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mercoledì, 07 maggio 2008

Nazirock, nazi-shock e l'eterogenesi di Fini. (II)

[...SEGUE]Succede così che gli Ultrà diventano soltanto vandali e l'evidente politicizzazione e contiguità culturale dei gruppi con l'estrema destra neofascista, sfuma nel nulla mediatico. Lo stesso omicidio di Renato Biagetti (frequentatore di CSO) sul litorale di Focene nel 2006 da parte di un coetaneo fascista che gli infligge 10 coltellate avviene per futili motivi. L'agguato subito da DAX (anche lui dei CSO) ad opera di due fascisti che lo uccidono a Milano,  viene presentato inizialmente dai media come rissa tra balordi-estremisti.

Poi ci sono le aggressioni esplicitamente e innegabilemnte politiche, come quella di Villa Ada e quella al Circolo Omosessuale Mario Mieli sempre nella capitale, intervallate da un'infinità di episodi minori riportati nei trafiletti.

Il risalto mediatico di quest'ultime è stato secondario perché non c'è scappato il morto. A Villa Ada arrivarono due volanti delle forze dell'ordine e gli assaliti fecero in tempo a chiudere il cancello del parco. Al Circolo Mario Mieli gli assalitori non trovarono opposizione da parte degli appartenenti al circolo. Ma se i primi o i secondi avessero potuto o voluto difendersi reagendo all'aggressione, cosa difficile da biasimare mentre ti bastonano o devastano casa tua, cosa avrebbe garantito un esito diverso da quello tragico di Verona?

Si galleggia quindi in questo discrimine continuo tra  criminalità vandalica o da stadio e crimine politico, rifuggendo un'analisi complessiva del fenomeno per interessi soprattutto elettorali, cui i media principali si piegano senza batter ciglio.  Sono gli stessi media, principalemnte televisivi, che stigmatizzano ogni cazzata detta da Caruso, Casarini o addirittura Grillo, agitando puntualmente il fantasma degli anni piombo e contestualmente riducono i fucili di Bossi a una innocua boutade da mattacchione o da demente, a seconda delle fonti.

Per l'ennesima volta vorrei ricordare come cominciarono gli anni di piombo. Cominciarono con le stragi nere (dicembre 1969, un anno prima del Golpe Borghese) e con i pestaggi dei neofascisti contro i  compagni  che fino al 1975 furono in rapporto di quasi 10 a 1 rispetto a quelli di matrice opposta. Lo si tenga presente se si vuole evitare un ritorno a quegli anni di merda, valutando l'urgenza di un'analisi del fenomeno che ne descriva le reali dimensioni e, nel caso delle curve, i potenziali bacini espansione soprattutto nelle aree di giovanili.

Bisognerebbe quindi leggere più in profondità il fenomeno sotto tutti i punti di vista ed aprire un dibattito serio e necessario. Questo era  il preciso intento di Lazzaro  autore del documentario Nazirock, di cui avevo scritto poco prima dell'uscita in libreria. L'uscita in in due sale cinematografiche rispettivamente a Roma e Milano è stata invece bloccata dalle pressioni di Forza Nuova. Il documentario, che ho poi acquistato in DVD, è molto focalizzato sugli aderenti alla formazione di Roberto Fiore, quasi un reportage monotematico su uno dei loro raduni politico-musicali e perde forse l'occasione per fornire una panoramica più ampia sulla scena neofascista e sulle connessioni con le frange del tifo estremo (seppure vi e' una parte legata alle connessioni con la politica parlamentare e con l'extraparlamentarismo di destra degli anni '70).

Il dibattito forse adesso si aprirà o bisognerà attendere il prossimo morto?

Da Nazirock emergono comunque elementi di discussione interessanti e considerazioni innegabili, come quelle che consegnano ormai al ridicolo lo stupore retorico e cretino davanti ai "ragazzi di buona famiglia", estranei al degrado socio-economico  da cui ci si aspetterebbe  questo e altro.  Ci si dimentica, puntualmente, che il fascismo  storico  ebbe l'appoggio  entusiastico  della prima ora soprattutto della piccola  borghesia, in particolare dei giovani irredentisti o anticomunisti appartenenti a questo strato sociale, affascinati dagli slanci vitalistici e dalle retorica del Duce. Le fasce davvero emarginate, socialmente ed economicamente deboli, a quell'epoca avevano problemi a procurarsi il pane, non parlavano nemmeno italiano e se ne sbattevano altamente di cio' che avveniva fuori dalla loro provincia, figuriamoci quanto potessero essere attratti dell'idealismo Gentiliano, della magniloquenza D'Annunziana o dalle pompose pantomime Mussoliniane. Certo, poi venne appoggiato anche dalla grande industria e da parte degli strati popolari agricoli, infine da frange operaie che col mito del regime e sotto la sua propaganda (era nata intanto la rete radiofonica) erano nati, raggiungendo con tutta probabilità la maggioranza degli italiani.  Eppure si cominciò da lì, dai figli della piccola borghesia non troppo distanti nella scala sociale a tanti di quesi pariolini che furono neofascisti negli anni '60 e '70.

In Italia però la memoria è una coperta corta, tenuta nell'armadio gran parte dell'anno e utile soltanto a  coprire le vergogne durante le celebrazioni ufficiali.

Trasmesso da: Aramcheck a 14:40 | link | commenti (6) |

Nazirock, nazi-shock e l'eterogenesi di Fini. (I)

Avrebbe avuto buon gioco il neo Presidente della Camera nel limitarsi rimarcare la natura non politica dell'omicidio di Verona, senza bisogno  di scadere nell'affermazione inaccettabile per cui le bandiere bruciate a Torino sarebbero più gravi della morte di un ragazzo. Anche se l'affermazione  c'è stata e  per la terza carica dello stato non è un bell'inizio, vorrei ragionare sul primo aspetto che attiene ad una strategia politico-comunicativa ben piu' vasta.  Avrebbe avuto buon gioco, dicevo, perché su questa falsariga si regge da anni gran parte del doppiopesismo mediatico che fa di tutto per non analizzare politicamente fenomeni di violenza contigui al neofascismo, perpetrati da neofascisti, ma scatenati per futili motivi.

E' il caso della violenza Ultrà etichettata dai media come teppistica, perpetrata cioè da vandali decerebrati senza alcuna connotazione ideologica. Il fatto che quei vandali espongano vessilli di estrema destra,i loro capi abbiano spesso nella tasca dei jeans la tessera di Forza Nuova accanto a quella dello stadio e che quasi il 100% dei gruppi ultras(*) si dichiarino di destra sembra non avere importanza.

Il mantra è il seguente: se un gruppo di fascisti aggredisce un bersaglio al grido di Forza Inter o Forza Roma o per futili motivi, l'aggressione non è politica mentre se lo fa al grido di Viva il Duce, il discorso cambia. Sono spesso le stesse persone, ispirate dalla medesima mentalità guerriera, che fanno branco intorno ad un senso di appartenenza estetico-campanilistico che si esprime di volta in volta nel cameratismo fascista o nella mentalità Ultras eppure si evita accuratamente un'analisi che metta in collegamento diretto i due fenomeni, "sommandone" gli effetti e le tendenze.

Perché questa linea di demarcazione è così strettamente difesa dai media e da una parte della classe politica (come del resto le dichiarazioni di Fini dimostrano)?

Perché evidenziando e analizzando gli evidenti elementi di affinità tra i due fenomeni si rischierebbe  una ricaduta elettorale per parte del bacino elettorale della Lega-PDL e per bacini ad esso contigui, utili magari in contesti locali, come riserva anticomunista ai ballottaggi e per alleanze piu' strette in caso di avanzate future del centro-sinistra.

Questi  bacini elettorali interni alla destra istituzionale hanno referenti precisi e i loro nomi sono Borghezio, Alessandra Mussolini e Ciarrapico(**). Quelli esterni ma contigui sono rappresentati chiaramente da Storace (ex ministro Cdl, oggi Destra-Fiamma Tricolore) e dalla  Forza Nuova di Roberto Fiore, appena due anni fa tra i cavalieri neri della nipote del Duce.

Da questi ultimi alle frange peggiori del movimento ultrà, tanto stigmatizzato dall'opinione pubblica in ogni occasione, il passo è breve, ma la parola d'ordine è  che tale passo non va fatto e l'estrema destra ex-parlamentare svolge ottimamente il proprio ruolo di cuscinetto.

Sia chiaro, la paura non è tanto quella di perdere  i voti  dei vetero-fascisti, di cui il PDL ha dimostrato alle recenti elezioni di non aver bisogno e a cui potrebbe attingere comunque in chiave anticomunista, il problema è non spaventare l'elettore moderato, che si vuole liberale e democratico e nulla sente di avere a che fare col vetero-fascismo, se non forse un generico sentimento di ripulsa.
Lo stesso Ciarrapico viene candidato anche se esplicitamente fascista, quindi con un ritorno di immagine potenzialmente negativo verso l'elettorato centrista, non perché portatore di voti fascisti ma perché portatore di voti dei lettori dei giornali locali diffusi in  regioni in bilico, quindi moderati/indecisi. A questo proposito va detto che il candore del cavaliere è stato quasi commovente. [CONTINUA...]


(*) Fanno eccezione Livorno (vetero-comunisti), Ternana (no-global) e pochissime altre tifoserie di SX.
(**)Ma qui il discorso vedremo dopo che è decisamente diverso.


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recinti

venerdì, 25 aprile 2008

Resistenza, revisioni e memoria.



I volti dei due uomini nelle foto non sono noti a molti. Nel giorno in cui si festeggia la liberazione nazionale dal
nazifascismo, anch'io vorrei fare un po' di revisione o perlomeno puntare i riflettori  laddove vengono puntati di rado. Nessuna dellutriana riscrittura  dei libri di storia, nessun omaggio ai ragazzi di Salo' e nessuna infatuazione per i vinti di cui si parla nei libri di Pansa, tutt'altro. Ho massimo rispetto e sincera gratitudine per chi insorse in armi dopo l'otto settembre del 1943: proprio per questo vorrei rendere un omaggio particolare a questi due uomini di un'altra epoca, che insorsero in armi contro il fascismo prima del '43.
Vent'anni prima.
I loro nomi erano Guido Picelli e Argo Secondari e ricordandoli vorrei ricordare tutti quelli che si batterono al loro fianco.

Guido Picelli combatte' a Parma nell'agosto 1922 contro le squadre fasciste di Italo Balbo, guidando il movimento fondato da Argo Secondari.

Il primo mori' in a Guadalajara in Spagna nel 1936 sotto i proiettili dei franchisti, il secondo mori' nel 1942 in manicomio dove i fascisti lo avevano rinchiuso per aver  perso il senno
a seguito di un pestaggio.

Entrambi si opposero  fin da subito anche militarmente alla violenza fascista  in repentina ascesa, entrambi furono lasciati soli in questa lotta, anche da parte del PSI e del PCI di cui lo stesso Picelli fece parte.

Erano di sentimenti anarchici, si opposero al fascismo prima che questo divenisse regime e vennero sconfitti.
Molti di loro morirono prima del 25 aprile 1945 senza poter vedere l'Italia libera e repubblicana.

Erano gli Arditi del Popolo.

Trasmesso da: Aramcheck a 19:16 | link | commenti (6) |

mercoledì, 23 aprile 2008

Er sindaco de Roma.


Le case a Roma.
Come si affannano tutti a ripetere da tempo, uno dei principali problemi oggi a Roma e' l'emergenza abitativa. I prezzi delle case sono lievitati fino a raggiungere livelli inaccessibili per  i redditi di fascia media e bassa con la conseguenza che il problema si ripercuote in particolare per le giovani coppie e i giovani single. Se delle prime si parla molto e non si fa nulla, dei secondi neppure si parla: eppure esistiamo. L'edilizia popolare e' al palo da tempo immemore,  gli studenti fuori sede vengono munti a piu' di cinquecento euro a stanza, ci sono problemi
con sfratti e occupazioni in tutti i quartieri popolari, soprattutto in periferia. Blocco del settore edilizio durante l'amministrazione Rutelli-Veltroni? Tutt'altro: si e' costruito tanto, si e' costruito ovunque. Si e' fatto persino a gara ai quattro punti cardinali della citta' nel costruire il centro commerciale piu' gigantesco, battendo in certi casi i record di metratura europei. Sono nati  quartieri residenziali con appartamenti con prezzi al metro quadro da capogiro, a cominciare dalle zone intorno ai suddetti megacentri commerciali. I locali commerciali di Roma negli ultimi vent'anni si sono tappezzati di agenzie immobiliari (case) e banche (mutui casa). Laddove i suddetti costruttori, in cambio ad esempio della conversione di terreni agricoli a zona edificabile, qualche volta avevano l'obbligo contrattuale di garantire qualche appartamento a canone controllato per le fasce deboli, tale obbligo non e' stato rispettato.
Tutto questo e' avvenuto perche' negli ultimi sedici anni in materia edilizia, ma non solo, il vero sindaco di Roma sembra essere stato il Gruppo Caltagirone(*).

Er duello de li sindaci.
Ieri sera nel confronto televisivo tra i due candidati sindaci, Alemanno lanciava la proposta di abolire l'ICI sulla prima casa ma di aumentare quella sulle case sfitte, soprattutto quelle possedute dalle grandi proprieta' immobiliari, perche' e' insostenibile che in piena emergenza abitativa si tengano case vuote a scopo speculativo.

Alemanno  sarebbe quello di destra.

Risponde un indignato Rutelli: <<Ma come? Un poveraccio che ha gia' il problema di non riuscire a piazzare una casa sul mercato ed e' costretto a tenerla sfitta si deve vedere pure aumentare l'ICI?>>

Rutelli sarebbe quello di centro-sinistra.

La proposta di Alemanno e' del tutto affine a quella presentata su scala nazionale da Bertinotti nella campagna elettorale del 2006, della quale il segretario del PRC si e' prontamente dimenticato appena il sedile riscaldato della Presidenza della Camera gli ha fatto perdere la memoria su queste e altre vicende. Ricordo per chi non fosse aggiornato sui fatti capitolini che la Sinistra Arcobaleno sostiene in toto la candidatura a sindaco di Rutelli. Poi non vi lamentate se la gente va a destra quando voi siete i primi a non sapere dove cazzo state andando.

Votare?
Dopo aver annullato la scheda alle politiche e essermi ben guardato dal votare entrambi alle amministrative(**), provvedero' ad annullare di nuovo la scheda. Umanamente posso perfino comprendere la scelta di Alemanno di portare tutt'ora una celtica al collo per ricordare i suoi amici caduti.  Io pero' uno  che porta al collo un simbolo mitico che e' stato accostato da almeno mezzo secolo a teorie razziste, fasciste e antisemite, o e' un Druido oppure mi spiace ma io non lo voto. Soprattutto nei pressi del 25 Aprile, soprattutto mentre a Roma si susseguono le aggressioni neofasciste nel disinteresse generale delle amministrazioni Veltroniane, da quella ormai nota dello scorso anno a Villa Ada fino a quella avvenuta contro il Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli  appena una settimana fa. In piu' Alemanno chiede il voto ai supporter di Movimento Idea Nazionale di Pino Rauti, che non incontrano invero le mie simpatie.

Dunque, pur dovendo ammettere che guardando i programmi forse bisognerebbe votare Alemanno(***), anche stavolta annullero' la scheda. Non so cosa faranno i romani, spero sara' una bella giornata.
In primavera il lungomare e' ancora poco affollato, ai laghi di Bracciano , Martignano o Nepi l'atmosfera e' addirittura incantevole, le ragazze in giro sembrano piu' belle, si puo' mangiare il gelato o  prendere un po' di sole leggendo un buon libro.

Che il meno peggio alla lunga stanca e qualche volta nemmeno c'e'.



(*) Mi dicono che la stessa cosa possa dirsi per Ligresti a Milano, ma non ne ho esperienza diretta.
(**) Serenetta Monti aveva un programma coraggioso e senza fare campagna elettorale ha ottenuto quasi gli stessi voti di Storace, che qui gode purtroppo di un certo seguito.
(***)Oddio, l'ho scritto davvero? Si' l'ho scritto...

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roma, recinti, terza repubblica, surrealismo politico italiano

giovedì, 17 aprile 2008

L'alba della terza repubblica: le nubi.

Parlavo anche di nubi nerissime. Ora veniamo alle sfide che la classe dirigente uscita vincitrice, inciucio o meno, dovra' affrontare cosi'  spiego anche perche' non sono andato a votare.

Nei commenti al post del dopo elezioni si parlava della puntata di Report sui rifiuti chimici in Campania. Non si parla di monnezza (termine assurto di recente a sostituto nella lingua italiana di immondizia) per le strade, di ecoballe, di puzza e di discariche piene.

Si parla di tumori, di bonifiche, di morti e di contaminazione(*).

Le cifre parlano della piu' grande area da bonificare al mondo. Le bonifiche dovevano cominciare quattro anni fa e non sono neppure all'1%. La stessa azienda che non ha mosso un dito ha vinto di nuovo l'appalto e gli stessi politici a livello nazionale e locale che avrebbero dovuto controllare sono ancora là. Il costo  stimato? Sentiamo la trascrizione dell'intervista a Paolo Russo ex presidente della Commissione d'inchiesta per i rifiuti, cioè una fonte dello Stato:

<<Non basterebbero probabilmente cento finanziarie dello Stato, quindi impraticabile. [...] Sono due province. Sono due mezze province, sono migliaia di ettari di terra, è un sito per le dimensioni unico al mondo, non vi è un sito cosi ampio nel mondo che necessiti di una bonifica cosi radicale.>>


Qualcuno in campagna elettorale ve ne ha parlato?
Ce lo vedete Bossi a spiegare ai Padani che devono pagare anche loro perche' gran parte di quella merda viene dalle industrie del nord?
E Veltroni, che ancora difende Bassolino, mentre  spiega ai campani che devono emigrare o tenersi i figli col tumore? Dove li trova Berlusconi questi soldi senza alzare le tasse?

100 finanziarie sono minimo  500 miliardi di euro. Se si volesse affrontare la bonifica in quindici anni e se improvvisamente si passasse da una gestione disastrosa ad un inaspettato picco di effincenza, nel prossimo quinquennio servirebbero piu' di 100 miliardi di euro.
Come faranno?

Nasconderanno ancora merda sotto al tappeto e poi ci affogheranno dentro.


E non ho parlato delle difficoltà estrattive del petrolio a fronte della crescita mondiale dei consumi, del declino economico italiano, della crisi dei subprime che deve ancora farsi sentire, del ritardo assurdo che abbiamo gia' accumulato su Kioto (che costa soldi in termini di multe), del debito, dell'Alitalia e dell'infinita serie di altri problemi accumulati e di cui nessuno si e' occupato per quindici anni.

100 miliardi soltanto per la Campania da mungere ad un paese che e' a pezzi. E' ironico pensare che forse tra qualche tempo un iscritto di Rifondazione o dei Verdi potrebbe trovarsi a pensare di aver avuto culo a restare fuori dal parlamento.

Per coloro che sono dentro  infatti, non sara' un bel giorno  quello in cui il gregge dovesse  trasformarsi in branco.

(*) Sull'argomento sempre interessante la lettuta del Blog di Alex, che si occupa del problema da anni e ha anche scritto un libro sull'argomento. 

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terza repubblica, surrealismo politico italiano

martedì, 15 aprile 2008

L'alba della terza Repubblica:  le istanze.

Le istanze.
Oggi va gia' meglio e
volevo approfittare per specificare un paio di cose sul post precedente. La prima è che nell'individuazione di D'Alema come traghettatore principale della base elettorale del PCI verso posizioni di centro e del conseguente annientamento della sinistra italiana, non  mi riferisco a nessuna trama né complotto. E' stata un'operazione politica assolutamente trasparente, evidente a chiunque  non fosse troppo impegnato a voler guardare altrove.

Inoltre, non mi sono mai sognato di difendere gli interpreti della sinistra scomparsa ne', tantomeno, di ridimensionarne le responsabilità.

Non e' mia intenzione rimpiangere Boselli, che candida De Michelis e offre una poltrona a Mastella, per dimostrare non si sa cosa, in questa  perversa visione per cui il garantismo dovrebbe coincidere con la santificazione dell'imputato.

Non versero' una lacrima su  Giordano o Diliberto.

Difficilmente dimentichero' Bertinotti mentre ad Annozero non riusciva ad avere la meglio sulla Santachè a proposito delle politiche sociali sulla casa, né quando alcune settimane prima conversava amabilmente a Porta a Porta con Fini, cercando "punti di contatto" tra le rispettive analisi (ovviamente Fini prendeva le distanze schifato).

Posso soltanto essere contento della fine della parabola politica di Pecoraro Scanio, dopo che da ministro dell'ambiente "verde" si e' fatto sorprendere dall'emergenza rifiuti. Le emergenze in Itaia sono cosi': ti piovono addosso a dieci anni dal proprio inizio. E proprio quando sei ministro! Che sfiga. Non ci si aspetterà mica che il leader di un partito ambientalista abbia una comprensione profonda e lungimirante di un disastro ambientale in corso da dieci anni?


Al contrario, sono le istanze di cui questi uomini e questi simboli non si sono fatti carico, o lo hanno fatto in modo inadeguato, che non dovrebbero sparire politicamente. Valutiamo l'attuale parlamento:


Lavoro, ambiente, politica estera, infrastrutture e si potrebbe continuare.   Istanze importanti che fanno riferimento a queste questioni escono dal parlamento.

Che microcosmo si crea in un'assemblea in cui, per fesso che sia, non c'e' neppure un eretico?
La morte del dubbio, il pensiero unico.


La presenza dei partiti scomparsi non avrebbe cambiato una virgola sul piano delle decisioni politiche, è chiaro. Nel migliore dei casi si sarebbe ottenuta qualche domanda scomoda nel question time e qualche denuncia sociale durante i dibattimenti, ma la loro scomparsa rimane un fatto storico.

I problemi restano e torneranno sul tavolo in una forma o nell'altra. Forse avverrà in modo inaspettato, lontano dalle forbite ellissi Bertinottiane e dalla rappresentanza elettorale velleitaria che ormai questa sinistra rappresentava. 

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malesseri, terza repubblica, surrealismo politico italiano, eretismi

La Storia si compie: la balena bianca d'Europa e il tramonto del sol dell'avvenire.

Mentre in Spagna Zapatero segna il suo trionfo e insedia un governo fatto  di giovani e di donne in Italia la sinistra scompare nell'oblio definitivo. Per chi non se ne fosse accorto infatti, a parte la lega che si colloca piu' a destra ed e' emarginata in Europa per le proprie posizioni, TUTTE le forze entrate nel parlamento italiano aderiscono al Partito Popolare Europeo (*). E' la grande vittoria della balena bianca.

Per la prima volta dal '48, nella prossima legislatura nel parlamento italiano non ci sara' un solo comunista.

Per la prima volta dal '48, nella prossima legislatura non ci sara' un solo socialista, inteso come aderente al PSE.

Non nasce nessuna nuova sinistra nel PD perche' l'attuale segretario l'ha detto chiaramente, <<Siamo riformisti>>, concetto assolutamente vuoto se non si spiega quali riforme vogliono fare e a quale tipo di societa' esse conducano, <<non siamo di sinistra>>.

Qualcuno se la stara' prendendo con Berlusconi e la sua legge elettorale indegna, qualcun'altro col suicidio di Bertinotti che ha preferito una poltrona istituzionale alla difesa di quelle istanze che era chiamato a proteggere nel precedente governo. Sbagliano tutti.

Sbagliano, perche' questa situazione avra' pure molti padri ma e' il grande successo politico, l'unico, di un leader mediocre che ha lavorato alacremente a questo risultato per quasi vent'anni: Massimo D'Alema.



Avete continuato dal 1994 a guardare Berlusconi, lo avete studiato e vivisezionato. Lui, Berlusconi,  il virus.

I virus pero' ci sono sempre stati, ci saranno sempre, ci sono anche altrove. Abbiamo inventato il fascismo, noi. Abbiamo avuto presidenti del consiglio mafiosi. Abbiamo avuto presidenti del consiglio ladri. C'erano le bombe di Stato, il terrorismo rosso e nero. Si e' sparato spesso per strada dall'unita' d'Italia ad oggi.

La vera anomalia in democrazia non sono  i virus, ma e' l'assenza di anticorpi. La vera anomalia e' chi questi anticorpi li ha distrutti e sterminati per vent'anni chi, vestito da medico, sabotava l'ospedale.

Compagni, vi siete guardati dall'uomo sbagliato, chi vi trombava era l' altro.

Non ho votato e non ho rimpianti, questo era l'unico esito possibile viste le premesse. Meglio la morte che la marginalita', meglio rinascere che rifondare e riparare in eterno o, in fondo, meglio morire.

E' una data storica, di portata enorme.

E' la vittoria di chi <<fa' squadra coi banchieri>> e chiede il voto agli operai. E' la retorica del paese normale non la teoria, perche' chi la ha concepita non e' in grado di produrre teorie.

Adesso avrai il tuo paese normale compagno Massimo: il bipartitismo, il rispetto dell'avversario, la bicamerale, la politica del dialogo, la tua oscena idea di progresso, la tua perenne rincorsa ad una modernita' che non hai mai capito.

Sono un anarchico e un uomo di sinistra e questa non e' la mia sconfitta.
E' la tua vittoria compagno e questa e' l'Italia che volevi,  prendi il timone e scruta l'orizzonte in cerca di altri capitani coraggiosi

Si addensano nubi nerissime e vi aspettano sfide difficili.

Vedo facce tristi tra i compagni in giro, pensano a Berlusconi.

Io me ne fotto e non posso fare a meno di pensare a Gramsci, Bordiga, Turati, Pertini, Berlinguer e tutti gli altri compagni.

Poi domani passa lo so, ma stasera va cosi', tra nostalgia e cordoglio.

 

 (*) O,  per essere precisi navigano a vista in un limbo indefinito comunque a destra del PSE.

Trasmesso da: Aramcheck a 00:05 | link | commenti (10) |
malesseri, surrealismo politico italiano

domenica, 06 aprile 2008

San Francisco Chronicle(II). Dio lo fanno gli uomini.

[...continua] Mentre io mi perdo in discettazioni di religiosita' comparata fatta in casa, la funzione prosegue e sul palco sale Norman, che  arrivo'  a San Francisco nel 1976 senza un tetto e senza lavoro, faceva vita di strada, era un fantasma. Adesso eccomi qui, dice un Norman in salute e vestito dignitosamente, ma voi sapete quanti ce ne sono la' fuori, e si commuove anche lui. Poi mentre fanno la questua  la predicatrice dice ai ragazzi del coro di mostrare le magliette, i CD e i portachiavi che si possono acquistare per sovvenzionare le attivita' della buona causa. Sono i gadget di Dio. In America puoi uscire per andare a cercare Dio e ritrovarti a fare shopping. E' il mio demone  scettico  a parlare, in realta' stimo questa gente se davvero fa qualcosa per quelli la' fuori. Le notizia di stamattina sul New York Times riguardava le previsioni sulla crisi: nel 2008 saranno piu' di 28 milioni gli americani che dovranno ricorrere ai Food Stamp, il numero piu' alto dagli anni 60.   Arriveranno altri fantasmi, ce ne sara' bisogno.

Proprio mentre mi pento laicamente per la malignita' sui gadget,  il coro riparte e  con esso le diapositive, stavolta sgrano gli occhi: passano foto di mussulmani, poi il simbolo degli omosessuali con sotto scritto anche questo e' Dio, poi quello delle lesbiche, poi la mezzaluna, la stella ebraica e la croce cristiana affiancate e cantano e' lo stesso Dio, , Ghandi e Martin Luther King e di nuovo il simbolo della pace. La predicatrice ripetera' ancora, mentre esco, che qui tutti sono i benvenuti indipendentemente dai loro orientamenti sessuali, politici, dal loro ceto e dalla loro provenienza etnica.

Mi viene in mente l'ultima omelia che ho sentito in una Chiesa qualche mese fa,  quando quell'assurdo prete cattolico di periferia bene ,  si indignava perche' aveva visto un cinese e un mussulmano augurarsi a vicenda Buon Natale. O quando sosteneva che le femministe negli anni 60 e 70 si scalmanavano in piazza perche' non se le prendeva nessuno. Quando, infine, tuonava verso contro le unioni civili o spiegava come il fallimento di un matrimonio fosse nell'80% dei casi colpa delle donne(*).

So per esperienza che non tutti i cattolici sono cosi' e che anche qui c'e' anche una destra religiosa oscurantista e puritana di ben altro stampo. Le reali  relazioni che un culto  contribuisce  a creare  tra gli uomini, mi paiono l'unica discriminante di una qualche rilevanza. Le differenze liturgiche, l'adozione di certi dogmi piuttosto che di altri o il nome che si sceglie per Dio sono distinzioni  superficiali e trascurabili rispetto, ad esempio, alla tolleranza, all'inclusivita' o alla relazione gerarchica o meno con cui il culto stesso viene vissuto. 

Come al solito, penso,  Dio lo fanno gli uomini. Possono elevarlo sopra se stessi o renderlo piu' meschino ancora.

Passo le successive due ore per negozi e poi il resto della giornata a leggere prendendo il sole nel parchetto di North Beach. 

Se ti casca un euro pesante dalla tasca fa un buco nell'asfalto e a Little Italy la gente, sdraiata con la propria scorta di alcolici imbustati al fianco,  si gode la primavera.


(*) Cosi', per default, perche' sei l'angelo del focolare e zitta, devi sopportare e basta.

Trasmesso da: Aramcheck a 19:16 | link | commenti (2) |
appunti di viaggio

San Francisco Chronicle(II). Sono uscito a fare shopping e ho incontrato Dio.

San Francisco Downtown, Domenica mattina.
Ci sono molti modi per visitare una citta', quello che
preferisco io e' perdersi.  Spesso, anche se non sempre, le cose piu' interessanti sono fuori dal depliant. San Francisco e' una di quelle citta' in cui ci si puo' perdere seguendo la musica: quella che suonano con qualsiasi attrezzo gli artisti di strada, quella che esce dai locali dove suonano quasi sempre dal vivo, quella che proviene dalle schitarrate degli studenti nei parchi o addirittura dai negozi  e dalle chiese. E' successo cosi' che ieri mi sono trovato sotto al palco di un gruppo di nerds cinquant'enni, dal repertorio country-rock un po' banale ma suonato con una passione tale da far dimenare per ore un esercito di scatenate signorine obese, i cui culi ondeggiavano con elasticita' sbalorditiva  in evidente contrasto con la legge di gravita' e il gusto estetico dominante. Ho concluso poi la serata altrove, brillo e stanco dal viaggio, ad osservare un gruppo di musicisti portoricani che conducevano coppie eterogenee nel rapimento dei soliti ritmi caraibici.

E' successo cosi' anche stamattina che, sempre seguendo la musica, mi sono ritrovato in una chiesa metodista davanti a un coro Gospel, dove adulti vestiti con tuniche azzurre ed aranconi alzavano inni domenicali a maggior goria di Dio.

In realta' ero uscito a comprare vestiti commissionati dal Sindacalista Petrolchimico  e altra roba di vario genere per me,  deciso a verificare che  l'euro pesante fosse davvero  tale. Sono pero' passato davanti ad un ingresso, che tutto sembrava fuorche' quello di una chiesa, e mentre ero fermo a sentire le note del coro, un tipo  alla porta mi ha tirato dentro con gentilezza. L'America e' il posto dove puoi uscire a fare shopping e incontrare Dio.

Adesso sono qua seduto in penultima fila e mentre dal palco i coristi cantano con le mani e i volti rivolti al cielo, la gente partecipa coinvolta e una signora passa tra le file offrendo Kleneex ai fedeli. Eh si', perche' qui durante la funzione religiosa la gente piange. Piange di brutto, la signora lo sa e distribuisce i Kleenex: ognuno ha un suo ruolo rituale. Sopra il coro, in alto, vengono proiettate delle diapositive: bambini che ridono, gente che soffre, scene di guerra contrapposte ai  simboli della pace e immagini apocalittiche in cui la statua della liberta' e' caduta nel fango o sommersa dalle acque. E poi ci sono loro, i fantasmi di San Francisco e la loro miseria indicibile: qui almeno li vedono(*).


Poi il coro si esaurisce e una predicatrice laica sale sul palco e parla a lungo di quanto la loro chiesa sia aperta e di come tutti qui siano bene accetti, la frase che usa piu' spesso e' provare "l'esperienza diretta di Dio". La differenza cruciale tra un rito cattolico e questo tipo di cristianita' e' che mentre la caratteristica principale  del primo e' la solennita', qui invece tutto e' incentrato sulla partecipazione e la spettacolarizzazione, cioe' la festa della comunita'.

La solennita' richiama direttamente la gerarchia e il rapporto mediato  con l'imperscrutabile, il sacerdote facendo da tramite protegge il fedele dagli errori e ne guida la spiritualita'.

La festa della comunita' parla di partecipazione, amplificazione emozionale collettiva, esperienza diretta di Dio, cioe' misticismo, ed e' il misticismo della trance collettiva, cullato dai canti, che fa piangere la gente.

In una comunita' di mistici che hanno esperienza diretta del divino, o credono di averla naturalmente, il ruolo del prete e della gerarchia che vi poggia diviene secondario. Per questo la Chiesa Cattolica storicamente diffida dei mistici e di rado da loro rilievo in vita. Da morti poi  li iconizza e se ne appropria, perche' il salto del tramite non e' piu' pericoloso e le icone tornano utili all'immaginario dei fedeli, cosi' come all'autorita' che ne certifica la santita', riappropriandosi del proprio ruolo gerarchico.

[SEGUE...]

(*) Il fondatore dell'esercito della salvezza era un metodista.

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appunti di viaggio

mercoledì, 02 aprile 2008

San Francisco Chronicle(I). La città dei fantasmi.
North Beach, San Francisco, sabato pomeriggio.

Quando penso di trasferirmi all'estero, il che capita sempre più spesso, questa città è costantemente in cima alla lista delle possibili destinazioni. A forza di venirci per lavoro e restare nei paragi per  vacanza, è diventata probabilmente la città che conosco meglio al mondo dopo quella in cui sono nato e ho quasi sempre vissuto.  Le ragioni per cui questo sarebbe un posto ideale dove venire a vivere, almeno per un po', sono innumerevoli. Ci sono motivi importanti come le onde di Pacifica o dell'Half Moon Bay che sono  tra le migliori che io ricordi (soprattutto per chi vive il  surf  come un modo per rilassarsi e  non come l'arena dove sfidare i propri limiti e quelli degli altri), oppure la vita notturna o  perfino la pizza di North Beach, che uscirei di casa per andarla a mangiare anche se si trovasse dalle mie parti. Ci sono invece altri motivi tutto sommato trascurabili, ma di evidente utilità pratica, come le possibilità che la Silicon Valley offre a chi fa il mio mestiere. Insomma, una lunghissima lista  di cose che mi piacciono o che potrebbero  rendermi la vita facile: un posto ideale dove fuggire.

Tra le cose che mi terrebbero lontano invece, c'è prevalentemente il fatto che  per vivere qui bisogna imparare a non vedere i fantasmi.

Ce ne sono ovunque,  vivono nel sottosuolo della realtà, in una specie di quarta dimensione sovrapposta anziché parallela. In nessun'altra città d'America ho visto dolore e miseria incontrarsi con allegria e benessere così diffusamente, in ogni angolo di strada  senza vedersi né senza riconoscersi.  Malati di AIDS, schizzofrenici che si percuotono la testa urlando contro se stessi e contro il mondo, barboni che portano a spasso in bicicletta quintali di cenci, emarginati di ogni sorta, donne distrutte che si propongono ai semafori agitandoti un vibratore davanti alla faccia, alcolisti, eroinomani, reduci mutilati di chissà quale delle tante guerre. Quel tizio, infine, che si getta in mezzo agli incroci col semaforo verde, sfidando con donchisciottesca follia i mostri d'acciaio, come a dire "esisto, guardatemi!", mentre questi lo schivano irritati. Quando venni qui nel 2002 la prima volta Market Street era un confine arbitrario, ma tutto sommato efficace, tra gli uomini e i fantasmi. Gli uni di qua,  gli altri di là. Adesso i fantasmi sono ovunque,  a migliaia, davanti alle vetrine di Macy's come sotto alle enormi sopraelevate. Ogni luogo è contemporaneamente ghetto e vetrina del benessere occidentale. Per vivere qui bisogna imparare a non vederli, i fantasmi. Mi piacerebbe dire  che non ci riuscirei mai, ma sarebbe una menzogna. Col tempo ci riuscirei benissimo, esattamente come tutti gli altri.


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appunti di viaggio

Gli omosessuali non sanno fare alla guerra?
E Alessandro Magno cos'era un furiere?


Per non parlare del Battaglione Sacro...

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venerdì, 28 marzo 2008

La cordata.

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surrealismo politico italiano

sabato, 22 marzo 2008

Prossimamente "Nazirock": il ritorno del Made in Italy.

JoeCHIP mi segnala la prossima uscita del libro-documentario "Nazirock",  sul rinnovato vigore dell'estremismo nazi-fascista. Malgrado si faccia sempre finta di dimenticare che il fascismo è un prodotto purissimo del Made in Italy, in quest'Italia allo sbando non poteva mancare la crescita sempre meno silenziosa, ma silenziata sui media, di questo sempre verde prodotto autoctono. Del resto da queste parti quando la democrazia si sfalda loro ci sono sempre, puntuali come la morte. Prima qualcuno pensa che non sarebbe una cattiva idea usarli per un pò, poi loro tentano il colpo di mano o perlomeno l'ingresso nelle stanze del potere. Se ne parla poco, ma in Italia è successo parecchie volte, anche se con alterne fortune.

Hanno i loro referenti politici all'estrema destra, i loro simpatizzanti nella Lega e nel PDL (ma ripeto, Ciarrapico è soltanto il più sincero) e un mucchio di gente dall'altra parte che fa finta di non vederli.

Hanno la galera sociale nella quale reclutare forze nuove.

Hanno il disastro culturale di un paese che non ha più anticorpi contro il revisionismo,  il disastro di un'informazione  che vede quello che le fa comodo e non è, a parte i soliti pochi esempi,  più in grado di approfondire niente.

Hanno soprattutto uno Stato in agonia, ridotto alla oscena farsa di se stesso, e una classe dirigente corrotta e incapace che crea problemi invece di risolveri.

Insomma, sussistono tutte le condizioni ideali per cui la robusta pianta del vetero-fascismo possa tornare a rimettere fiere radici fuori dal  suo ghetto storico, per produrre in seguito i propri frutti più maturi.

Certo nulla di preoccupante a confronto dei diabolici grillini. Questa almeno è politica, mica pericolosissima antipolitica ecologista e legalista.

Il documentario di Lazzaro esce i primi di  Aprile, ne potete vedere un lungo assaggio qui,  credo che lo comprerò e forse ci scriverò qualcosa sopra. Nella mia  collezione di buoni motivi per emigrare deve esserci rimasto un po' di posto da qualche parte.

Forse su in cima, nella mensola in alto in alto.


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domenica, 16 marzo 2008

Del complotto.

Per quanto riguarda il "complottismo", io abolirei questa parola dal vocabolario. Il complotto è una categoria storica che può essere o meno, di volta in volta, suffragata dai fatti o comunque dal riscontro delle fonti disponibili.

Nel caso di David Icke non ci sono riscontri. Nel caso di Furio Grimald
i tutte le volte che l'ho letto o ascoltato (dalle mie parti era per radio tutte le mattine e mi divertivo a sentirlo farneticare), era intento a costruire castelli ad uso e consumo dei fantasmi della propria mente. Nel caso dei "Protocolli dei savi di Sion" le fonti erano false e diffuse ad arte, il complotto era in realtà ai danni degli ebrei, perpetrato da di chi li denunciava.

Tuttavia i complotti esistono e non trovo affatto che siano una componente secondaria della Storia, credo anzi che ne costituiscano una delle colonne portanti. Prendendo il complotto con un'accezione sufficientemente larga, potremmo dire che ogni azione che persegua un secondo fine, volutamente occultato, ne rappresenta un esempio.

Qual'è la differenza se sostenessi che l'umanità è dominata da un'élite di alieni rettiliani , o se invece dicessi che alcune componenti dello Stato hanno avuto un ruolo determinante nell'occultamento delle responsabilità, e probabilmente nell' attuazione, del lungo periodo dello stragismo
in Italia?

L'unica differenza è che la prima affermazione  non è suffragata da nessun fatto, mentre della seconda ci sono alcune evidenze difficili da contestare.

Ci sono letture storiche e ipotesi suffragate da alcuni fatti , e altre inventate di sana pianta da deboli di mente. Il complotto è un concetto neutro, completamente relativo.

L’accertamento dei fatti, cioè la sussistenza o meno del complotto in questione, va inoltre svincolata dalla condanna morale e deve necessariamente precederla.

Complottare per uccidere un tiranno come Hitler è universalmente riconosciuta come una buona cosa e c’è chi, come Leo Strass, propone una teoria politica sostanzialmente fondata sul complotto delle élite.

Si può obiettare che il termine "complottista" viene usato correntemente per apostrofare le ipotesi di complotto non suffragate dai fatti o addirittura volutamente dolose.

Allora questo dovrebbe rappresentare un giudizio che chiude l'analisi dei fatti e non che la precede. Per questo credo che il complotto sia una categoria come le altre, credo che davanti ad un'ipotesi sulla Storia bisognerebbe subito mettersi in cerca delle prove o delle confutazioni, qualsiasi discussione sul "complottismo" o sulla "Teoria del complotto" è una perdita di tempo che rischia soltato di porre pregiudizi che ostacolano la ricerca della verità storica.

E questo mi fa ancora più paura di quel demente di David Icke.

Di questi tempi la discussione è inquinata da ambo le parti: abbondano sia i cacciatori di fantasmi, sia coloro che scartano con sdegno un’ipotesi prima di averne verificato i riscontri.

E' il genere di discussioni a cui non mi piace partecipare e per questo, ad esempio, non ho mai scritto un post sull'11 Settembre.

Illustrazione di fernando Graziano, "Il burattinaio".

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venerdì, 14 marzo 2008

Sei povera e precaria? Scopati il padrone.

La grande kermesse surrealista, che ricordiamo attraverserà il paese fino al mese di Aprile, sta cominciando ad entrare finalmente nel vivo. Anche se il tema è abusato lo si tratta in maniera innovativa e sperimentale. Infatti dopo i bamboccioni di Padoa Schioppa torna la simpatica moda secondo la quale i politici italiani si prendono la libertà di deridere la classe precaria. Ovviamente Maria Antonietta Berlusconi, che in quanto a cattivo gusto non ha pari nel globo terracqueo, ha risposto facendo le cose in grande. Il fatto che fosse una battuta non è una scusante, in quanto a chi è corresponsabile della situazione drammatica vissuta da milioni di persone non è dato ironizzare proprio su quel problema. Non mentre ti sta chiedendo il voto per andare a risolverlo. Sembra assurdo doverlo specificare, ma questa campagna elettorale è il teatro dell'assurdo. Quella stessa responsabilità che ci si vorrebbe assumere impone di stare attenti alla lettera di ciò che si dice in pubblico, soprattutto su tali argomenti. La lettera di ciò che ha detto Berlusconi è un'enormità tale che può sfuggire soltanto a un demente o a qualcuno che la creda fermamente vera. La lettera della sua "battuta" dice che una precaria che ama un altro precario e non ha i soldi per metter su famiglia dovrebbe andare ad adescare il figlio del padrone. La signorina può permetterselo perché ha un bel sorriso e l'avvenenza fisica, che sono monete da spendere, merce di baratto. Potersi permettere qualcosa vuol dire  avere un valore di scambio  per poterlo comprare. Nell'ardita metafora del cavaliere la signorina è una mignotta e con la fica ci paga la scalata sociale, mentre il precario cornuto e mazziato dopo averci perso soldi e dignità del lavoro ci rimette anche la donna. Tu sgobbi per due lire e  Piersilvio Berlusconi ti si scopa la ragazza. Lo stesso regale augello che lo mette nel culo ad uno si tromba anche l'altra.

Se gli aggrada, s'intende. 

Per inaccettabile che spossa essere tutto ciò attiene alla consueta bruttezza umana di Berlusconi, niente di nuovo, non varrebbe nemmeno la pena parlarne.

Sono cose che con un lungo respiro e una doccia fredda si possono ignorare.

Ciò che avvilisce di più forse è che lei  ha detto che lo voterà(*) in modo, spiega, che possa mantenere tutto quanto ha promesso ai precari. E' la contadina che rivendica lo Jus Prime Noctis in favore del feudatario. Dice che ha motivazioni profonde, e qui sì che ci starebbe la battuta.

Ve lo avevo detto che avremmo sentito di tutto, ero preparato e consapevole, dubitavo che qulacosa nella politica italiana mi potesse ancora stupire. 

Lui però, ha quel tocco in più.

(*) Col cazzo che il TG2 gli manda un turnista incazzato dell'Athesia a fargli la domanda sui precari.

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surrealismo politico italiano

martedì, 11 marzo 2008

Solitario y final.

Trova facile conferma l'ipotesi che il movimento di Ferrara sia in realtà un'inutile boutade senza alcuna velleità elettorale, costruita ad uso e consumo  di chi da  sempre gli passa  i soldi. L'otto marzo Ferrara, mentre le donne erano tutte nell'altra piazza, predicava dal palco deserto  il suo vangelo  prolife come un solitario profeta d'altri tempi. Se dalle dirette interessate non beccherà plausibilmente un voto, come previsto non è venuto a mancare  il sostegno dell'ormai irriducibile Lindo Ferretti che cantava sullo stesso palco, presumo, psichedelici inni prenatal. Trattandosi di una lista a uso distrattivo  essa vive soltanto nei media e giunta in piazza, calata cioè nella realtà, scompare nel nulla e perde la propria ragion d'essere quella  cioè di sparigliare le carte quando il dibattito politico volge su argomenti sgraditi al padrone. Passa quindi il programma stracciato, che non è gesto da moderati, e passa il Ciarrapico fascista, non più fascista di altri ma perlomeno più sincero. Fuori da quella scatola colorata che lo foraggia e lo contiene a fatica Ferrara non esiste e con lui il presunto dibattito sulla 194. Si attende dunque un cambio di strategia che lo vedrà infilarsi in tutti i pertugi televisivi e radiofonici possibili (maledetta parcondicio!) o non gli resterà che rassegnarsi all'oblio definitivo. Triste e solitario finale  del suo pur nobile sforzo di immolarsi politicamente sull'altare del cavaliere. Cade anche l'ipotesi che il direttore del foglio vada in cerca del sostegno della curia, troppo pragmatici vescovi e cardinali per andar dietro ai predicatori solitari: semmai li si fa santi post-mortem. Su questo però, l'analisi più lucida l'ha fornita senza dubbio l'acuto Don Pizarro e, per i pochi che l'avessero persa, la posto anch'io.