgrado i  diromepenti strumenti di propaganda a disposizione e la pochezza cronica dei suoi rabbrecciati oppositori. 
 
L'utopia della visibilità mediatica individuale  si sostituisce e tramite lo schermo televisivo che ne mostra continuamente i lustri si fa anche più concreta, di qualunque utopia egualitaria o semplicemente di progresso sociale collettivo.  

Ognuno avrà il suo quarto d'ora di notorietà diceva Warhol.

Eppure, nella loro ridicola apparente vanagloria, quei quindici minuti sono molto più raggiungibili e direttamente comprensibili di qualunque società tra eguali.

Per anni la sinistra italiana, al bar come alle Camere,  ha liquidato l'argomento con analisi rozze ed approssimative, che si sono limitate al giudizio talvolta esplicito, talvolta sottinteso secondo cui: la televisione di Berlusconi rincoglionisce e instupidisce gli italiani.

Eppure, quella sottocultura disprezzata e liquidata in fretta e furia oggi è  cultura egemonica nel paese,  come lo fu quella di sinistra per un trentennio fino agli anni settanta e bisogna essere rinchiusi definitivamente nella gabbia aristocratica del proprio ambiente altoculturale per non accorgersi che non ci può essere riscatto politico se non si ribalta questo stato di cose.

Quando negli anni ottanta l'intrattenimento delle TV berlusconiane, oggi modello unico anche per la RAI, cominciava ad affermarsi sapevamo poco del privato e dei gusti del loro propietario, il cui ruolo nella costruzione dei palinsesti era stato forse sottovalutato.

Ottimismo, sorrisi, benessere e  corpi di belle donne, racconta Videocracy, sono i gusti personali del Cavaliere rappresentati  dalle sue TV e oggi, definitivamente, appaiono come i gusti del suo regno.

L'ottimismo è quello di Riccardo l'operaio convinto di poter avere una carriera televisiva contro ogni evidenza e spende il proprio magro stipendio per giocarsi le sue carte menter vive ancora con la madre. I corpi delle centinaia di ragazze che ballano in innumerevoli provini ammiccando alla telecamera nella speranza che questa non distolga mai più il suo occhio miracoloso dalle loro curve, relegandole per sempre ad un insopportabile oblio. Il benessere di Corona e Mora, caronti che compiono il percorso inverso dello Stige dal grigio mondo reale dell'anonimato alla vitale e lussuosa esistenza mondana dei VIP, le cui briciole vengono raccolte da schiere di giovani aspiranti tronisti e veline. I sorrisi, infine, del cavaliere, dei presentatori cerimonieri e delle mille vallette, coloro che ce l'hanno fatta  e dall'alto dell'Olimpo ci invitano a compiere la stessa  gioiosa scalata, costi quel che costi.

Pasolini sosteneva che il fascismo non aveva in realtà mutato gla natura profonda degli italiani malgrado la brutale dominazione durante il ventennio, al contrario nel 1975 riteneva che il nuovo potere che si stava affermando tramite la televisione avrebbe spazzato via i codici culturali che l'avevano preceduto. Videocracy pone la questione dell'avvenuto compimento di tale processo.  

Mentre il trailer veniva censurato da Rai e Mediaset perchè di parte, come se un film dovesse essere apolitico o equidistante per poter essere pubblicizzato alla vigilia della distribuzione in sala (confrontatevi col libero mercato! Tuona Brunetta contro i cineasti italiani...), qualcuno a sinistra davanti alle prime proiezioni già diceva: Videocracy non stupisce, sono cose che sappiamo.

Ma è proprio ciò che crediamo di sapere ed evidentemente non comprendiamo,  altrimenti non ci avrebbe sconfitto, che dovremmo almeno tentare di documentare. Erik Gandini ci è riuscito benissimo.   

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sabato, 26 settembre 2009

Videocracy: raccontando l'era di Re Silvio (I).

Il modo in cui raccontiamo a noi stessi il presente, oltre a modificare la nostra percezione della realtà e delle nostre vite,   contribuirà a maturare su di esso il giudizio storico futuro. E' con un certo rammarico ma anche con la salda  e condiscendente sicurezza di aver assistito a qualcosa di senza dubbio eccezionale, che molti di noi sanno di essere cresciuti e aver passato la propria giovinezza nell'era di Berlusconi. Qualcuno avrebbe preferito vivere il sessantotto, qualcuno l'Impero Romano, atri gli anni cinquanta, non manca chi ripropone continuamente istanze tradizionaliste di un nuovo medioevo e io, forse, avrei preferito nascere in un futuro neanche troppo prossimo che mi incuriosisce sempre di più.

Eppure tutti dobbiamo farcene una ragione: siamo gli italiani dell'era berlusconiana.
Alcuni furono giovani durante l'Unità d'Italia, altri sotto il ventennio, sotto le bombe o durante la ricostruzione, a noi è toccato lui e saremo ricordati e catalogati nella memoria postuma collettiva anche in relazione a ciò.
Se lo trovate un po' triste pazienza, non potete farci nulla.

Noi verremo ricordati per i nostri usi e costumi, per le tecnologie di cui disponiamo, per i danni che forse stiamo provocando alle generazioni future, verremo ricordati come massa, gente, popolazione, in qualche modo ospiti del suo tempo. 
Berlusconi al contrario è già ampiamente nella grande Storia, se non merito almeno per longevità politica, eccezionalità del personaggio e notorietà. Malgrado ci sia una setta di esaltati, forse sinceramente entusiasti e neppure prezzolati, che vorrebbe candidarlo al Nobel per la Pace (http://silvioperilnobel.sitonline.it/), non è stato di certo il miglior Capo del Governo dall'Unità d'Italia ad oggi(*), ma è di certo uno dei più noti e significativi(**).

Il modo e la completezza con cui ci raccontiamo quest'epoca ne segnerà la traccia futura, porrà parte delle basi del giudizio storico su l'Italia di oggi.

Quanto ci siamo raccontati Berlusconi? Tanto, troppo, fino alla nausea.
In gran parte e grazie ai propri straordinari mezzi editoriali si è raccontato lui stesso, con toni apologetici, fin oltre la decenza a cominciare da "Una storia italiana", opuscolo omnidistribuito col quale un mio coinquilino foderò goliardicamete la tazza del water.

I dossier giornalistici italiani ed esteri sono innumerevoli, su di lui si sono spese, spesso fino allo scontro e alla capitolazione, le più autorevoli firme del nostro tempo (Montanelli, Biagi, Sartori, Bobbio). Le pubblicazioni in merito del solo Travaglio sfioreranno ormai le diecimila pagine e in generale, di libri su Berlusconi ed il berlusconismo ce ne sono francamente quanti ne volete. La televisione ha spesso trattato male ed in modo incompleto l'argomento, censurando e oscurando a destra e a manca, ma basterebbe una scrupolosa antologia di Blob e le stesse dichiarazioni del premier a restituirne in modo esauriente la dimensione umana e politica. 

L'arte, il cinema in particolare, meritano un discorso a parte.

Berlusconi non e' trasfigurabile artisticamente o per lo meno non è facile trasfigurarlo in modo efficace: nei film su di lui praticamente non compare mai (Il Caimano, Shooting Silvio), perfino l'imitazione della Guzzanti mi e' sempre sembrata debole. Non si puo' rappresentare perche' e' gia' rappresentazione, e' sempre un passo avanti rispetto ad ogni possibile parodia. Se si prende in toto la sua vicenda (tutta: gloria, gaffe, processi, intercettazioni, servilismi, mausolei, canzonette, mafia, orribili luogotenenti, buffi copricapi, barzellette idiote... tutto) e la si attribuisce ad un personaggio di fantasia, ne risultera' un ritratto forzato, eccessivo, inverosimile, non calabile nella realta': "troppo assurdo" per non attenere esclusivamente al grottesco e al surreale. L'unico candidato possibile al ruolo appare Mel Brooks ed è già troppo vecchio.

In parte Il Caimano ma soprattutto Shooting Silvio, parlano soprattutto dell'inadeguatezza di una parte del paese (alla quale personalmente appartengo) a capacitarsi dell'anomalia Berlusconi. Una parte  che non riconosce più il proprio vicino di casa filoberlusconiano,  lo comprende meno forse di quanto avvenne durante il fascismo, in una specie di guerra civile immaginaria e virtuale, tanto incruenta quanto estenuante. La censura di Shooting Silvio su Sky e l'indignazione degli esponenti di centrodestra per la sua messa in onda è grottesca quanto stupida, una rozza aberrazione culturale. Quel film parla della incapacità inespressa della sinistra italiana, in particolare quella giovanilistica ed intellettuale, ad accettare l'esistenza di Berlusconi, incapacità della cui nemesi l'omicidio è l'unica metafora possibile.

Shooting Silvio non istiga all'omicidio politico ma lo esorcizza, tanto che la vittima non vi compare, ed il dramma è tutto interno al potenziale omicida la cui sconfitta è inesorabile.

Egli uccide, proprio perché è sconfitto. [continua...]


(*)A mio avviso se la gioca in zona retrocessione seguito dall' ineguagliabile Duce e ha ormai doppiato in quanto a ignominia tutta la Prima Repubblica.
(**) Nell'accezione che intendo furono significativi Hitler e Stalin, quindi non v'è giudizio di merito.

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giovedì, 17 settembre 2009

"Pretese" e oppositori antropologicamente tarati.

"Fin che si tratta di editoria privata, affari loro. Ma su reti pubbliche con soldi pubblici e su un tema come il terremoto, la pretesa che la minoranza, tra l’altro sempre più esigua, si arroghi il diritto di informare, o meglio disinformare, la maggioranza dei cittadini ci pare onestamente troppo."

Alessandro Sallusti da "Il Gioranle"


Su segnalazione di JoeCHIP, lasciamo qui questa trga a futura memoria, qualora qualcuno non riuscisse a capire perché il 3 ottobre si sia resa necessaria una manifestazione a difesa della libertà d'informazione.

Sempre da JoeCHIP, insospettabile lettore de Il Giornale, un bello studio sull'inferiorità antropologica di chi si oppone,  ostinandosi ad essere "contro" l'opinione dominante:

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=383213

Se vi sta sulle palle questo governo o qualunque  altra forma di potere costituito, non preoccupatevi, non è colpa vostra siete  soltanto "malati". Ah, quando si dice la scienza, altro che Nature! Dovrò abbonarmi al Giornale...

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domenica, 16 agosto 2009

Tirando le somme (II): Italia-Germania ovvero il giardino del vicino fa sempre più schifo.
A Gennaio il sommario riguardante le stime sulla disoccupazione per il 2009 proveniente da CGIL, Confindustria e OCSE convergeva verso il dato sostanzialmente univoco di un innalzamento all'8,9%. Quattro mesi dopo, con maggiori dati alla mano, la stima  è stata confermata dall'UE: 8,8%. Circa mezzo milione di nuovi disoccupati rappresentano uno scenario duro, durissimo per chi già versava in cattive acque, sottostimato se si considera il lavoro nero e la non iscrizione alle liste di collocamento e drammatico per gli immigrati regolari che perdendo il posto di lavoro diventeranno prima nullatenenti irregolari e poi, grazie al gerarca Maroni, addirittura criminali e consumatori abusivi dello spazio vitale italico. Eppure all'8,8% la pace sociale dovrebbe miracolosamente tenere, anche se questo lo sapremo soltanto in autunno e nel frattempo vicino casa mia ci sono dei tizi che stanno occupando il Colosseo.

E no, non sono Gladiatori. (*) 

Eppure con tutta probabilità non vedremo l'ex classe media rintanata nelle tendopoli come in certe aree della California. I due milioni di disoccupati urlati da Grillo restano un numero buttato là a prefigurare una catastrofe quattro volte peggiore che non dovrebbe verificarsi. Pur non avendo nulla contro Grillo ritengo giusto far notare quando, dopo le "profezie" azzeccate, il comico/tribuno concede all'enfasi millenaristica e alla sete di apocalisse della piazza più del dovuto.


Lontano dagli ottimismi del governo, che a forza di dire che si intravede una nano-ripresa prima o poi ci azzaccherà,  avevo pensato a questo post per fare un po' il punto a partire delle letterine che si usano convenzionalmente per descrivere l'andamento della crisi: U, V, L e via compitando. Nel frattempo è uscito un articoletto della Napoleoni (la quale ha ben altri titoli in materia rispetto a me che non ne ho pressocché nessuno), sullo stesso argomento che chiudeva domandando ai lettori di che tipo di crisi si tratterà, sempre scegliendo dall'abbecedario il grafema più corretto.

Bene secondo me dal punto di vista del PIL almeno per l'Italia si tratta di una crisi che non ha corrispettivi nell'alfabeto convenzionale e dovremmo ricorrere a soluzioni più creative come il not, intesa come il simbolo della negazione logica, una cosa così:
¬
In generale le lettere vengono impiegate per indicare in sintesi l'andamento della crisi. Una crisi a V indica un crollo che tocca il fondo e ha una rapida e repentina ripresa, una U indica un periodo di stagnazione tra il crollo e la ripresa, una W presenta uno scenario di rimbalzi e ricadute, mentre una L, tipica del caso recente del Giappone , descrive un'economia che dopo il crollo ristagnastabilmente per un lungo periodo, molto lungo se si guarda all'economia nipponica come esempio. Se svincoliamo il caso italiano dalla crisi finanziaria del 2008 e osserviamo l'andamento del nostro  PIL in un arco temporale più ampio ci accorgiamo però che l'Italia era già in crisi di suo da parecchi anni e la recente crisi può essere visto come un elemento perturbativo esterno che ha fatto degenerare un andamento negativo già consolidato.
 Da ben prima del 2008 gli economisti già individuavano due momenti distinti di discontinuità tendenziale nell'economia del nostro paese: il miracolo e il declino. Il miracolo Italiano, o il boom economico,  si è verificato tra la fine degli anni cinquanta e l'inizio degli anni 60 raggiungendo tassi di crescita costantemente pari o superiori al 6% ed è finito da un pezzo. Con declino italiano si indica un ristagno dell'economia prolungato nel quale ci trovavamo già prima dell'attuale crisi. Nel quinquennio compreso tra il 2001 e il 2005 l'incremento medio del PIl è stato dello 0,7% annuo, con quattro anni consecutivi di quasi totale stagnazione e una crescita contenuta nel 2006 e nel 2007 rispettivamente del 1,9% e dell'1,5%. Infine nel 2008, anno della crisi finanziaria in cui la crisi economica non aveva ancora avuto modo di manifestarsi pienamente, l'Italia ha avuto una decrescita dell' 1%: eravamo cioè già decisamente in crisi. Il crollo attuale le cui previsioni per il 2009 sono partite dal -2% e ora si attestano su uno sconfortante -6%, sono il precipizio dopo la stagnazione. L'immagine di seguito, piuttosto eloquente, risale a qualche mese fa quando le stime sul 2009 erano appena passate dal -2% al -4% (tradizionalemnte queste tendono ad essere peggiori dele previsioni)quindi potete prolungare a piacimento il precipizio finale:



Questo è il motivo per cui la strategia comunicativa del governo, fondata sul concetto che gli altri stanno peggio di noi, non ha molto senso. Per mesi ci hanno ripetuto di guardare alla Germania le cui previsioni per il 2009 erano peggiori delle nostre, allontanando così il catastrofismo. Il PIL tedesco nel 2008 è cresciuta dell'1,3%, pur essendo la finanza tedesca ben più impelagata della nostra nella vicenda subprime (basta ricordare Commerzbank e Hypo Re.) mentre il nostro PIL lo scorso anno era già negativo: quindi o la crisi si era già manifestata per entrambi i paesi e noi stavamo messi peggio o la crisi doveva ancora manifestarsi e noi eravamo già nel mezzo di una crisi locale mentre loro no(*). Le previsioni per il 2009, a lungo sfavorevoli ai tedeschi, a metà anno  hanno già visto il sorpasso con il nostro -6% peggiore o al più in linea con il loro -5,3%.

Quindi sì, la finanza italiana era più lontana dall'epicentro della crisi rispetto alla Germania (e immensamente di più rispetto ai paesi anglosassoni), ma le ricadute sulla crescita economica si inserscono in uno trend storico peggiore, sono attualemenete peggiori e si prevede che lo resteranno anche l'anno prossimo. Quindi adesso vi spiegheranno che bisogna guardare alla Spagna, che  crolla sì peggio di noi ma andrebbe ricordato che aveva appena vissuto il suo miracolo e non un periodo di quasi decennale stagnazione. Chissà se poi i dati dovessero cambiare vi diranno di guardare l'Islanda che è fallita, poi magari il Messico e via di seguito verso paragoni con paesi sempre più esotici e distanti.

Inoltre, è importante notare che una crisi è un genere di evento piuttosto dispendioso per le casse dello Stato: al crescere della disoccupazione aumenta la spesa  per gli ammortizzatori sociali
(almeno questo avviene nei paesi civili...), aumentano le pressioni sul sistema pensionistico, diminuisce il gettito fiscale legato sia al reddito di imprese e lavoratori che alla contrazione dei consumi (IVA). E' noto che la situazione del nostro debito pubblico non brilla per austerità ormai da trent'anni.

La decontestualizzazione dei dati applicata dal Governo e l'assenza di uno sguardo ad un arco temporale più ampio è dettata dalla necessità politica di distogliere la percezione generale dal fatto  che l'attuale maggioranza governa pressocché ininterrottamente
dal 2001Seppure l'11 Settembre, i due anni di Prodi succhiasangue e l'attuale crisi mondiale, fossero tutti argomenti condivisibili a lungo andare nella percezione dell'uomo della strada puzzerebbero inevitabilmente di alibi, con eventuali ricadute elettorali. Per questo ci si concentra su improbabili paragoni con la Germania (prima che i dati li smentissero), si impone l'Ottimismo di Stato, si evita l'argomento crisi e si infarcisce il dibattito politico di stronzate (argomenti-moda) come l'introduzione dell'inno delle regioni nell'articolo 2 della Costituzione (ammesso che il Molise esista davvero come entità geografica,   che inno dovrebbe avere?).


La crisi non l'abbiamo scatenata noi, ma eravamo tra i più impreparati e rischiamo comunque di pagarla più a caro prezzo e per un periodo più lungo.
Oh, poi se psicologicamente preferite essere ottimisti e vi piace esultare di improbabili successi sui crucchi, siete liberi di farlo.



 
(*) Ragazzi siamo con voi, ma non era meglio occupare uno dei simboli del potere contemporaneo?
(**) Anche l'economia della Germania si basa in buona parte sulle esportazioni, quindi dire che noi siamo entrati prima in crisi perché c'erano già entrati i nostri clienti, non sembra reggere.
 
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categoria: terza repubblica, surrealismo politico italiano
venerdì, 24 luglio 2009

I nuovi mostri: le licenze poetiche di Sandro Bondi.
Mi sono recentemente appassionato alle poesie del ministro Bondi, convincendomi che avere un tale altissimo letterato al Ministero dei Beni culturali rappresenti motivo di lustro per questa terra di scienziati, navigatori e pataccari.

Venendo alla poetica del del ministro la critica si divide tra coloro la collegano alla tradizione dell'ermetismo italiano del novecento, il che moralmente equivale a compiere impunemente scempio dei cadaveri di Ungaretti e Montale, e chi la accosta alla tradizione giapponese degli Haiku, rischiando l'ennesimo incidente diplomatico con eventuale ritiro delgli ambasciatori da parte del governo nipponico. Lo stile dei  componimenti si caratterizza  comunque per la forma stringata, dalle quattro alle dieci righe, e presenta la caratteristica di giustapporre in ogni verso un sostantivo ed un aggettivo (geniale).

Le tematiche vertono invece su scene di vita vissuta incentrate su figure importanti nella vita del poeta e cari alla sua sensibilità di uomo e di parlamentare: Berlusconi, la Lario, Rosa Bossi Berlusconi, Giuliano Ferrara, una misteriosa commessa della Camera dei Deputati e perfino Veltroni e la Finocchiaro.

Non voglio però togliervi il gusto di leggerli da soli, ne trovate ad esempio una completa antologia qui.

La poetica di Bondi è però inanzitutto contemporanea e cibernetica, tanto che in rete esiste un tool che  genera componimenti del ministro in modo completamente automatizzato, il Bondolizer. Non state lì adesso a fare i sarcastici e gli snob... siamo nella società dell'informazione  e dell'automazione? Dunque il poeta i cui componimenti sono automatizzabili è nient'altro che un genio in sintonia coi tempi moderni.

Volendomi sbilanciare in un parere spassionato che non sminuisca in alcun modo il resto della produzione, la mia preferita è di certo quella dedicata a Rosa Bossi Berlusconi:

A Rosa Bossi in Berlusconi

Mani dello spirito
Anima trasfusa.
Abbraccio d’amore
Madre di Dio


Notare come nell'ultimo verso il Bondi recuperi la tematica dell'Unto dal Signore, accostando la figura della madre del premier a quella della Madonna e, per deduzione, il presidente  alla figura del Cristo. Genio (ho già detto?).

Io che personalmente più che un estimatore sono ormai un fan esagitato del Ministro-Vate, mi sono  permesso nel mio piccolo di scrivere un piccolo componimento ispirato ai recenti fatti di cronaca. Senza alcuna velleità di emulazione, ma anzi col contegno del più umile apprendista,  vorrei proporvi questo omaggio dedicato al maestro:

A Sandro Bondi

Fenicie vestigia
tombe megalitiche
lettone dello zar
confidenze e meteoriti

Presidente eclettico
eccelle in ogni ruolo
imprenditore, operaio
e financo tombarolo


NB: Questo post dedicato ai componimenti Bondiani potrebbe diventare una rubrica, non facente parte del consueto TAG arte della crisi, anzi andrebbe a ben vedere catalogato in tag che ne rappresenti il doppi speculare: "crisi dell'arte e della cultura". Crisi profonda, direi.

domenica, 12 luglio 2009

L'intruso: Beppe Grillo si candida alle primarie del PD.

Gli americani hanno una parola cresciuta all'ombra del gergo aziendale per definire un evento del genere: disruptive. La traduzione letterale è qualcosa di simile a evento perturbante, in grado di generare una perturbazione, segnare una discontinuità, spezzare il trend, interrompere una tendenza o un andazzo. Nelle sale riunioni del mondo aziendale anglosassone in genere si passa da attività più metodiche quali l'analisi e la  pianificazione all'elaborazione di una strategia disruptive quando le cose stanno andando in merda.

Lapalisse converrebbe nel constatare che se l'andazzo generale volge inerzialmente a tuo favore, di tutto hai bisogno tranne che di un evento che sparigli le carte in tavola. Effettivamente il PD sta andando in malora, come era ampiamente prevedibile vista la sagacia della leadership e la chiarezza della proposta politica,  dal giorno stesso in cui è stato fondato. Il suo scopo era quello di ereditare il ruolo dei grandi partiti di massa, pur inspiegabilemnte sganciandosi dalle masse e dal territorio, cioè dei grande totem della prima repubblica, rinverdedo gratis ogni quattro anni il mito del partitone all'italiana. La sua meritata e perentoria deriva  ha segnato il crepuscolo di tutto ciò che galleggia a sinistra delle destre.
Un evento disruptive, che a causa delle dinamiche interne al PD non poteva non provenire dall'esterno, se non rischia di peggiorare la situazione general, già ampiamente oltre il punto di non ritorno,  non ha infondo controindicazioni.

Grillo non può vincere, né credo ci sia  da augurarselo, ma se ciò per assurdo dovesse accadere il PD si decomporrebbe in una fuga scoordinata degli attuali apparati in ogni direzione, dando almeno per scontato  che di dirigenti del PD disposti a farsi dettare la linea da un para-masaniello di professione ufficialmente comico, non credo ne esistano.  

Grillo forse alla fine neppure parteciperà. A fine Giugno, appena pochi giorni fa, si discuteva nel PD sull'eventualità di restringere le primarie ai soli iscritti adesso, abilmente, Grillo ha fatto sì  che se quella che doveva essere la modifica di un regolamento interno dovesse avvenire apparirebbe come un tentativo di esclusione ad personam, da parte di una classe dirigente che ha paura che un corpo estraneo incontrollabile  finisca per affermarsi. Con la platea elettorale estesa a tutti i cittadini sopra i sedici anni, un'affermazione di Grillo come secondo candidato sarebbe infatti possibile, perché i suoi voti arriverebbero solo in piccola  parte dagli scontenti del PD e in maggioranza da bacini esterni, compresa una destra che si frega le mani all'idea di mandare i propri iscritti a detonare il PD dall'interno. 

Grillo non vincerà, ma la sua stessa presenza è come aver messo un cactus sulle poltrone degli altri candidati, costretti a confrontarsi con lui su alcuni dei suoi temi, per la maggior parte dei quali il PD non ha risposte o ha risposte inadeguate e confuse.

In generale l'idea di D'Alema che col suo atteggiamento snob è costretto a confrontarsi in un dibattito congressuale con un tizio sudato che  lo manda a fanculo, risulta francamente divertente. Ogni tragedia che si protragga oltre il dovuto fino ad estenuare gli spettatori diviene patetica e da qui  al rivolgimento in farsa il passo è breve. La tragedia recente della sinistra italiana non fa differenza.

Non ci sono soltanto i leader, i primi ad avere in odio Grillo sono gli organi di informazione vicini al PD, a cominciare da Repubblica ,e con loro molti intellettuali piu' o meno critici verso gli attuali vertici. Grillo verrà accusato di qualunque cosa: dal fiancheggiamento di Berlusconi, al tradimento, al sabotaggio. 

La prima cosa che ho pensato è forse ci sarà da divertirsi e se tutto non si risolverà in una breve boutade, potremmo vedere un bel terromoto laddove nulla si muove ormai da tempo, o nel peggiore dei casi l'ennesima farsa post-comunista che ci rallegri durante le uggiose gionate d'autunno.
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categoria: terza repubblica, surrealismo politico italiano
sabato, 16 maggio 2009

Ronde: "Per servirvi, per proteggervi".
Questo istruttivo articolo della Stampa ci informa che la Procura di Torino ha aperto, senza ipotesi di reato, un fascicolo sulla Guardia Nazioale Italiana, un'associazione che pare conti duemila volontari pronti ad organizzarsi in ronde per tenere più sicure le nostre città, sfruttando le norme disposte dal decreto sicurezza votato questa settimana.
Sul sito della Guardia Nazionale Italiana  Gaetano Saya  tiene a precisare  la natura non  violenta e legale dell'associazione, dopodiché lo statuto  descrive ruolo, uniforme e simboli dei coraggiosi volontari. Gaetano Saya,è il presidente del ricostituito MSI Destra Nazionale e leggo su un altro articolo del Corriere della Sera del 2005, ma lo ricordavo anche se se ne è parlò relativamente poco all'epoca, di come fosse stato di recente coinvolto nelle indagini sulla Polizia Parallela, la DSSA. Per sua stessa ammissione Saya è stato massone iscritto a diverse logge( il Corriere riporta anche la P2, ma non ho trovato sue dichiarazioni in merito),  collaboratore dei servizi  segreti, militante politico durante la rivolta di destra di Reggio Calabria, iscritto a Gladio. Veniamo ai simboli della Guardia Nazionale Italiana presentati sul sito, tra cui la bandiera italiana, l' aquila imperiale romana e la ruota solare, o come precisato in seguito la ruota incandescente, questa:

Le uniformi le trovate sul sito della GNI, basta cliccare  per farsi un'idea, anche se la foto pubblicata sulla Stampa ci concede già un quadro vagamente evocativo.

Che dire?

Io non mi iscriverò a questa formazione di volontari, li trovo un po' diversi da mio zio di 85 anni che da 30 aiuta come infermiere  e tuttofare nella Croce Rossa Italiana. Mi ricordano qualcosa... un periodo storico diverso, mi sforzo da stamattina ma... chi si vestiva così? Non so la mia memoria comincia a vacillare. Sapreste per caso aiutarmi?  Boh... vabè comunque sono un po' diffidente.
Il ministro Maroni mentre concepiva il decreto immagino non potesse pensare che avrebbero avuto voglia di organizzarsi in ronda anche formazioni presiedute da individui di estrema destra e un look, diciamo, che ricorda inavvertitamente tempi meno democratici. Perfino i caschetti sono di foggia non del tutto sconosciuta. Nessuno avrebbe potuto immaginarlo, figuriamoci... un effetto collaterale del buon decreto.

Adesso lo so che qualcuno si aspetterà che io chiosi dicendo che se questo decreto permettesse  l'aiuto al  presidio delle nostre strade da parte di ronde di volontari che si definiscono Patrioti e Nazionalisti in divisa e anfibi forse, ma dico forse, si potrebbe parlar di un po', ma poco, di qualcosa che ricorda da lontano, per pura affinità estetica, le camicie brune. Poco però, poiché questi non se la prenderebbero con noi gente per bene, si limiterebbero a segnalare i criminali tra cui, per lo stesso decreto, tutti gli immigrati irregolari e non euroariani.
 
Non parlerò di fascismo, né di deriva fascistoide, né di neofascismo, né di squadrismo.  

Siamo in democrazia, qui si vota.
Questo è un governo democratico.
Gli italiani non sono razzisti.
Non c'è nessuna deriva xenofoba.
Le ronde nascono tra pensionati e madri di famiglia preoccupati per la vivibilità del loro quartiere.
Parlare di regime è massimalismo.
Fascismo e comunismo, destra e sinistra, sono concetti obsoleti.
La Lega, come dice Sartori, non è di estrema destra, come  invece dice Borghezio pontificando davanti ai neofascisti francesi:  la lega si articola sulla conflittualità centro-periferia, tutt'altra cosa.

 


Me lo diranno da destra, dal centro e da sinistra, me lo diranno i terzisti e me lo diranno giornalisti e  blogger indipendenti, alcuni dei quali stimatissimi.

Io non parlerò di fascismo perché ho perso la memoria e ho imparato la lezione.

Però, e non è detto che accada, se i ragazzi di Saya mi presidiassero il quartiere vestiti a quel modo e autorizzati dallo Stato, ci sarà una novità. Trovatelo voi il nome a questa novità: voi moderati, voi minimalisti, voi moderni.

Avete tutta la ricchezza del patrimonio lessicale italiano a disposizione e sono accettati anche i neologismi. Basta trovare le parole giuste per vestire la realtà e questa si fa già meno minacciosa e più digeribile: insomma, col nome giusto farà tutto  molto meno schifo.


Dategli un nome e quando lo avrete trovato, allora forse mi sentirò più sicuro. O forse no.
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categoria: malesseri, terza repubblica
lunedì, 04 maggio 2009

Cronache dal Regno d'Italia: la politica torna a corte.
Definitivamente l'Italia è monarchica, dopo poco più di 60 non sempre gloriosi anni, salutiamo con un pizzico di malinconia la Repubblica. L'Italia torna monarchica, culturalmente monarchica più di quanto non lo fosse stata dopo il Risorgimento. Né costituzionale né statutaria, il modello è autenticamente medioevale. Il corpo fisico del sovrano occupa ormai lo spazio pubblico, la politica esce dal polveroso e inefficiente parlamento  e torna finalmente a corte.
 Nella monarchia non c'è opposizione al sovrano, TUTTI sono sudditi. Lo scontro politico, l'aperta conflittualità dialettica si svolge al di sotto della figura regia, tra frange aristocratiche rivali che possono conrapporsi al re soltanto per interposta persona. Contrariamente che in democrazia la vita privata del re appartiene allo spazio pubblico, viene data in pasto al popolino. La figura del sovrano,  ricompare  nell'attenzione cortigiana che si dedica alla vita privata e al corpo fisico di sua Maestà, ai suoi vizi e ai suoi vezzi, distogliendo in parte l'attenzione del popolino dall'effettiva liceità e trasparenza del suo agire. L'immagine del Re è un'estensione della sua camera da letto, le sue gonadi suscitano scandalo e apprezzamento, la sua nomea di uomo vigoroso, se non di vero e proprio satiro, inorgoglisce velatamente la nazione.  Gli incontri di Stato con gli altri sovrani, sono feste di palazzo la cui riuscita non si misura in decisioni politiche, ma nella capacità del sire di rubare la scena pur comportandosi da un buon ospite Il sovrano deve mostrarsi in buoni rapporti coi suoi pari, soprattutto quelli più potenti, per dimostrare di non essere da meno di nessuno, portando lustro al regno.

La rivoluzione forse non sarà un pranzo di gala, ma il G8 sì.

La politica al contrario si svolge  all'ambito privato, decisa nelle segrete stanze, poiché vige l'Arcana Imperi e la decisione del sovrano non è sindacabile, né deve essere spiegata al volgo, non esiste l'Opinione Pubblica sulle vicende politiche. Ci sono ministri utili ma scomodi che, pur da sudditi e da consiglieri, osano manifestare critiche alla regia volontà, mostrano una propria linea politica e si ritagliano un proprio spazio sempre al fianco del Re, ma non alla sua ombra. Gianfranco Fini si è calato splendidamente nella parte, roba da Oscar: fa l'aristocratico fedele alla corona ma un poco indipendente, con la sicurezza dell'attore navigato.

Il PD non essendo un partito, ha accettato il ruolo della frangia aristocratica invisa al Re, organica al sistema monarchico e integrata nell'oligarchia, ma incapace per protocollo e convenienza di opporsi in maniera diretta alla volontà regia. In Italia non c'è opposizione politica, abbiamo i boiardi.  Avversi alla frangia aristocratica rivale evitano lo scontro aperto col Re, esclusi dalla corte vi cercano alleati all'interno. Chi meglio della Regina, cioè colei verso cui il Re deve mostrare, almeno ufficialmente, devoto rispetto? Perfetto nel ruolo di boiardo Adinolfi, che interpretazione magnifica! Oggi ha dichiarato, sciogliendo ufficialmente le riserve e accettando il ruolo: 

<<Il divorzio di Berlusconi è una questione politica. Mi auguro un'offensiva del Pd che chieda al paese già in occasione di queste europee di togliere fiducia a Berlusconi. E' un'occasione per il Pd >>


In monarchia non c'è il parlamento, non ci sono elezioni, non ci sono programmi politici: la politica la decide il Re, è sua prerogativa in nome di tutti. Il Re può essere indebolito nella sua immagine, non sconfitto politicamente. Gli si può rendere la vita difficile nell'unico spazio esposto pubblicamente, quello cioè della vita privata affinché si persuada ad un compromesso o faccia una concessione, non gli si può sottrarre lo scettro: il potere gli spetta per diritto di sangue e per volontà divina. Straordinario Adinolfi, dicevamo, ma tutta la classe dirigente del PD merita un applauso per come ha introiettato il ruolo entrando perfettamente nella psicologia piccolo-aristocratica.

Riconosco il metodo  Stanislavskij quando lo vedo.


Dopo aver taciuto e accettato per anni la commistione tra le sostanze del sovrano e gli affari del Regno, la palese corruzione di certi funzionari  regi e le amicizie indebite con i briganti del  Protettorato di Sicilia di certi bracci destri di Sua Altezza per ottenere qualcosa adesso i boiardi si nascondono sotto le gonne della Regina. Alcuni
ultimamente raccontano che a Roma la sera, passeggiando nei pressi della Piramide Cestia, dalle mura  del cimitero acattolico si possono udire urla disperate provenire dalla tomba di Gramsci.   


Non mancano gli altri ruoli, fino alle comparse il cast è praticamente completo. Di Pietro è un perfetto tribuno della plebe, incazzoso e casareccio, accolto a corte per urlare qualche lamentela prima di essere redarguito,  deriso e cacciato a pedate. Coi modi da reuccio anche lui, seppur con le pezze al culo, burbero e amato dalla plebaglia. Pittori raffigurano l'essenza conoscibile del sovrano, cioè la sua effige esteriore, per donare l'immortalità alle sue glorie e ai suoi vizietti. Di Araldi e adulatori ne sono piene le redazioni, valletti (e soprattutto  vallette) scorrazzano ovunque per la penisola. Buffoni e Giullari a bizzeffe, c'è perfino un menestrello napoletano che canta le canzoni scritte dal Re.  

Concubine non ne parliamo, c'è addirittura la fila.   

Certo con le casse personali di cui dispone , sua Maestà poteva permettersi a corte un poeta migliore di Bondi (il ministro scrive davvero pessime poesie ermetiche e le pubblica pure), ma il Re non deve avere buon gusto: il gusto del Re è il gusto del Regno. 

Infine quando il gioco si fa veramente grottesco, Sgarbi comincia a giocare. Malgrado i suoi trascorsi libertini è stato recentemente accolto dall'UDC, la casata dei nobili  Guelfi e papisti usciti dalle grazie del monarca, e fa la morale al Re in difesa del sacramento del matrimonio e della regola famigliare. Quale ruolo assegnare al celebre critico? Quello del Vescovo ipocrita sembra il più adatto.

L'Italia è culturalmente monarchica, le elezioni saranno un formale plebiscito e tutta l'attenzione sarà puntata sugli appetiti reagli, sulla solidarietà o meno da offrire alla Regina e sul difficile momento che attraversa la Corona. Per le vie dei borghi è tutto un eccitato sussurrar pettegolezzi e mentre la fastosa commedia continua , ognuno pian piano  trova  posto a palazzo e indossa la propria maschera di scena.

Compreso il popolo bue.
                       
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categoria: terza repubblica, surrealismo politico italiano
sabato, 18 aprile 2009

Cose bizzarre che succedono su Internet.
Questo è un post stupido che non parla né di conformismo dei media, né di terremoti, né di politica, né di polemiche varie legate ad Annozero: parla di una piccola bizzarria percettiva, un illusione ottica piuttosto strana.

Ieri sera stavo guardando su Internet la puntata postpolemiche di Annozero quando, durante un servizio dalle aree terremotate, l'inviato indica le macerie mostrando un'auto schiacciata in un garage crollato. Ascolto il cronista ma a velocità normale non vedo l'auto (non la vedo nemmeno ora riguardando il filmato...) e vedo invece una serie di figure umane di vario tipo: una natività, un frate, una donna che impreca e una specie di demone simile alla versione albina del mostro degli Iron Maiden. La scena era questa:

  

Perché non vedo la macchina? Perché vedo cose che non dovrebbero esserci? Decido di mettere in pausa e cercare il frame giusto del filmato, esattamente uno dei primi frame del minuto 01:05:51 (me li gioco al lotto?), e osservo il particolare:

 


Continuo a vedere tutta quella roba... anzi, vedo qualche demone in più,  conto 9 figure umane di vario tipo inserite in un quadro tematico e cromatico che ricorda un quadro di Francisco Goya. Forse non ero esattamente lucido mentre osservavo il PC, ma non ero nemmeno conciato molto peggio del solito. Oggi ho mostrato il frame a Uther e TP e sono sembrati  piuttosto impressionati, quindi con grande sollievo ne  ho dedotto di non avere allucinazioni. Se ancora non vedete l'affresco subliminale, eccolo qua:

   


Ci sono un paio di particolari extra che tralascio, vediamo se li trovate da soli. Morale? Nessuna. Soltanto una cosa bizzarra che spiega come guardando distrattamente filmati sgranati su Internet la gente trovi demoni/fantasmi /UFO, che non sono altro che casuali effetti ottici. Voglio dire... se da una puntata di Annozero esce fuori un quadro inquietante con diversi riferimenti satanici e religiosi, in cui si contano una decina di figure umanoidi, il tutto  sufficientemente vivido e coerente da evocare un certo gusto artistico, pensate milioni di Internauti paranoici quante ombre sospette possono vedere su milioni di ore di filmati on-line.
Nessun mistero, dunque.

Beh,  c'è una cosa forse che resta da capire... Perché non ho visto e non vedo ancora l'automobile schiacciata e a velocità reale ho invece  notato una cosa del genere?
A voler vedere il lato positivo potrei autolusingarmi dicendo che tendo a guardare dove gli altri non guardano(*).
A voler vedere quello negativo riesco soltanto a guardare il marcio delle cose e i loro aspetti inquietanti.
A voler essere  onesti, ho soltanto bisogno di una lunga vacanza.        

(*)Non è vero, non sono così orignale, ma conosco gente che lo èUna di loro, Ofelia, ha appena aperto un Blog. Se leggerla sarà interessante come discuterci davanti a un bicchiere di vino, il suo blog d'ora in poi sarà per me un appuntamento fisso .    

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giovedì, 09 aprile 2009

I nuovi mostri: se il Re buffone, di tanto in tanto, imparasse a tacere.
Non è un problema politico, piuttosto riguarda la responsabilità di parlare in pubblico a nome di altri: lo Stato e il Governo italiano in questo caso. Un problema legato alla capacità minima di comprendere contesto, circostanze e vastità della platea alla quale ci rivolge. In questo momento è meglio non far polemiche, si dice, per gestire  unitariamente l'emergenza del terremoto. Le polemiche ci sono e ci saranno.
La presunta prevedibilità
del terremoto mi appare più come un campo di studio per il futuro, che il tribunale su cui crocifiggere chi non ha fatto evacuare preventivamente e senza alcuna garanzia mezzo Abruzzo.
Non so, invece, se c'è da preoccuparsi per il pressappochismo del legislatorre o se c'è da tirare invece un sospiro di sollievo per   la frettolosa cancellazione dal Piano Casa presentato alle Regioni  dell' articolo 6 , il quale  prevedeva  la semplificazione delle norme antisismiche. Ora l'articolo è stato prontamente sostituito con un altro
che invece impone di  documentare e rispettare le normative come conditio sine qua non, per poter  accedere al diritto d'estensione dello spazio vitale dei possessori di  villetta.
Polemiche ci saranno e ci dovranno essere, oltre a provvedimenti giudiziari mi auguro, per il crollo di un ospedale costruito da poco più di dieci anni. Un ospedale, cazzo, cioè il fulcro di ogni azione di soccorso in caso di emergenza o disastro.

Si chiede ai giornali e alle fazioni politiche di non polemizzare, e forse è giusto così,  appellandosi ad un più alto senso di responsabilità e rispetto davanti alla morte e all disperazione degli abruzzesi. Quel che si chiede agli altri bisognerebbe però essere innanzitutto in grado di garantirlo: bisognerebbe saper quando parlare e soprattutto saper quando tacere. Nel video di seguito l'ultima gaffe, o meglio la gaffe ultima, quella davanti alla quale tutte le altre si riducono a pagliaccesche manifestazioni di folclore istituzionale: un'intervista dall'Abruzzo rilasciata ad una TV tedesca in cui  Berlusconi paragona la situazione degli sfollati a un week-end in camping. Intervista che  probabilmente non vedrete sulla TV nazionale e alla quale i media internazionali, particolarmente feroci di questi tempi, stanno invece dando risalto:         


La scelta delle parole... Presidente. Almeno in tali circostanze faccia attenzione. Alcuni, tra cui il sottoscritto le contesteranno, tutte le volte in cui sarà possibile, la sostanza del suo agire politico e le logiche che vi sottostanno. Per lo meno in certi casi tuttavia si preoccupi oltre che del suo tornaconto politico anche della forma. Ci restituisca, soprattutto coi morti ancora caldi, per lo meno la pallida illusione di non essere governati da un volgare  parvenue, incline sempre e comunque alla battutaccia e alla cafoneria. Ci provi e se proprio non le riesce, almeno di  tanto in tanto, scelga di tacere.

Raccolta beni CRI per gli sfollati a  Roma-Sud:

Il materiale viene raccolto oltre che presso il Comitato Regionale Lazio, via Ramazzini, 31 anche presso :

1° - PIAZZA FRANCESCO DONNINI VANNETTI 38 – 00144 ROMA (ZONA DECIMA-TORRINO)
2° - VIA SANTORRE DI SANTAROSA 70 – 00146 ROMA (ZONA PORTUENSE-MAGLIANA)

RECAPITI TELEFONICI 06/5200913 – 06/87450610 – 366/3719642 – 393/9252494

C'è bisogno di :

coperte ed effetti letterecci (es:lenzuola, federe, cuscini ecc)
sacchi a pelo
vestiario
biancheria intima
prodotti per l’igiene personale
pannolini per bambini
omogeneizzati e generi alimentari con scadenza almeno a 6 mesi
giocattoli.

Tutto il materiale deve essere nuovo e confezionato.

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categoria: i nuovi mostri, terza repubblica, surrealismo politico italiano
mercoledì, 25 marzo 2009

Piano casa.



Chi non vorrebbe un 20% in più?
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mercoledì, 18 febbraio 2009

I dolori del giovane Walter: Ricordiamone la statura politica.(II)
Quanto è venuta a mancare quel po' di fiducia accordata sulla parola a Walter Veltroni? Circa diciotto minuti dopo che aveva cominciato a comportarsi da leader. Vale la pena passare in rassegna credo, come doveroso epitaffio politico, i grandi successi della leadership veltroniana.
L'audace presa dell'opposizione al potere.
Lui che era stato il delfino di Prodi, da vice e da ulivista della prima ora, esordisce pugnalando il traballante governo del suo mentore fondando un partito che sfascia la maggioranza su cui si poggiava. Il progetto che lo portò a questa scelta dolorosa e apparentemente scellerata per tempistica e opportunità politica era tuttavia assai nobile: distruggere un partito fondato da Gramsci per fondarne uno che abbracciasse finalmente la Binetti. Grande risultato, affondare il governo di cui si fa parte.


Veltroni, il padre fondatore PD.
Il nuovo partito era formato per piu' di due terzi da una base del PD, gente che fino a quindici anni fa si definiva comunista e tutt'ora senz'altro di sinistra e Veltroni, sagace, si affretta a specificare che il PD è un partito americano che si riunisce al Loft e non è di sinistra (non sia mai), bensì riformista(*). Un partito laico ma moderno, in cui non deve destare sconcerto che alcuni dirigenti siano usi autoflagellarsi col cilicio. Un partito che vede tra le proprie figure storiche di riferimento Craxi, ma non Berlinguer. Gran risultato, spiazzare i propri già disillusi elettori.


Veltroni e il dialogo.
Il grande capolavoro politico del nostro arriva pero' tra il Novembre e il Dicembre del 2007, un mese da ricordare. In quei giorni Berlusconi fondava nuovi partiti da solo ad Arcore all'insaputa di Fini, il quale venutolo a sapere gli mandava a dire da Bondi (anche la lugubre scelta del messaggero è significativa) che "con lui Berlusconi ha chiuso, che la politica è la politica e che politicamente la frattura non è più sanabile" e ripeteva ovunque che "la CDL è morta e sepolta". Sempre in quei giorni anche Casini aveva mandato a pisciare Berlusconi, lui sì definitivamente, il quale lo definiva da piu' di un anno una palla al piede che aveva bloccato il precedente governo. Ecco, in questo contesto bisognava riformare la legge elettorale porcina, quella indecente fatta a colpi di maggioranza da Calderoli su commissione di Berlusconi. Quindi ricostruiamo la scena: il tuo avversario piu' pericoloso è stato abbandonato dai suoi alleati e tu devi cambiare una legge elettorale truffaldina e autoritaria varata i
n fretta e furia contro di te. Ti servono i voti dell'opposizione a chi chiedi aiuto? Un uomo cresciuto nei boschi senza interagire con anima viva risponderebbe risoluto che dovresti accordarti con gli ex-alleati del tuo nemico e concedere loro qualcosa, in modo da isolarlo maggiormente e impedirgli altri sgambetti (do you rememenber bicamerale, Walt?) e forzature (il nome porcellum è autoesplicativo...). Un gruppo di scimpanzè che schiaccia due tasti a caso giungerebbe alla scelta migliore nel cinquanta percento dei casi. Veltroni scelse invece la strada del dialogo col Caimano, il quale fece un po' di tira e molla, ricompatto' la coalizione e caduto il governo, sondaggi alla mano, volle andare ad elezioni con la vecchia legge. Grande statista Veltroni, troppo avanti per i suoi tempi.


Veltroni da solo al traguardo.
Demolito il suo governo, gettate le basi per l'ingovernabilità del proprio nuovo partito e rivitalizzato il proprio avversario, Veltroni decide di dedicarsi alacremente al killeraggio dei propri alleati. Grazie alla sua coraggiosa scelta di far correre il PD da solo con la vecchia legge elettorale SD, PRC, PDCI, Verdi e comunisti zerovirgola di tutta la penilosa vengono tagliati fuori dal parlamento, disperdendo voti e radendo al suolo un'area politica che nel complesso in pa
ssato aveva rappresentato piu' del 10% del bacino elettorale italiano. I comunisti, costretti dagli eventi ad una pratica contronatura quale la fusione tra loro medesimi, vanno chiaramente in frantumi. Sbaragliati i comunisti e tenuto alla larga lo SDI, Veltroni comincia una campagna elettorale in cui non nomina il suo avversario (sic!) e scopiazza lo slogan di Barak Obama (I'm sorry Walt, you can't), maltraducendolo, senza sospettare che entrambe le iniziative potrebbero suonare un po' forzate e ridicole. La verità è che qui Walter ha una delle sue ultime e grandiose intuizioni politiche: il vero avversario da battere non è Berlusconi no, è il subdolo antiberlusconismo  che si annida ancora tra le frange meno kennediane del PD (analisi questa che solo per caso coincide con quella di Cicchitto). Veltroni perderà le elezioni regalando al PDL una delle maggioranze piu' schiaccianti della storia della Repubblica, mentre Di Pietro che sull'antiberlusconismo ha puntato tutto triplica i propri voti.

Veltroni dopo la prima fallimentare esperienza, ritenta la via del dialogo.

Veltroni fa ombra.
A questo punto il nostro eroe sprofonda nello psicodramma, ma lo fà col piglio del vero leader. Conquistata con coraggio l'opposizione, decide di non farla. In piena estate, con l'urgenza tipica di chi è davvero indignato, proclama una protesta da tenersi a metà Autunno. Vara un governo ombra, con ministri ombra, che scrivono utilissime leggi ombra. Litiga con Di Pietro, il suo unico alleato, scansandolo come un appestato per il suo truculento antiberlusconismo, malattia  notoriamente portatrice di voti. Loda la capacità della Lega di stare sul territorio, poi guarda il Loft, eppure non gli viene in mente niente. Ritenta, non pago, la via del dialogo ottenendo in cambio da Berlusconi una lunga sequela di insulti e qualche goliardica pernacchia. Walter vorrebbe fare le grandi riforme insieme al governo, ma non lo lasciano votare nemmeno una leggina. A questo punto un dubbio lo coglie, non sarà mica che in Italia non si sia ancora abbastanza Americani? Mentr'egli si strugge davanti alle foto di Obama e sogna marce al fianco di Martin Luther King in nome dell'emancipazione degli afroamericani, all'uscio s'assiepano le fazioni sanguinarie de' suoi sodali, ch'ormai  han finito d'affilare i coltelli.


La caduta.
 
Dispiace un po' quando un fesso fa la fine che merita ma, ahimé, cio' rientra nell'ordine naturale delle cose. Il resto è storia recente.: mentre Veltroni prende la via dell'oblio (*), l'Italia guarda Mina a Sanremo.  I compagni democratici si guardano intorno  spauriti in cerca di un leniniano "Che fare"?
Non chiedetelo a me che non voto PD, l'idea quasi m'offende, e non sono nemmeno un buon indovino visto che il miglior successore mi pareva Soru, appena disintegrato.  Rallegratevi tuttavia compagni (o v'offendete voi se vi chianmo così?), il guaio piu' grosso ce l'ha Berlusconi che difficilmente riuscirà a trovare un avversario altrettanto incapace.
Emh, in effetti...cazzo... ci sarebbe sempre Fassino.

(*)Adesso che ha dato il suo prezioso contributo andrà in Africa, sì?
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categoria: terza repubblica, surrealismo politico italiano
martedì, 17 febbraio 2009

I dolori del giovane Walter: Il re senza corona.(I)
Mi piace ricordarlo così Walter Veltroni, mentre compie un gesto  ostentato e goffo da quel vero leader che non è mai stato e , in cuor suo, avrebbe tanto voluto essere.  Suo malgrado non è  mai diventato un grande presidente democratico americano come il suo mito  Jonny Kennedy: gli è  mancata l'America, la presidenza e pure la grandezza. Tra le maschere della politica a Veltroni è toccata   quella del re senza corona, il pretendente ad un trono che non poteva che sfuggirgli, l'avversario perfetto che tutti vorremmo trovarci di fronte,  politicamente parlando, il fesso di comodo che tiene unita la baracca mentre le fazioni sconfitte affilano i coltelli.  Ho scritto spesso che Veltroni è un fesso, destinato a perdere, ma la mia non era una posizione preconcetta. All'inizio anzi nutrivo in lui perfino qualche flebile speranza dovuta alla sua esperienza di sindaco che non era stata del tutto disastrosa (o meglio, i maggiori disastri si sarebbero visti verso fine mandato). Sì lo so, il modello Roma  era una mistificazione eppure Veltroni, anche contando la consegna della città nelle mani dei palazzinari, segnava  comunque la linea di un certo lentissimo miglioramento della città. Del resto qui dalle mie parti siamo diventati di bocca buona: quando hai Carraro perfino Rutelli ti sembra un'ancora di salvezza. Dopo otto anni otto di Rutelli, perfino Veltroni ti appare sotto l'improbabile veste di un dono del cielo. Dopo sette anni di Veltroni, mentre chiudono i negozi, il popolo viene cacciato dal centro e nella campagna romana sorgono ovunque mega-centri commerciali come osceni monumenti funebri alla società dei cittadini e fastosi tributi a quella nascente dei consumatori, perfino Rutelli... emh, no. Due volte lo stesso giochino non funziona.

Siamo diventati di bocca buona noi romani, ma non siamo ancora del tutto rincoglioniti.

D
a dove veniva ordunque quel mio flebile ottimismo? A pensarci bene da tutte sensazioni non politiche. Veltroni provenendo dal PCI, ma essendo un moderato nei toni piu' che nelle confuse e modaiole posizioni politiche, sembrava in grado di dialogare sia coi suoi ex colleghi di partito del PRC che con i popolari: sulla gente di sinistra sto' mito dell'unità esercita sempre un certo fascino, anche quando non ci crediamo piu' da un pezzo.  Veltroni aveva anche una vèrve dialettica maggiore di Prodi (sì ok, bastava anche un qualunque venditore di auto usate) e un background culturale, piu' che burocratico, che lasciava sperare in una sensibilità superiore al mero economicismo amministrativo. Quest'altra sciocchezza del re-mecenate o, peggio ancora, del re-filosofo è un'altra cosa che a noi di sinistra ci ha sempre suggestionato, anche se non ci abbiamo mai creduto nemmeno un po'.

In realtà nemmeno questo è sufficiente... il motivo è piu' banale e riguarda sempre la questione della bocca buona.

A dirla tutta la flebile speranza in Veltroni nasceva dal fatto che dopo aver visto all'opera D'Alema (quello intelligente), dopo aver visto candidare Rutelli (quello laico e ambientalista), erano rimasti soltanto lui e Fassino.  Adesso ricordo come germoglio' quella fatua speranza: è che davanti a Fassino, perfino Veltroni...
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categoria: terza repubblica
martedì, 10 febbraio 2009

Il dolore degli altri.
Eluana è morta tre volte. La prima volta è morta 17 anni fa quando, a causa di un disgraziato incidente, a morire è stata la sua mente impedendole di continuare a sperimentare il mondo sensibile. La seconda volta Eluana è morta quando la sua tragica vicenda e il suo corpo ormai inabile,  sono diventati il triste teatro dove si è svolta la danza macabra degli avvoltoi della politica, della religione e della morale. La bruttezza umana, la miseria culturale e la totale assenza di pudore e di contegno degli sciacalli sono ricaduti tutti sulla famiglia Englaro anch'essa condannata per tre volte.
La terza volta, infine, Eluana è morta ieri. Riposi in pace.

I politici.
Oscena, mille volte oscena, l'epifania della passione politica ritrovata dagli inamovibili burocrati di palazzo che si macchiano di ogni doppiezza e di ogni sotterfugio quando in gioco sono il loro potere e il loro portafoglio, spietati aguzzini che ragionano sempre per convenienza di fazione e poi s'indignano di colpo, all'ultimo minuto,  sul dolore e sulla pelle degli altri. Gridano all'assassinio loro che tacciono ogni giorno mille altri assassinii di vite spezzate per logiche a loro fin troppo familiari. L'enfasi posticcia, la dignità delle idee che ritrova vigore sul dolore lontano, finito forse vent'anni fa, del corpo di una ragazza e porta alla gogna il dolore attuale, lacerante ed estenuante di chi quella ragazza l'ha amata in vita e le ha dato la vita.
Dall'accenno alle mestruazioni e alla possibilità di avere figli,  al forzato scontro istituzionale, di chi ha avuto anni per intervenire su impianto normativo che oggi non gli sta piu' bene perchè il padre di una ragazza ha scelto la via della battaglia civile e legale invece che accettare una condanna per sua figlia che lei non avrebbe voluto. Perché in condizioni simili a Eluana ce ne sono e ce ne sono stati molti e voi siete stati fermi, avete blaterato invece che scrivere le leggi come è vostro dovere e oggi ogni vostra indignazione è falsa, strumentale e colpevole. Siete tanto lesti a piegare la legge  ogni volta che tocca i vostri meschini interessi, che fanno pena le vostre lacrime ipocrite per la teocrazia che non c'avete imposto o per lo stato finalmente laico che non avete avuto il coraggio di costruire.
Il governo dell' emergenza è un governo che ha fallito.
Quando il vuoto della legge deve essere colmato dalle sentenze del magistrato è il legislatore ad aver fallito in precedenza.

Con la sentenza dell'ultima corte la legge si è espressa, taccia dunque chi non ha agito per tempo potendolo fare, quale che fosse l'orientamento ipotetico del suo legiferare.

Volontà, libertà e rispetto.
Se un cattolico vuole essere tenuto in vita ad oltranza, quale che siano le sue condizioni, questa sua volontà deve essere rispettata. Curato, sostentato, idratato e alimentato dallo stato laico, ma non si imponga ad altri un Dio che non è il loro, una morale che non è la loro e non si vìoli la sovranità della volontà della persona. La nostra volontà imperfetta e traballante è cio' che ci fa uomini ed è l'ultimo baluardo della nostra libertà quando ogni altra libertà ci viene sottratta. Se fossi privato della possibilità di decidere vorrei che ogni decisione fosse posta nelle mani di chi mi ha conosciuto e amato in vita, non ad altri. Io non ho nulla contro coloro che assecondando la loro idea di pietà hanno mostrato pareri diversi, ma certe bieche espressioni della autodefinitasi cultura della vita mostrano la peggiore spietatezza nelle parole di monsignor Betori, il quale dichiara:
 
"[Le suore] Non hanno scritto libri né si son messe a frequentare le televisioni per dire le loro ragioni, traducendo un fatto umano in un volano di azione politica; ma nessuno può negare che, se la ragione sta dalla parte dell'amore, il loro amore è stato il più alto e il più concreto fra tutti."
 
Sono parole scelte con cura. In modo sconcertante si maschera da elogio per delle infermiere religiose il vile attacco al padre di Eluana, paragonando (con l'intento preciso di sminuirlo) l'amore di un padre che ha perso la figlia dopo averla vista crescere e sorridere a quello di chi ha (con umanità indiscutibile) accudito un corpo quasi esanime. Monsignore, il riferimento obliquo ai libri e alle televisioni è di un'indecenza che scade nell'infamia, è l'attacco deliberato ad altre vittime di questa vicen

da lanciato da uno scranno distante che mostra tutto il valore della sua idea di pietas. Lei monsignore punta l'indice, quando il suo Signore le ingiunse di non giudicare, contro un dolore a lei sconosciuto e insondabile, un dramma estenuante che puo' non soverchiare soltanto una falsa coscienza. Questa non è la cultura della vita ma la cultura del dolore,  il dolore altrui  usato per espiare i propri peccati e per legittimare il proprio magistero. 
 
Ad alcuni il Cristo fa comodo eternamente sulla croce dalla quale non  vorrebbero mai vederlo scendere, a costo di usare le parole come la lancia di Longino contro chi lo piange dopo averne condiviso il calvario e averlo amato in vita.
Si rimetta la scelta alla volontà del singolo e la si rispetti, indipendentemente che questa sia guidata dalle sacre scritture o dall'aspirazione laica a una morte dignitosa. Soprattutto si rispetti il dolore altrui, perché contro di esso ogni essere umano combatte la propria battaglia da solo e con piena responsabilità.   
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martedì, 03 febbraio 2009

Comunicazione di servizio: Blog restyling e qualche test.

Come vedete ho cambiato il template del Blog lasciando inalterati i colori tradizionali e modificando soltanto la posizione della colonna e l'immagine dell'intestazione (questa nel post dell'"Ubik office" era  l'altra candidata).  Il vecchio template era pressocché illeggibile (bisognava scrollare a lungo per trovare il  primo post) per tutti i browser della famiglia IE nella versione 5.x, 6.x o 7.x che fosse. Nella  mia pigrizia colossale e nella convinzione che Firefox avrebbe nel giro di breve tempo ridotto gli utenti Explorer ad un sparuto manipolo di anacronistici autolesionisti, avevo rimandato il lavoretto per anni. Le statistiche mi hanno dato pero' impietosamente torto e gli utenti Explorer restano, inspiegabilmente, la stragrande maggioranza. Passi per la versione 7 di IE che ha finalmente almeno le tab (o schede), non riesco a capire che senso abbia usare le versione precedenti invece di passare a Firefox, Safari o qualche altro browser decente. Non avendo trovato un template come lo volevo io (elemnti di  dickiana, una vecchia radio a transistor in un contesto cromatico ingiallito dal tempo) ne ho rimodellato uno del tutto diverso fino a farlo diventare simile al vecchio. Detto questo, ho testato il nuovo template (ancora da finire) coi seguenti browser:
- Safari, IE7, Chrome (OK)
- Firefox (i font della colonna fanno cagare, per il resto è OK)

Avrei bisogno di alcuni vostri feedback:

- Potreste dirmi come si vede il nuovo template con Explorer 5.x, Explorer 6.x, Opera o con qualche eventuale diavoleria di nicchia che conosce soltanto JoeCHIP?
- A parte l'illeggibilità (momentanea) dei minuscoli caratteri della colonna di destra, vedete altri problemi che mi sono sfuggiti?
- Preferivate questo o il precedente template? Sia chiaro che  non cambia nulla, vi tenete questo fino a data da destinarsi, ma è tanto per sapere...
- Considerazioni varie ed eventuali.

Grazie per la gentile collaborazione.

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categoria: comunicazioni di servizio
venerdì, 30 gennaio 2009

La crisi dopo la crisi (III). Stime sulla disoccupazione: se tutto va bene esplode.

Finché saltano le banche e vengono salvate con iniezioni di denaro pubblico e presumibile aumento del debito, messi in sicurezza i depositi, i danni economici vengono spalmati sull'interezza della popolazione e l'impatto sociale avviene in modo relativamente poco traumatico. Fanno eccezione coloro che avevano denaro investito in borsa, sottolineando che avevano denaro e hanno scelto di investirlo in borsa. Come detto piu' volte l'impatto sociale si valuterà sulla ricaduta nella sfera dell'economia reale in particolare sulla produzione industriale, di conseguenza sulla disoccupazione e di nuovo sui consumi, in un circolo vizioso che si dovrà trovar modo di arrestare. Il parametro centrale nella vita delle persone sarà il dato sulla disoccupazione, su cui cominciano ad uscire previsioni e proiezioni, spesso discordanti ed in generale crescenti.

Vi racconto qualche numero, per fare mente locale.

Ad ottobre internamente alla CGIL (la fonte è il sindacalista petrolchimico), si proiettavano per il 2009 400mila nuovi disoccupati  di cui la metà già vittima delle varie e bizzarre forme di precariato che  l'intelligenza sopraffina del legislatore ha saputo concepire da Treu in poi. Una stima del genere nell' annus horribilis della finanza mondiale in un paese già alla corda del debito come Italia a me sembrava ottimistica. Mi si intenda bene: so perfettamente che 400mila posti di lavoro in meno comportano  una difficoltà economica grave ed  in certi casi perfino tragica (famiglie monoreddito)  su almeno un milione di persone , se si tiene conto dell'impatto su tutto il nucleo familiare. Guardando ai numeri pero' vediamo che la forza lavoro italiana è circa di 25 milioni di persone (occupati  + in cerca di lavoro, ISTAT) e che i 400 mila disoccupati in piu' andrebbero ad incidere circa per l'1,6%, cioè dall'attuale 6,7% all'8,3%. In paratica di poco sotto ai livelli del 2005 (indexmundi).

Andrebbero poi considerati, ai fini dell'impatto sociale, i  licenziati di chi lavora in nero (esplusi in modo ancor piu' sbrigativo) e il dramma diello sradicamento sociale di decine di migliaia di immigrati regolari che vedono la loro possibilità di permanenza e di reddito legale, legato proprio al posto di lavoro (Bossi-Fini docet) spesso già poco qualificato e malpagato. Costoro soffriranno piu' di tutti.

Eppure i livelli del 2005, a fronte del peggioramento descritto, proiettano comunque il quadro di un paese di sicuro in crisi profonda e  con alcune fasce sociali allo stremo, ma ancora in grado di reggere a livello sociale e di sentirsi complessivamente nord del mondo, con un modello di consumo (ed è il consumo la monodimensione totalizzante dell' italiano contemporaneo) rallentato, ma non  messo radicalmente in discussione.

In dicembre Epifani, per lanciare l'allarme e facendo in fin dei conti il suo mestiere, cominciava a parlare di valanga di licenziamenti alle porte, senza pronunciare le stime ma utilizzando stavolta toni ben piu' enfatici. Sempre in dicembre le stime  OCSE parlavano di picchi di disoccupazione in Italia nel 2009  vicini all'8,9%, quindi superiori ai livelli del 2004-2005, peggiori di quelli che giravano in CGIL ma tutto sommato dello stesso ordine di grandezza.

Veniamo a gennaio e arriviamo alle stime di Confindustria che hanno previsto pochi giorni fa (concordando al percentile con l'OCSE) di disoccupazione all'8,9% per la fine del 2009.

L'8,9% è dunque il dato piu' autorevole e che trova piu' conferme e fa riferimento a circa 500-550mila disoccupati in piu', un'enormità certo  che marca perfettamente il segno di una crisi profonda per un paese che non ne aveva certo bisogno. Il dato peggiore pero' è che la  fine crisi e la conseguente decrescita infelice del PIL è stimata non prima del 2011... il sistema puo' reggere a due anni del genere senza ripensare se stesso e senza raggiungere livelli di conflitto sociale che pensavamo dimenticati da tempo? Inoltre va considerato che ancora, ché ché se ne dica, non si conoscono i confini reali della crisi e nulla vieta che tali stime possano essere rivedute al rialzo: negli ultimi 7 anni le stime del PIL italiano, ad esempio, sono sempre state riviste in senso peggiorativo dopo i primi mesi dell'anno e stavolta partiamo da un incoraggiante -2%.

Ci sono poi le recenti stime mondiali dell'FMI che parlano di 20-30 milioni di disoccupati certi in piu' nel mondo per il 2009 e possibile incremento fino a 50 milioni. Posto che questa è una mia assunzione arbitraria che  si limita  suonare ragionevole, se l'Italia dovesse assorbirne una parte proporzionale al proprio PIL (contribuiamo al PIL mondiale per circa il 3%) potremmo pensare ad un caso peggiore in cui i posti di lavoro persi sarebbero nell'ordine del milione e mezzo, cioè una catastrofe sociale un paese che torna indietro di dieci anni, ma con un tessuto sociale e un debito anche privato probabilmente non piu' in grado di reggere l'urto.

C'è poi l'ultima cassandra per sua natura sopra le righe, a cui stavolta io non credo. Mi riferisco al dato strillato in piazza da Grillo che continua a ripetere una stima (presa da dove?) di due milioni di disoccupati in piu' entro il solo 2009, non so se rendendosi conto di quello che dice e che le sue parole  comporterebbero. Ammortizzatori sociali inesistenti per una tale massa di ex-lavoratori, tensione sociale alle stelle, guerra tra poveri, file per il pane, intere economie locali che spariscono nel nulla, boom dell'economia informale e del crimine. Parliamo in questo caso della disoccupazione al 15%, quattro milioni di famiglie nella merda, parliamo se ancora non aveste capito della media nazionale pari ai livelli attuali della Calabria (con tutto il rispetto: ce l'avete presente la Calabria?) e con le regioni del Sud che scivolano verso gli standard di vita della Tunisia.

Si rende conto Grillo che sta parlando della vecchia cara Italia con le valigie di cartone che sbarca (ma dove stavolta?), invece di evitare gli sbarchi? Ripeto, io non ci credo  e resto con le stime già drammatiche di CGIL, Confindustria e OCSE, ma se il non-piu'-comico genovese avesse ragione stavolta (con tutta la teoria paracomplottistica annessa, sulla militarizzazione preventiva delle città), beh in quel caso, fate esattamente quel che consiglia , non so quanto scherzando, nei suoi spettacoli: compratevi un fucile e dei sacchi di sabbia

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categoria: visioni apocalittiche, malesseri
sabato, 24 gennaio 2009

Surrealismo politico italiano. Argomenti-moda: la strategia del dar fiato alle trombe.

Il presidente della Camera Gianfranco Fini ha di recente proposto di rendere obbligatoria la predicazione in lingua italiana per gli imam, presenti nel nostro paese  al fine di scovare quelli che predicano in favore dell'odio antioccidentale e incitano al terrorismo. Gabriella Carlucci si e' subito affrettata a sposare la proposta, spiegando che chi unque si opponesse all'idea avrebbe necessariamente qualcosa da nascondere. E' nato un discreto tam-tam che ha diviso tra quelli che approverebbero una tale norma e quelli che la riterrebbero discriminatoria o inefficace. Il PD ha commentato, i maggioranza ha commentato, i giornali hanno commentato, i blogger hanno commentato e via di seguito percorrendo il circo mediatico. Vorrei far notare come, secondo consuetudine,   non si stia un realta' parlando di nulla(*), e per diverse ragioni. Una legge del genere sarebbe di una incostituzionalita' talmente macrospica (articolo 15, ma anche 19 e 21) da non avere  alcuna possibilita' di essere approvata definitivamente e questo gia' chiude rebbe il discorso. Come fa notare anche Kelebek  la norma, per non essere discriminatoria verso i musulmani e la lingua araba, dovrebbe proibire un'infinita' di altre espressioni di culto non immediatamente comprensibili: dalla messa in latino, alle chiese per anglofoni presenti sul territorio, ai mantra religiosi buddhisti. Inoltre se pure si volesse accomunare qualunque gruppetto di musulmani raccolti in preghiera a un capannello sedizioso, cosa che non e' possibile per quanto detto sopra, o si avessero reali sospetti su questo o quell'imam  la proposta cozzerebbe col principio giuridico (nonche' logico) che l'onere della prova e' a carico dell'accusa e che sono dunque gli inquirenti a dover dare evidenza che una data comunicazione abbia eventualmente finalita' criminose. E'  un po' come se si volesse imporre ai siciliani di parlare in italiano intellegibile e di non scrivere su foglietti di carta, per dar modo alla procura di scovare a posteriori ordini mafiosi senza dover imparare a leggere Camilleri o perder tempo a decodificare malscritti pizzini.
Al solito,  siamo al surreale.
Surreale che dilaga nella comunicazione politica con precise finalita': si fa cioe' strategia comunicativa.
Parto dall'assunto, del quale sono fortemente convinto, che Fini non sia un cretino(**) e che conosca fin troppo bene, visto il ruolo e il lungo trascorso politico, la Costituzione Italiana (non sono del tutto convinto che ne condivida i valori, ma questo e' un altro problema). Perche' allora fa una proposta che non ha alcuna possibilita' di essere trasformata in legge e, ma non e' stata interpretata cosi' dai comentatori ne' Fini ha precisato alcunche', al piu' potrebbe trattarsi di un accorato appello agli imam e  ai credenti musulmani
(chiaramente inefficace), ottenendo soltanto di alzare una cagnara? Forse perche' la finalita' e' la cagnara stessa...

Quello descritto e' soltanto uno dei molti esempi e nemmeno il peggiore. Qualche giorno fa leggevo un titolo sulla versione online di Repubblica o del Corriere sul fatto che i politologi stiano registrando la tendenza da parte dei politici a fare proposte, su cui si discute per settimane, e che finiscono in nulla. Non ho potuto leggere l'articolo e adesso sembra sparito dal web, spero che qualcuno gentilmente possa segnalarmelo. 

Politologi o no, la tendenza e' fin troppo evidente ed e' quella che io avevo chiamato in un post vecchiotto a riempire l'agenda politico-mediatica di argomenti-moda.           


"Nella rincorsa all'apparizione televisiva,
l'unica reale arena politica rimasta, e nella necessita' dei media di saturare il palinsesto informativo, vediamo intervallare problemi veri, che in genere nascono da esigenze della società o da allarmi delle comunità reali, ad argomenti moda  che tengono occupati giornali e TG in un ciclo infinito di finte polemiche e ridicoli dibattiti. Gli argomenti moda in genere nascono nelle segreterie di partito, nelle redazioni dei giornali e nei board aziendali." (***)

Anche se gli argomenti-moda di ordine politico sono soltanto un sottoinsieme dell'universo mediatico della fuffa (****), ultimamente il fenomeno relativo a quest'ultimi  e' giunto a livelli tali per cui le proposte di aria fritta dominano letteralmente la scena, determinando il clima politico
indipendentemente da cosa si approva di fatto in parlamento e da cosa sia stato concepito per restare invece relegato alla centrifuga mediatica. Si pensi alle sparate di Berlusconi su cui si ciancia per giorni, si pensi a quando Brunetta dice che i fannulloni stanno a sinistra (evocando epurazioni su base politica), si pensi alle piu' turpi proposte della Lega rimaste, e meno male, sul tavolo: impronte dei piedi per gli immigrati, impronte ai bambini rom, leggi improbabili contro le prostitute,  i diecimila fucili di Bossi e via delirando.

Questa tattica comunicativa ha diverse finalita'.

La prima, come detto, e' quella di guadagnare visibilita' mediatica.
 
La seconda e' quella di avere un abile strumento di propaganda elettorale fuori dal periodo preposto. La lega urla per mesi che vuole Malpensa come super HUB mondiale in partnership con Lufthansa e poi Berlusconi vende ad AirFrance che conferma Fiumicino? E Maroni alza un bel polverone sul divieto di manifestare davanti ai sagrati (qui a Roma ogni angolo della citta' e' davanti a un sagrato). Cosi' l'elettore leghista si convince che, nel complesso, la Lega continua ad avercelo duro e a difendere i suoi interessi.

La terza e' quella si sondare il terreno. Si annuncia un provvedimento aberrante per vedere come la prende l'opinione pubblica: se la cosa non desta poi tanto scandalo si mette in un disegno di legge la versione soft, magari soltanto indegna, ben sicuri che l'opposizione sara' tutta contenta per aver fatto abbassare il tiro al governo (vedi la legge Alfano negoziata  per non sospendere 10mila processi).   

 
La quarta, come direbbe Prion, e' quella di distogliere l'attenzione dalla mano che nasconde la monetina. La monetina in questo caso e' l'argomento serio, come l'arrivo di una decrescita infelice del  PIL del -2% , un numero di disoccupati ancora tutto da stimare entro la fine del 2009 e la epocale crisi dell'auto.


Auto invendute a milioni, uno dei tanti depositi sparsi per il globo.


Questa strategia comunicativa e' particolarmente diffusa nel centrodestra, non perche' il PD sia superiore a questi mezzucci, ma semplicemente perche' il PD  non e' in grado di applicare una qualsiasi strategia di comunicazione, per becera che sia. Con la sagacia tipica della trota d'allevamento gli esponenti del PD si limitano ad abboccare ad ogni amo che la destra lancia contribuendo all'inutile cacofonia e per di piu' inseguendo l'agenda dettata dall'avversario.

Sogno un film sulla furbizia di Veltroni interpretato da Peter Sellers... un vero peccato che sia morto nel 1980. Ci sarebbe sempre Gene Wilder... e' ancora vivo?



(*) Forse per questo la Carlucci  si e' proposta subito come esperta
(**) Sulla Carlucci invece mi limito a dire, per educazione, che ho un'opinione piu' articolata.
(***) Mi si perdoni se di tanto in tanto cado nella deplorevole pratica dell'autocitazione :)

(****)Che va dalle sparate sulla clonazione umana di Antinori a  quelle di qualche partecipante ad un reality, attraversando tutto lo spettro delle possibili cazzate.

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categoria: media, terza repubblica, surrealismo politico italiano
giovedì, 08 gennaio 2009

Comunicazioni di servizio: utenti anonimi, Digital Divide e Karl Marx Platz.

Qualche mese fa, causa pornoSPAM automatico su Viagra e affini che imperversava nei commenti del blog, avevo disabilitato i commenti anonimi. Di recente  Splinder ha attivato un filtro che tiene lNo all'Utente Anonimo: aderisci anche tu!ontani bot (nel senso di script automatici) autori della suddetta spazzatura, quindi ho riattivato i commenti anonimi qui e su Ozia. Questa decisione democratica e pluralista mi ha per ora permesso di fare la conoscenza del simpatico "ultras viking 1984 CN69" che, a seguito di un mio post piuttosto lungo e articolato sulle realtà neofasciste italiane, ha mostrato il suo apprezzamento dandomi del "COMUNISTA PEZZO DI MERDA", tuttomaiuscolo. Le  interessanti, seppur imprecise, considerazioni di ultras viking sul mio presunto orientamento politico e sulla natura, questa sì, biodegradabile del mio fardello fisico non possono tuttavia gareggiare con la vera e propria orda (anche se l'alacre opererosità di un'unica entità dalle personalità multiple sembra la pista piu' probabile) di integralisti cristiani che letteralmente sciamano su Ozia. Approfitto per ringraziare costoro per le lezioni di metafisica ("dal nulla non nasce nulla"), le accurate sintesi storiche ("l'11 settembre l'ha voluto Dio") e le sterilissime polemiche per interposta persona con ogni autore ateo di cui io, JoeCHIP o Uther abbiamo mai recensito almeno un libro. Tutti ospiti anonimi d'eccellenza come vedete  tuttavia se il tenore dovesse mantenersi questo, prima banno di nuovo gli anonimi e poi , come metodo infallibile antiTroll, chiamo i Ghurka:


che poi ci pensano loro ad effettuare la bonifica, correggendo  chirurgicamente i difetti insiti in tutte decisioni plurali e democratiche.

Karl Marx Platz  è invece un aggregatore (la definizione meta-blog mi piace meno) in cui i post presenti su Aramcheck dovrebbero apparire in automatico d'ora in poi. E' la prima volta che ho a che fare con un aggregatore e non conosco il giocattolo. Non so' se in genere si apre una dialettica interna, non so se cio' sia considerato desiderabile e non so quanto a lungo questo blog aderirà. L'unico aggregatore di cui ho avuto qualcosa piu' che vago sentore era Kilombo (anch'esso di sinistra)  che, a quanto ricordo di aver letto, si è presto diviso in gruppetti, acrimonie e piccole faide personali (inusuale per la sinistra italiana, vero?). Se questo non accadrà a KMP, se mi darà l'occasione di leggere opinioni interessanti e se continueranno, come fanno ora, a linkare e dare notizia anche di altri punti di vista  che "di sinistra " non sono, ci rimarro' con piacere. Nel frattempo ringrazion Jean Lafitte che mi ha gentilmente accolto, linko il sito e inserisco il banner (per ora nel post).  

Infine, dopo due mesi di lotte burocratiche preso in mezzo tra le squallide ripicche dei Service Provider italiani e la loro proverbiale inefficienza, sono finalmente tornato a veder luce fuori dal tunnel del Digital Divide. Cio' che le burocrazie e le amministrazioni avevano inutilmente complicato, è stato rapidamente semplificato da due  risoluti operai armati di piccozza e rude attitudine  al problem solving, che hanno fatto passare un filo laddove qualche imbecille aveva seppellito un vecchio (ma ancora essenziale) pozzetto della SIP.

Poi dicono chi è che manda avanti il paese...

Questo del Digital Divide era uno motivi per cui di recente ho postato così poco, l'altro riguarda la quantità di impegni di cui sono sommerso e che continuerà ad asfissiarmi almeno fino ad aprile. Ho, come al solito, la fessa ambizione di fare parecchie cose in parallelo mentre pigrizia e incapacità me ne consentono, con risultati decenti, al massimo una per volta. La voglia di scrivere in realtà non mancherebbe, tanto che soffro  di attacchi di grafomania notturna (tutt'altro che lucida) che mi costringono al mattino a cercare il filo , talvolta inesistente o di chiara matrice etilica, di astruse considerazioni lasciate su quaderni, spigoli di giornale e perfino tovaglioli (non sono ancora alla carta igienica, grazie a Dio). Sono mancati il tempo e la voglia di raccoglierli,  formattarli e "postarli".

Adesso vivo fuori dal clangore metropolitano, sono di nuovo collegato alla rete e finalmente in una casa di fronte al mare. Quando avro' tempo e modo per assaporarla non escludo che la nuova sistemazione  possa infine compiacermi.

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categoria: comunicazioni di servizio
sabato, 27 dicembre 2008

L'arte della crisi: Italia De Profundis di Giuseppe Genna.

Qualche tempo fa, prima delle ultime elezioni, scrivevo del fatto che  davanti alla pietrificazione della crisi sociale e politica italiana (lo spettro violento di quella economica non si era ancora manifestato chiaramente) non vedevo emergere un'arte della crisi, in grado di trasfigurarla. Nel mio semianalfabetismo musicale, nel trascurato interesse di vecchia data per le arti figurative, in quello recente per certe forme di teatro e nella mia passione per i libri sto cercando di aguzzare la vista.  D'ora in poi, se mi capitera' di incontrare qualche pezzo di questo momento artistico e letterario tutto presunto, magari ne parlero' qui cercando di ricomporne il puzzle, ammesso che un puzzle ci sia. Io credo che Italia De profundis, con l' "arte della crisi" abbia a che fare. Un estratto da Ozia:

E’ la prima volta che leggo qualcosa di Giuseppe Genna e aver cominciato da Italia De Profundis, che non e’ un testo dalle finalita’ e dalla struttura convenzionale, credo mi fara' leggere gli altri in maniera diversa. Questo romanzo/non romanzo ,dice lui stesso, poteva e forse doveva chiamarsi Giuseppe Genna De Profundis, in quanto la finalita’ e’ proprio mettere a nudo l’autore. Le derive di uomo in un paese alla deriva. Uno scorcio autobiografico disarticolato lungo circa tre anni, o meglio, articolato secondo un percorso umano piu’ che secondo una linea cronologica convenzionale in cui, il racconto e la narrazione che lo prelude (la distinzione e’ dell’autore), cambiano spesso ritmo e registro.  Diversamente dal solito il momento tragico precede quello comico e satirico, si compiono salti tra diversi segmenti e ci si ferma spesso sulla filosofia, sulla critica e sulla spiritualita’. Si fa riferimento ad altri testi e alla citazione di altri saperi come in un saggio pur mantenendo il pathos del romanzo, si passa, bruscamente, dal piano analitico a quello allegorico, da autoflagellazioni a orizzonti di boria.

Lo scrittore/protagonista entra spesso nel testo in modo didascalico e lo fa in quanto scrittore. Non leggete le prossime venti pagine perche’ sono incredibilmente noiose(*), vi dice. Se volete sapere con chi ho appena scopato, se e’ questo che vi interessa, andate al prossimo segmento, dice. Vi avverte che deve trovare il finale, mentre lo trova. Mentre scrive il racconto lo interrompe, distaccandosene (distaccandovi) in corso d’opera, per paragonarlo a scritti dello stesso tenore di altri scrittori. Quel racconto che a me ricordava l’opera caustica, divertentissima e terribilmente snob, della satira sulla societa’ di massa del miglior Michele Serra lui lo riconduce a Ballard, Houllebecq e soprattutto David Foster Wallace(**). L’autore entra continuamente nel romanzo per parlare del romanzo, o per per inserirne comunque le vicende in una prospettiva letteraria, quindi meta-letteraria. L’esercizio non e’ ozioso anzi, non e’ un esercizio.

E’ una necessita’.

Se l’obbiettivo e’ davvero mettersi a nudo, non si puo’ mettere a nudo soltanto l’uomo, ignorando lo scrittore. L’esercizio ozioso, la falsificazione letteraria piu’ evidente, starebbero proprio nel pretendere di mettere a nudo l’uno distinguendolo dall’altro, come se non ci si riferisse ad un unico ente. Lo scrittore si puo’ denudare soltanto mentre scrive, denudando di conseguenza il testo. Ci sara’ pure malizia e la nudita’ vera in fin dei conti puo’ essere soltanto quella del testo, perche’ ogni contatto con l’autore e’ sempre mediato dall’opera e la letterarieta’ altera per definizione: ma la coerenza interna di Italia de Profundis resta intatta, addirittura se ne giova.

Per un segmento a mio gusto irritante(***), ce ne sono almeno quattro magistrali, bellissimi, quasi perfetti nella tensione e nel realismo degli estremi. Per chi e’ interessato alla vita degli autori ci sono alcuni capitoli che, in quanto raccontati in un contesto autobiografico e danzando sul precipizio della morale corrente, potrebbero scatenare curiosita’ morbose sulla loro veridicita’. A me che quei fatti siano accaduti o meno non interessa minimamente (mi interessa molto piu’ l’opera che non la biografia storica e personale di chi scrive): sono verosimili e coraggiosi e l’incanto della letteratura si realizza prerfettamente. Un paio di domande su aspetti marginali e per niente scabrosi, pero’ vorrei porle a Genna se una volta per caso passasse di qui: la prima retorica la seconda sincera e sgomenta. Riguardo all’effetto sui lettori e il livello degli stessi, di Dies Irae e Gomorra: ma a chi pensava che andassero in mano i loro libri una volta che incontrato un grande successo? A milioni di intellettuali e spiriti liberi? Si chiede sempre al lettore di non mitizzare l’autore e poi si compie l’errore, piu' grossolano, di idealizzare il lettore? La seconda domanda riguarda invece la discussione sulla poesia avuta dal “gruppone” al villaggio vacanze, in cui un gruppo di personaggi neoitaliani, destrorsi e caricaturali, decreta la morte della poesia per precoce obsolescenza come se questa non godesse piu’ di libera cittadinanza nel vivere moderno, dominato dalla fica, dalla grana e dagli status symbol. Se quei personaggi sono delle rappresentazioni grottesche e stereotipate di tratti generalmente individuabili in molti italiani, coerentemente col racconto, siamo ancora alla satira, magari un po' forzata, dell’Italia agonizzante. Se quella conversazione invece e’ accaduta davvero, se quella conversazione e’ statisticamente possibile, cioe’ se la probabilita’ che quelle persone si riuniscano casualmente in un luogo come un altro e pronuncino quelle parole e’ diversa da zero nell’universo fenomenologico, questo perche’ Giuseppe Genna li ha realmente incontrati quel dato giorno a Cefalu’, allora vorrei saperlo. In quel caso probabilmente il millenarismo del “tragico esito italiano” figlio dell’impotenza davanti all’affondare sordo di questo paese esausto di se stesso e dalla cui suggestione anch’io sono tra mille dubbi rapito, sembra un’eventualita’ anch’essa piu’ concreta. Saremmo infatti al delirio anticulturale che si fa convinzione popolare generalizzata, peggio che nei piu' cupi incubi di Bradbury: il folle rogo della parola scritta di Fahrenheit 451, che germoglia dal basso.


(*) Un grande affresco allegorico che viene voglia di dipingere, e noioso non e’.
(**) Qui il destino e’ sardonico con Genna come soltanto il destino, una volta riconosciutolo a posteriori come tale, sa e puo’ essere. Wallace muore poco prima che il libro vada in stampa e le ultime parole scritte da Genna su uno scrittore per cui nutre, e’ evidente, una stima enorme suonano come un’offesa e un’accusa, guarda un po’, proprio di snobismo. La lunga nota in merito aggiunta a posteriori rientra poi perfettamente, come per magia, nella dialettica interna del libro. Potere della letteratura “aperta”.
(***) Quello in cui l’autore ci racconta di come David Lynch gli abbia fatto capire che Genna e’ l’unico in Italia ad aver capito David Lynch. Il che sancisce l’eventuale affinita’ estetico-spirituale tra i due, piu’ che l’acume dell’uno o la grandezza dell’altro.
(****) Qui c’e’ il rischio di cambiare il modo in cui la gente ti guarda e di risultare atrocemente antipatico. Cosa che accadrebbe a chiunque tentasse, credibilmente, di mettersi a nudo.

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categoria: libri, arte dlla crisi
mercoledì, 05 novembre 2008

L'uscita di scena dell'amico George.


Voglio ricordarlo così il presidente George W. Bush ,giovane e bello all'inizio della sua carriera politica. Voglio ricordarlo quando era sulla cresta dell'onda insieme alla  cricca (teo)neo-cons e alla pletora di leccaculi vicini (come Fox News) e lontani (come Ferrara, a  proposito che fine ha fatto? Chiuso in monastero?) . Credo non ci sia stata una sola decisione di una qualche rilevanza presa da quest'uomo e da chi gli stava intorno che io non abbia avversato. Non c'è nessun  altro politico che io ricordi, evitando di scomodare la seconda guerra mondiale, cui io non riesca ad associare almeno una decisione difendibile. 

Quindi no signor Presidente del Consiglio, al contrario di cio' che lei ha detto appena due settimane fa nell'ultimo tentativo di sembrare amico di tutti, perfino di due come Putin e Bush che si fanno ormai la guerra per interposta persona (o staterello caucasico per la precisione), io non penso affatto che George W. Bush verrà ricordato come un grande Presidente. Perfino lei, ahimé, meriterà un giorno di avere miglior memoria, anzi non ho dubbi che l'avrà se in questo strano paese un giorno sì e l'altro pure non si perde ancora l'occasione per tentare pelose riabilitazioni di Mussolini. Certo il Duce aveva un altro stile, ma ché ché ne dica Flores D'Arcais lei non potrebbe fare altrettanti danni neppure se le venisse rinnovato il mandato altre cinque volte. Un po' per le condizioni storiche, un po' perché le mancano le capacità  di incidere al di fuori dei suoi confini e un po' perché, e questo taglia la testa al toro di ogni improprio parallelo tra lei e Mussolini,  il Duce voleva essere soprattutto temuto mentre lei, questo l'ho capito, vuole essere soprattutto amato. Lei non vuole conquistare l'Etiopia, lei vuole il suo volto  sorridente immortalato su una statua in ogni città italiana, vuole essere ricordato come un padre fondatore benevolo e geniale. Non ho dubbi che ci riuscirà, le intitoleranno strade e viali bellissimi dove, mi spiace per lei, non si potrà impedire comunque ai cani di pisciare.

Monumenti per il suo amico George W. pero' non ce ne saranno, di questo ne sono quasi certo, verrà ricordato per quell'ottuso guerrafondaio  suprematista che era. Verrà ricordato come un passo falso della democrazia americana come fu, peraltro immeritatamente, per il povero Nixon.

Gasparri ha appena detto che Al-Quaeda sarà contenta dell'elezione di Barak Obama. Lo capisce Gasparri che Al-Quaeda prima della presidenza Bush era del tutto ignota (per ammissione di Clinton) e oggi è una temutissima e per molti versi comoda  Spectre nota ovunque  come  nemico N.1 dell'Occidente a cui si rifanno piu' o meno indebitamente centinaia di gruppuscoli terroristici in decine di Stati mussulmani nel mondo? Voleva essere una domanda retorica e invece ne è uscita una domanda stupida: no che non lo capisce Gasparri, non lo capisce come non capisce che che Karzai è a malapena il sindaco di Kabul., non lo capisce come non capisce tutto il resto.  Signor Presidente avverta i suoi gerarchi che l'amicizia acritica verso il presidente americano non  è una questione ideologica   e che il prossimo culo da leccare, piaccia o meno l'abbinamento cromatico, sarà nero. Lo ha capito bene Frattini che, fiutando l'aria e interpretando per tempo il Wind of Change, ha passato la scorsa settimana tentando di tracciare improbabili parallelismi tra la sua figura politica Signor Presidente e quella di Barak Obama (si è messo a ridere perfino Casini).

Questo è quindi  un gran giorno innanzitutto per la scomparsa politica del vecchio WASP, tanto che sarebbe stato un bene (molto relativo) addirittura la vittoria di Mc Cain e della sua  aggressiva vicepresidentessa artica. Poi, per carità, Obama ha i suoi meriti e tra questi non c'è quello di essere nero, se non per il mal di fegato quatriennale che la sua elezione provocherà alla minoranza razzista d'America, gente delle cui coliti bisogna sempre rallegrarsi. Tra i suoi presupposti meriti ci sono invece l'impegno ambientalista e verso le energie rinnovabili, la volontà di una politica estera incentrata piu' sulla diplomazia che sui carri armati e il suo background distante, o perlomeno non sovrapponibile, al neoliberismo Friedmaniano. Ce ne sarebbero anche altri (sanità, istruzione, redistribuzione etc...) di cui mi fregherebbe qualcosa se vivessi in California o nell'Oregon, cosa che purtroppo non è. In generale ha vinto qualcuno che a partire dal look, fino alla dialettica e al programma politico ha fatto della discontinuità rispetto alla presidenza Bush un mandato assoluto.

E ha stravinto.


Poi lo so (ma  pare non lo sappia Veltroni, che è un fesso) Obama non è il Messia, avrà le sue Lobby, i suoi gruppi di interesse, le sue continuità storiche da mantenere, i suoi interessi strategico-imperiali e tutto il resto, ma mi pare buona norma concedere tempo a chi è appena arrivato e giudicare i risultati a posteriori, soprattutto se le premesse sono buone. Tanto per dire tra i consiglieri spicca Brietzinsky che è sì un guerrafondaio, ma rispetto a Rumsfield è uomo di tutt'altro spessore: anche la guerra ahimé, bisogna saperla fare. Quindi auguri a Barak Obama, al suo cambiamento se davvero arriverà e alla sua sfida nel raccogliere una nazione che rischia di andare in pezzi, ricordandogli che se alla prima visita diplomatica in Italia troverà un esercito di politicanti di colore che gli scodinzola vicino non avrà sbagliato aereo prendendone uno per l'Etiopia: sara' soltanto lucido da scarpe spalmato sulle  solite facce. Siamo sempre noi i simpatici italiani che nessuno prende sul serio, quelli che mentre lei cerca per ora a parole di cambiare il mondo stanno qui a discutere del coccolone di Andreotti (col cazzo che  il vecchio vi muore in diretta! C'avete sperato lo so...), le esternazioni senili di Cossiga (lunga vita a lei Presidente Emerito! se campa altri dieci ci dirà anche chi ha ammazzato Kennedy!) e del sempre verde Licio Gelli che dopo la militanza fascista, il collaborazionismo coi nazisti  e le logge massoniche eversive si ritrova a novantanni a condurre un programma televisivo. E poi dicono che è l'America il paese dove puo' succedere di tutto...

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categoria: finestre
martedì, 21 ottobre 2008

Tirando le somme (I). Dialogo tra un Islandese e la finanza mondiale.

L'Islanda fino a pochi mesi fa vantava un benessere invidiabile e non pochi primati. L'Islanda era il paese con il reddito pro capite piu' alto d'Europa e il tasso di corruzione piu' basso. In Islanda era difficile andare in vacanza perche' la Corona Islandese era una moneta estremamente forte e gli abitanti avevano un tenore di vita molto alto. Il governo Islandese ha potuto permettersi di avviare un programma di rinnovamento industriale ed energetico che avrebbe dovuto portare alla totale indipendenza dal petrolio entro il 2020.

Non il 20% in meno (niente pezze calde in Islanda) ma la totale indipendenza. In Islanda il primo Ministro girava senza scorta e nelle banche non c'erano guardie giurate: ne' l'amministrazione pubblica ne' i banchieri erano disposte a pagare un servizio di sicurezza che non serve in un paese dove semplicemente la sicurezza non era mai sotto minaccia. In Islanda  il tasso di disoccupazione era arrivato all'1% e la speranza di vita alla nascita a 80 anni. Beati loro che hanno potuto godersi a lungo un paese cosi'(*), ben lontani evidentemente dall'islandese che nelle operette morali chiedeva conto a madre natura di averlo fatto nascere in una terra tanto sciagurata.

In Islanda pero' nell'ultimo mese sono cambiate un sacco di cose.

Adesso in Islanda l'unico banchiere e' lo Stato  e il primo ministro gira sotto scorta, mentre le guardie giurate osservano da dietro i vetri antiproiettile folle di correntisti increduli e imbestialiti che non possono accedere ai loro soldi. Ci sono stati migliaia di licenziamenti in pochi giorni, che su in paese di 300000 persone hanno rilevanza statistica enorme. Oggi un islandese che dovesse recarsi in Danimarca a prendere un caffe' pare che lo pagherebbe l'equivalente di 18 dei nostri euro. L'Islanda si e' risvegliata povera, ha dovuto nazionalizzare tutte le banche e chiedere 4 miliardi di Euro alla Russia per non andare in bancarotta, tanto che c'e' chi dice che Putin si e' praticamente comprato l'isola, mentre gli Islandesi sono sotto shock.

L'Islanda era esposta con l'attuale crisi finanziaria,  aveva un debito molto alto e le banche intrecciate con la finanza anglosassone sono andate in crisi come birilli una dopo l'altra. Le e' successo  piu' o meno quanto e' accaduto in UK, negli Stati Uniti e in molti paesi europei con la differenza che mentre nessuno puo' svuotare le proprie riserve di Euro, Dollari e Sterline e disinvestire in un colpo solo da tutto il nord del mondo, l'isola dei ghiacci e dei Geyser ha visto crollare la propria moneta del 20% il primo giorno e del 35%
il giorno dopo rendendola immediatamente insolvente verso qualunque debito contratto verso l'estero. Una moneta debole e isolata che all'arrivare della tempesta diventa carta straccia.

A parte la triste favola dell'isola felice che cade nell'incubo, adesso dovrebbe essere chiaro quale prezzo puo' pagare un paese coinvolto in una crisi come questa dopo aver deciso di non entrare nell'euro. Adesso pare che anche Svezia e Danimarca ci stiano ripensando, strano e'?

Adesso dovrebbe anche essere chiaro che razza di idioti erano quelli che dicevano che dovevamo tenerci la Lira, gli stessi che proponevano poi  di tornarci per poterla svalutare, come facevamo ai bei tempi, e fare concorrenza ai cinesi soltanto sui prezzi. Bella strategia considerando che l'Italia non e' esattamente un'isola felice  del nord atlantico, posto semmai piu' appropriato per vagheggiare l'idillio isolazionista.

Adesso infine sarebbe ora di ricordare le facce dei venditori di fumo  se non per smascherarli in pubblico, per evitare almeno che vengano ascoltati in futuro. Perche' e' raro, ma ogni tanto i nodi vengono al pettine,  bisogna soltanto avere pazienza e un po' di memoria. L'impressione e' che prima che questa  crisi abbia termine, per chi vorra' vederli,  di nodi al pettine ne saranno venuti tanti.

E se volete,  almeno questa e' una buona notizia.

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categoria: visioni apocalittiche, contaminazioni
sabato, 11 ottobre 2008

14 ottobre. Primo contatto con gli alieni maoisti della Federazione della Luce.

Mentre il mondo si interroga sugli effetti della della crisi e sul modo di venirne fuori alla svelta senza dover smantellare le proprie care certezze, Blossom Goodchild si e' occupata di recente di questioni assai piu' importanti per i destini di noi tutti. La signora australiana e' la medium che e' stata in grado di canalizzare il messaggio cosmico  da parte degli alieni della Federazione della Luce i quali, stando al messaggio, dovrebbero comparire con le loro enormi astronavi martedi' prossimo nei cieli dell'emisfero australe e quivi sostare, ben visibili, per circa 72 ore. La notizia e' riportata quiconferma un'altra predizione del famoso Dannon Binkley (il quale pare avesse previsto Chernobyl)  ed esiste addirittura un video sull'argomento su Youtube (me lo ha segnalato Uther) con il messaggio integrale tradotto in italiano. Non va inoltre dimenticato che ad affini  conclusioni era giunto di recente anche l'eminente Marco Columbro. Vi sconsiglio pero' di ascoltare il messaggio in quanto i dolciastri alieni si dilungano in un noiosissimo sproloquio sulla fratellanza universale, simile a una paternale in stile  Partito Comunista Cinese del tipo: e' buono e giusto stare dalla mia parte poiche' io sono benevolo e armonioso, ma e' anche saggio in quanto se  tu provassi a contrastarmi scopriresti che sono altresi' grosso e invincibile e quindi ti spaccherei il culo. Vabe'...sta cosa sta spopolando su Internet e se uno ha del tempo da perdere  (letteralmente) trovera' un sacco di gente sui forum piu' strampalati intenta a discutere seriamente su questa eventualita' e sui suoi risvolti:   dalle opportunita' che potranno presentarsi al genere umano agli  eventuali problemi di integrazione (ma lo sanno i Fratelli della Luce che qui ancora pestiamo i negri?).  Problemi seri insomma, altro che recessione globale: qui arrivano gli ospiti e io non ho niente da mettermi. Spero i fratelli luminosi non si offenderanno se durante l'atterraggio  mi stappero' una birra decidendo sul da farsi (gessato grigio o tenuta techno-anni'80 tipo R&R Robots?). 

Vasta e' Internet e bizzarri i suoi abitanti. Curioso come su questo e altri temi ben piu' seri, stavolta pare che il millenarismo sia esploso soprattutto dopo la fine del millennio e non prima come era accaduto ai  tempi di Rodolfo il Glabro.

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categoria: sogni, visioni apocalittiche
lunedì, 06 ottobre 2008

La crisi dopo la crisi: l'ultima pagnotta nella "società liquida".



Quella che stiamo vedendo adesso è la crisi finanziaria poi, e soltanto poi, arriverà la crisi economica. Io ho paura della crisi economica, una paura fottuta. Anche se certo non mi farebbe piacere quello che mi spaventa della crisi  non è il dover abbassare il mio tenore di vita. Riguardo alle condizioni economiche sono piuttosto fatalista, immaginando  di vivere  75 anni è  da cretini non aspettarsi di incontrare momenti davvero  difficili, in tre quarti di secolo cambiano un sacco di cose. Un uomo preso a caso nato nel 1905 e morto 80 anni dopo avrà visto distruzioni, ricostruzioni, guerre civili, svariate recessioni, crisi iperinflattive, una grande depressione e due guerre mondiali. Se pensi  di campare a lungo come minimo devi essere un po' fatalista e quel tanto intelligente da non contrarre mutui trentennali a tasso variabile.

Non mi spaventa l'abbassamento del tenore di vita anche perché pur non avendo motivi stringenti per fare a meno del superfluo, lo so ancora riconoscere come tale.
 

Quello che mi spaventa, e molto, di un'eventuale crisi economica è la reazione della gente: quando ci sono due persone e quattro pagnotte di pane, la situazione è sotto controllo. Almeno fino al prossimo pasto.

Quando pero' la pagnotta è una soltanto ci si trova davanti ad un Aut Aut: o la si divide in due parti uguali e ci si rimbocca le maniche per piantare il grano oppure il primo che afferra il coltello mangia e l'altro  finisce sgozzato al campo santo.

Io li vedo gli italiani, li guardo in faccia tutti i giorni.

Li vedo già uno davanti all'altro, con l'ultima pagnotta nel mezzo a dover prendere una decisione. Lo sguardo sorridente, il volto rassicurante ma teso, le mascelle appena un poco serrate e la mano, svelta, che scivola verso il coltello.

Io li vedo perchè li ho già visti, mille volte nella Storia in altri posti e sotto altre bandiere.
Io li vedo, ma non li riconosco, perché sono un figlio delle quattro pagnotte.

Disilluso come elettore, apatico come cittadino, precarizzato e individualizzato come lavoratore, lontano da qualunque idealità morale, religiosa o politica egli chiede ancora insistentemente di essere appagato ma nell'unica veste con cui la società lo riconosce e nella quale egli stesso si percepisce, cioè come consumatore.

La gente non si è civilizzata è soltanto sazia e quando avrà fame, se il piatto sarà vuoto cercherà un nemico.


Il consumo definisce l'essere umano contemporaneo e non importa cosa accada attorno a lui, finchè la sua dimensione di consumatore è salvaguardata egli ha un'identità e un obbiettivo. Questa  monodimensione
totalizzante che si è sbarazzata o ha cooptato tutte le altre,  è anche l'unico argine rimasto alla convivenza civile, poiché crollato questo l'uomo contemporaneo si disintegra, sprofonda in vuoto assoluto. Non c'è rete sociale, non c'è rivoluzione, non c'è spinta culturale che possa aiutarlo a ridefinirsi.

Nella società dei consumi una crisi economica vera, di portata storica intendo, si porta dietro milioni di crisi esistenziali individuali. Enormi masse confuse fatte di individui altrettanto confusi.

Il malumore della bestia per il momento è soltanto strisciante, la sua natura non è cambiata, semplicemente, in tempo di abbondanza si è fatta  negoziale e mercantile, sempre piu' spesso truffaldina. Vuole anche la pagnotta altrui ma avendone già altre, non è disposta a spargere sangue per procurarsela, si accontenta del raggiro.

A volte mentre si reca al lavoro, educa i figli, discute dell'amministrazione pubblica e magari si lamenta di come negli ultimi anni il numero delle pagnotte sembri diminuire gradualemnte, se la osservate con attenzione, tra sorrisi cordiali e gesti inoffensivi la vedrete accarezzare distrattamente il coltello.

Quando il cibo scarseggia dovrà tornare a scegliere e, per quello che posso vedere, non ho dubbi su cosa sceglierà.


Purtroppo, sommo limite di ogni idea di progresso sociale collettivo,  per cooperare serve un gruppo affiatato di gentiluomini, per competere invece  basta un branco di iene affamate.

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categoria: visioni apocalittiche, malesseri
lunedì, 29 settembre 2008

Effetto domino(II). Lo sbarco in Europa.

Un breve post riassuntivo giusto per fare il punto e riallacciarmi al post precedente visto che non si fa in tempo ad evocare l'effetto domino  che gia' questi pare spostarsi, prima da merchant bank a banche commerciali e ora anche geograficamente attraversando l'AtlanticoMentre Wachovia come previsto veniva salvata in extremis da Citigroup  si sono succedute le crisi di banche Europee a cominciare da  Fortis (noto gia' da venerdi) gruppo belga  prontamente nazionalizzato, la britannica Bradford&Bingley e la Hypo Re tedesca. JoeCHIP mi raccontava poco fa che ascoltando oggi Radio24 sembrava di trovarsi di fronte  ad un bollettino di guerra, con tanti morti e nessun esercito di liberazione in arrivo. Pare che adesso ad essere in sofferenza siano  Ing Direct (si' quella di Conto Arancio) e Dexia, mentre Unicredit ha perso in un solo giorno piu' del 10%. Il tracollo di Unicredit e' il primo campanello d'allarme sul futuro della crisi in Italia dove fin'ora tutti , a cominciare da Draghi, si sono affrettati a dire che non esistono rischi di crack e che la liquidita' e' ottima, tanto che Intesa-San Paolo  era data fino a ieri come una delle banche piu' sicure del mondo.  In un certo senso questo dovrebbe essere vero, almeno se pensiamo ad un coinvolgimento diretto nella crisi,  in quanto in Italia non si sono mai rilasciati mutui a lavoratori precari o saltuari, quelli che appunto negli USA venivano chiamati mutui subprime. E' anche vero che e' un intero settore interconnesso a tremare e che non e' affatto chiaro dove e a chi, in giro per il mondo, il rischio dei subprime sia stato ridistribuito. Si sta come d'autunno sull'alberi le banche.

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categoria: visioni apocalittiche
sabato, 27 settembre 2008

Effetto domino.

Come accadde nel 1929(*) quando a tremare sono le banche quello che si teme e' l'effetto domino. Nella crisi dei subprime, che e' soltanto l'ultima e la peggiore delle grandi crisi degli ultimi quindici anni, a crollare finora sono state le merchant bank o banche d'affari, quelle in sostanza che prestano denaro sottoscrivendo e piazzando i titoli di nuova emissione a grandi societa', tra cui altre banche  e governi.  Il terremoto  e' cominciato cioe' alla fonte del credito. Trovandosi a monte della catena creditizia le merchant bank sono anche le piu' distanti dall'economia reale:  non hanno una base di correntisti, ne' depositi , sono meno controllate, hanno in genere pochi dipendenti, investono nei grandi fondi finanziari,  in generale speculano su rischi elevati che ridistribuiscono, si muovono nel mercato interbancario, forniscono consulenze e a volte coincidono conle agenzie di rating. La crisi di liquidita' che ha fatto fuori Lemhan Brothers, sta trasformando Goldman Sachs e JP Morgan in banche commerciali (che gestiscono appunto i depositi) e ha gia' colpito i grandi fondi immobiliari e l'AIG, a leggere le notizie di ieri sembra quasi si stia spostando a valle. Ieri e' fallita Washinghton Mutual, la sesta banca americana nata come una vera e propria cassa di risparmio, il colosso inglese HBSC   ha tagliato di colpo 1100 dipendenti e dopo il crollo in borsa del 27% si teme per Wachovia, la quarta banca statunitense. Wachovia in particolare era considerata fino a poche settimane fa, quindi con la crisi gia' aperta,  tra le realta' piu' solide del panorama bancario statunitense. Se davvero l'uragano finanziario, che nessun analista ha ancora declassato a tempesta tropicale,  viagga verso le banche commerciali vuol sdire che si avvicina ai correntisti, al grosso del credito alle imprese e, in buona sostanza, agli investimenti nell'economia reale, alla produzione e conseguentemente all'occupazione e al consumo.
Se Bush ha  nazionalizzato a piu' non posso  fino a farsi dare del comunista (come se si trattasse di una scelta ideologica... e che altro poteva fare!?) e la FED continua ad iniettare quantita' incalcolabili di denaro nel sistema e' proprio per arginare la crisi prima che questa distrugga l'economia reale, che subira' comunque cgravi onesguenze. E' ingiusto  quanto vogliamo (ma lo si sapeva bene...)che sia il denaro pubblico a salvare coloro che hanno fatto danni in nome del profitto privato, ma  si valuta evidentemente  che in caso contrario le conseguenze potrebbero essere addirittura peggiori. A supporto di questa tesi sta il fatto che ai tempi di Enron, Worldcom, Global Crossing e della bolla della neteconomy nessuno a Washinghton si sogno' di prendere in considerazione nazionalizzazioni e salvataggi, anzi il messaggio che si volle comunicare fu semmai di tipo punitivo.

Nel suo ultimo discorso Bush chiedeva di evitare il panico per evitare una recessione, ma quello che probabilmente intendeva e' uno scenario molto piu' simile alla grande depressione.

Gli americani sono bravissmi a raccontare la crisi, chissa'... forse come unico effetto collaterale positivo, nasceranno nuovi Steimbeck.

Questa crisi, ovunque conduca, arriva in un momento in cui l'America ha un numero di poveri pari a quello degli anni 60 (ricordate il dato sui food stamp?), un debito pubblico enorme in mano in buona parte ai suoi avversari commerciali e politici, un sistema energetico che vede la produzione di petrolio interna in declino conclamato e i prezzi sul mercato internazionale piu' alti che mai, la moneta debole e un contesto geopolitico che ci ha portato con la guerra in Georgia di fatto in un mondo multipolare, in cui nuove potenze regionali difendono i propri interessi senza che Washinghton possa farci in fondo poi molto.

Anche se  questa crisi dovesse essere tamponata a spese dei contribuenti  il mercato finanziario mondiale e soprattutto anglosassone andra' comunque ripensato completamente, l'american way of life sara' rivisto se non addirittura negoziato, come nei peggiori incubi di George W., e degli spazi che si apriranno approfitteranno tutti quelli che non ne verranno travolti (Cina e Russia? Forse. Europa? Penso di no).

Qualunque sia lo scenario a brevissimo termine il nuovo presidente degli Stati Uniti si trovera' a dover gestire  una stagione senza precedenti e molto potrebbe cambiare dal modo in cui verra' gestita.  Se l'effetto tampone dovesse  funzionare nel breve termine senza intervenire a livello strutturale, al piu' potranno tirare a campare accettando un rallentamento momentaneo dell'economia gettando  gradualmente le basi per la prossima bolla (e' gia' successo nel 2001). Stavolta pero' avverrebbe in un contesto economico-finanziario screditato ed indebolito dove non sara' piu' facile come in passato attirare capitali stranieri. Forse chissa', si cogliera' l'occasione per rivedere la struttura stessa del sistema economico americano puntando su un nuovo New Deal che passi per  l'indipendenza energetica e la terza rivoluzione industriale di cui, con un certo indefesso ottimismo, Rifkin va raccontando.  Si potrebbe vedere un ritorno in auge di John Maynard Keynes  con investimenti pubblici e la ricostruzione del welfare
(ma come? accumulando altro debito?). In fondo, spesa pubblica per spesa pubblica , il contribuente  potrebbe pretendere (**) servizi e sicurezze sociali in cambio di quei fiumi del proprio denaro che comunque finiscono per andare a riempire voragini finanziarie create da altri.  Oppure, giunti di nuovo ad un punto di svolta, qualcuno tirera' fuori l'idea  ricorrente: quella che passa per l'industria militare, gli eserciti e i bottini di guerra. Dall'individuazione del nemico allo sbandieramento della minaccia imminente, di quest'ultima opzione non sara' difficile cogliere i segni per tempo.


(*) Contesto comunque diverso quello del 1929, ma forse addirittura meno grave

(**) Ma il corpo elettorale, ammesso che lo voglia, e' ancora in grado di pretendere qualcosa dalla politica? Oppure e' soltanto in grado di scegliere tra due brodini dallo stesso sapore?

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categoria: visioni apocalittiche
sabato, 20 settembre 2008

Capolavori del surrealismo: Lo statista.


Divertente no?
Qualcuno dalle mie parti potrebbe commentare la barzelletta con un lapidario "Ridi su sto' cazzo". Qualcun'altro potrebbe invece indignarsi e ripensare a tutte le volte che in questo paese un carabiniere ha effettivamente sparato a un comunista o a tutte le volte che e' avvenuto il contrario, ricordando che in entrambi i casi non c'era nulla da ridere. Qualcuno potrebbe divertirsi in una complessa esegesi del pensiero dell'Unto, rendendosi conto che se vuoi trasformare una storiella che mette alla berlina la presunta cretinaggine dei carabinieri in una barzelletta sui comunisti, allora devi mettere il comunista al posto del carabiniere e non al posto del morto, se non capisci questo vuol dire che non hai capito nemmeno la prima di barzelletta. Se metti il comunista al posto del morto non puo' piu' far ridere, viene a mancare anche l'intenzione comica: diventa soltanto una storiella macabra e inquietante , soprattutto se raccontata dal capo del governo  nazionale cui le forze dell'ordine fanno capo. Qualcuno infine potrebbe notare che lui si' ride,  ma i giovani di AN applaudono divertiti  dando implicitamente ragione a Iadicicco e torto a Fini.

Ma tutto questo sarebbe soltanto uno spreco di tempo e di parole perche' l'unica vera morale che emerge da questo siparietto e' che lui , come massimo esponente del surrealismno politico italiano , si e' guadagnato il diritto di dire il cazzo che gli pare.

Lui puo'. E non perche' e' potente, ma perche' e' dada.

Siete voi come al solito, gretti bifolchi razionalisti, a non capire l'arte. 


« Prendete un giornale. Prendete le forbici. Scegliete nel giornale un articolo della lunghezza che desiderate per la vostra poesia. Ritagliate l'articolo. Ritagliate poi accuratamente ognuna delle parole che compongono l'articolo e mettetele in un sacco. Agitate delicatamente. Tirate poi fuori un ritaglio dopo l'altro dispondendoli nell'ordine in cui sono usciti dal sacco. Copiate scrupolosamente. La poesia vi somiglierà. Ed eccovi divenuto uno scrittore infinitamente originale e di squisita sensibilità, benché incompresa dal volgo. » (Tristan Tzara, Per fare una poesia dadaista)

« Dada non significa nulla. » (Manifesto Dada del 1918, di Tristan Tzara)

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categoria: terza repubblica, surrealismo politico italiano
sabato, 13 settembre 2008

Ancora Panic Day. Imprecisioni e conferme.

L'articolo dell'Unita' di Nicoletta Napoleoni su cui mi sono basato nel post precedente sembra essere impreciso riguardo alle condanne e alle responsabilita' Di sette imputati tre sarebbero stati effettivamente condannati per cospirazione finalizzata all'omicidio e alla costruzione di esplosivi, ma non risulta pianificassero di dirottare alcun aereo, di  altri quattro e' stata riconosciuta la pericolosita' sociale ma si rimane sulla generica attivita' sovversiva senza che li si sia collegati in alcun modo alla pianificazione di attentati dinamitardi, dirottamenti o omicidi. L'ultimo infine e' stato assolto. Se ben ricordo, vado a memoria, altri erano stati arrestati quella mattina e furono scarcerati nelle settimane successive. La sostanza non cambia: gli aerei non dovevano restare a terra, e un secondo inesistente 11 Settembre e' stato mediaticamente montato  a partire da una normale azione antiterrorismo.

Da "the register":

A British jury has decided that three men are guilty of conspiracy to murder and cause explosions, but refused to convict them of conspiring to blow up airliners in flight. A further four men have pled guilty to conspiring to cause a public nuisance, and the jury declined to convict them on murder or blowing-up-aircraft charges. These other four were never charged with conspiracy to cause explosions, never having been conclusively linked to bomb manufacture. A further defendant was found not guilty on all charges.

E ancora dalla BBC:

Prosecutors had told the court that the bombs were intended for planes - the bombs were ingeniously small and the ringleader had a record of scheduled flights to the US. But the bombs were never fully constructed - and tickets had neither been bought nor plans to travel made.

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venerdì, 12 settembre 2008

Il Panic Day, due anni dopo. Toh... non era vero niente.
ovvero  "Se dico che è sicuro  fare il surf in questa spiaggia vuol dire che è sicuro..."

L'11 agosto del 2006 avrei dovuto prendere un aereo per San Diego ma   giunto a Fiumicino trovai l'aereoporto  militarizzato fino all'inverosimile,  i voli  tutti in clamoroso ritardo, le coincidenze perdute e le misure di sicurezza tali da non permetterti di portare nel bagaglio mano neppure un libro. Il giorno  precedente, 10 di Agosto 2006, gli aerei di mezzo mondo erano rimasti a terra terra perchè una cellula terroristica era stata fermata a Londra un attimo prima di scatenare un secondo 11 Settembre utilizzando cellulari, bottiglie di Gatorade e... libri(?!).

Questo almeno è cio' che ci avevano raccontato.


In quell'occasione rinunciai  al mio viaggio
, al meeting di lavoro cui dovevo partecipare, all'appuntamento con Max Plank al Pier 39, al surf sulla spiaggia  di La Jolla e a tutto il resto. Quello fu anche il giorno a partire dal quale divenne impossibile salire  a bordo di un aereoplano con shampo, detersivi, biberon e qualunque altra tipologia di pericolosissimi liquidi detonanti.

Già a Settembre , dopo aver collezionato un po' di informazioni sparse nei trafiletti dei giornali, 
avevo scritto un post in cui  tentavo di tirare le fila della questione per dimostrare che l'intera vicenda non stava in piedi. Un'operazione antiterrorismo come ce ne sono decine ogni anno in tutto l'occidente, cioè l'arresto di alcuni sospetti jihadisti non in procinto di attuare alcuna azione nel breve periodo, era stata montata ad arte per creare l'ennesima ondata di panico, con le  conseguenti strette sulla sicurezza e il rilancio in grande stile del mantra  sulla "guerra globale al terrorismo" salmodiato dai governi in affanno di Bush e Blair.

Nessun pericolo  imminente, nessuna bottiglia esplosiva sui nostri aerei, nessun motivo per tenerli a terra proprio quel giorno, nessuna  giustificata ragione per inasprire i controlli fino al ridicolo, nessun secondo 11 settembre. Nesssuna minaccia imminente quella mattina.

Dopo due anni di indagini e dibattimenti il tribunale inglese incaricato di processare i presunti Jihadisti ha confermato indirettamente che il Panic Day, era del tutto ingiustificato, dunque qualcuno ha creato quella notizia ad arte. Tutti gli imputati meno tre sono stati scarcerati perchè su di loro non ci sono prove. Per tre di questi l'imputazione che rimane in piedi è soltanto quella di "cospirazione", cioè quando è stata arrestata questa gente progettava , o aiutava altri a progettare, effettivamente delle azioni che pero' erano ben lontane dall'essere applicate. Dire che l'unica imputazione è questa significa che questa gente non possedeva  esplosivi, poiché questo avrebbe costituito un secondo capo d'accusa che non compare.

Il resoconto complessivo lo trovate qui.

I grandi media liberi, degni di un ministero della propaganda qualsiasi, hanno saputo  soltanto assecondare il comandante in capo scattando sull'attenti a richiesta. Nella stragrande maggioranza dei casi  senza porsi un dubbio, senza un'inchiesta e senza una smentita.

Quindi sì signori, gli Stati e i Servizi Segreti per loro conto,talvolta creano complotti che non esistono, allo scopo di avvalorare le loro politiche. Sono quindi complottisti e per giunta in malafede.


Nel farlo non si preoccupano di far perdere denaro alle compagnie aeree, di far perdere tempo e denaro a noi e, cosa piu' grave, giocano con le nostre paure per farci sentire sotto assedio, minacciati, indifesi.

Lo Stato per definizione detiene il monopolio della forza ed è soltanto quando ci sentiamo  in pericolo che diventiamo davvero  disposti a lasciargli carta bianca.

Hanno ricreato lo shock dell'11 Settembre ad arte per tenere la gente sulla corda, come il richiamino di una vaccinazione da farsi ogni due o tre anni.


Ci fanno vivere peggio di come potremmo, ci fanno perdere gli aerei, ci fanno dar buca ai nostri amici e, cosa piu' grave, ci impediscono di fare il surf.(*)

Questo non lo dico né io, né qualche complottista ossessionato dai rettiliani: lo dice un tribunale di Sua Maestà la Regina.

E' la Common Law bellezza, mica David Icke.

   


(*) Pronunciat o come lo pronuncia il Colonnello Kilgore in Apocalipse Now, proprio con quella voce là ).  

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categoria: media, recinti
domenica, 31 agosto 2008

Tutta colpa di Alemanno?

Renato Biagetti mori' colpito da dieci coltellate di fronte al pezzo di mare dove mi trovate da maggio a settembre a prendere il sole, a 100 metri  da dove sempre piu' di rado e con risulati sempre peggiori , se c'e'  mare di scaduta cerco ancora ogni tanto di cavalcare le flebili onde del Mediterraneo. Renato mori' sotto gli occhi di alcuni miei amici e fu una delle tante aggressioni fasciste avvenute a Roma negli ultimi anni.

Tante, tutte piu' o meno
ricordate e segnalate su questo muro verde.

Non era, ne e', mia intenzione fare l'ennesimo blog antifa
e, a dirla tutta, di para, pseudo, neo e protofascismi, non senza una certa ambiguita' nell'uso dei termini  e dei toni, ne parlo anche troppo. Avrei voglia di evitare e mi sforzo di mantenere un po' di equilibrio cercando di tenermi lontano da letture superficiali o garibaldine.

Pero' le cose accadono e mi accadono intorno.


L'altra sera ero ancora dall'altra parte dell'Atlantico mentre, proprio vicino casa il Brigante, il Tassista e lo Zingaro (vecchio compagno di viaggi e neocoinquilino) andavano al concerto organizzato per ricordare la morte 
di Renato Biagetti a due anni dalla tragica notte di Focene. Al termine del concerto c'e' stata un'altra aggressione neofascista con le immancabili lame al grido di "zecche andatevene!".
 
Su questo blog non ci trovate ne' la propaganda di partito ne' tantomeno quella del Centro Sociale di zona, non ci trovate, spero si legga con chiarezza, nessuna nostalgia del '77. Anzi, se continuo a commentare e segnalare e' proprio  perche' temo che in assenza di qualunque risposta a questi fatti prima o poi qualcuno, come gia' avvenne in passato, comincera' a dare le risposte sbagliate. Del resto nel clima di insicurezza e impunita' si crea quella zona d'ombra in cui chi non intende distinguere tra autodifesa e rappresaglia sguazza, abbracciando fors senza accorgersene le modalita' d'azione e di pensiero dei propri aggressori.

Segnaliamo anche questa, tanto per lasciare traccia e memoria in favore degli smemorati come Nicola Marrazzo e Riccardo Milana del PD che lasciano intendere, strumentalizzando, come da qualche mese aggressioni di questo tipo si stiano intensificando in un clima di impunita' e legittimazione:"da qualche mese", cioe' da quando c'e' Alemanno. Eh no... mi spiace, Renato e' morto due anni fa e da allora di aggressioni ce ne sono state in quantita', basta leggerlo sui muri di Internet, negli archivi dei giornali e basta chiedere alla gente.

Senza riporre alcuna fiducia in Alemanno e i suoi sodali, soprattutto su questi temi, va ricordato agli smemorati che se d'impunita' e legittimazione  si tratta, e' cominciata con Veltroni, col PD  e col loro Modello Roma, idillio supremo di una citta' aperta e tollerante, dove la societa' civile e i virtuosi amministratori sono stati maestri in sedici anni di governo di sinistra nel guardare dall'altra parte.

Non volevano rogne poverini, mentre adesso che governano gli altri lanciano strali e fingono di mettere perfettamente a fuoco il problema. Peccato  che la propaganda di partito di problemi non ne abbia mai risolti  forse proprio perche', orba e strabica per sua natura, e' abituata a mettere a fuoco con un occhio solo: quello che guarda alla convenienza politica e ignora, tutte le volte che le fa comodo, la realta' dei fatti.

Trasmesso da Aramcheck alle ore 11:35 | Permalink | commenti (8) / commenti (8) (pop-up)
categoria: roma
giovedì, 31 luglio 2008

La cordata (II)

Ringraziando JoeCHIP per il consueto spunto, vorrei proporre parte della sua  ricostruzione di qualche fatto e qualche dichiarazione relativi alla vicenda Alitalia facendo il punto su due date una di Marzo e una di questi giorni.

26 marzo 2008
Il piano di Air-France: 540 esuberi per i piloti e 900 per gli assistenti di volo. Il personale "licenziato" si troverebbe con lo stipendio pagato *al 100%* (avete letto bene: i 2/3 dai francesi, 1/3 dallo stato italiano) fino a un massimo di sette anni come aiuto fino al nuovo impiego. Nel piano un aumento di capitale da un miliardo di euro e investimenti entro il 2015 per 6,5 miliardi con aumento della flotta aerea. Berlusconi: "Alitalia resti in mani italiane: presto la "cordata", i numeri di Air-France sono inaccettabili e impossibili da accogliere, offensivi".

30 luglio 2008
Il piano della cordata: Silvio Berlusconi ai senatori del Pdl riuniti a cena ieri sera ha illustrato il nuovo piano dell'Alitalia: 5mila esuberi e "i sindacati non devono mettere i bastoni fra le ruote". Secondo Repubblica di oggi considerando anche i tagli ad AirOne gli esuberi complessivi salirebbero a settemila. Gli investitori entrerebbero pare con settecento milioni.


Nel frattempo tra Marzo e Luglio c'è il ritiro di AirFrance, un milione al giorno di perdita netta per Alitalia, un prestito ponte di 300 milioni probabilmenete a fondo perduto e una valanga di dichiarazioni oscillanti tra la boutade demenziale e la turbativa d'asta il cui lungo elenco, tra rampolli e druidiche controcordate padane, vi risparmio per decenza.

Pero' vuoi mettere se ti licenzia un francese o ti licenzia Ligresti?
Vuoi mettere quando i soldi dello Stato permettono di far fare l'affare agli amici degl amici? Tutta un'altra cosa, no?

Adesso Berlusconi sostiene che per Alitalia c'è la fila. Pur volendo prendere l'affermazione con le molle (vista la fonte) la cosa tuttavia non dovrebbe stupire.
Quando infatti rispetto ad Airfrance che offriva 35 centesimi per azione  questi dovessero rilevare un fallimento controllato a 0 euri, quando i soldi di fatto ce li mette lo Stato mentre il governo amico ci mette la faccia, le pressioni, i prestiti e gli appoggi politici, quando dei sindacati ingordi prima e suicidi poi si lasciano tagliare fuori, quando l'investimento che ti si richiede è minimo e garantito dalla presenza della presidente di Confindustria: dov'è il rischio d'impresa? Perché non dovresti metterti in fila?

Gli avvoltoi dell'imprenditoria italiana non possono certo farsi sfuggire l'ennesimo banchetto sul cadavere dello Stato, a maggior ragione se si considera che siamo agli sgoccioli e tra un po' resteranno da spolpare soltanto le pubbliche ossa.


Considerando infatti che in vent'anni dagli immobili alla telefonia, passando per treni e autostrade, quasi tutto il patrimonio pubblico è stato (s)venduto ai soliti quattro cialtroni, conoscendo il livello del "management" e soprattutto tenendo conto che l'indebitamento complessivo resta titanico e le casse  vuote: quanti affari paraculi si potranno ancora fare in futuro a spese dell'impresa Italia?

E' l'ultimo giro gratis, i vampiri lo sanno, e vogliono esserci.

Trasmesso da Aramcheck alle ore 18:46 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
categoria: terza repubblica

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The Take (Can, 2004)A.Lewis, N.Klein

The Corporation (Can, 2003) J.Abbot, M.Achbar

Dogville (2003) L.Von Trier

Manderlay (2005) L.Von Trier

Waking Life (USA, 2001) R.Linklater

Baraka (USA, 1992) R. Fricke

A scanner darkly (USA, 2006) R.Linklater

Terra e libertà (GB/E, 1995) K.Loach

An inconvenient truth (USA, 2007) A.Gore, D.Guggenheim

The Yes Men (USA, 2004) D.Ollmann, S.Price, C.Smith

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Link. La scienza delle reti. Albert-László Barabási

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Ozia, le cose che finiamo per leggere.

A R A M C H E C K ?

"Io credo che freemont abbia avuto una grossa idea denunciando un'organizzazione che non esiste nemmeno... se l'è inventata di sana pianta e dice che vuole impadronirsi dell'America. Ovviamente nessuno puo' distruggerla. e nessuno è al sicuro. Nessuno puo' sapere dove colpirà la prossima volta."

Phil K.Dick, "Radio Libera Albelmuth",1981

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